Aspiranti vigili bocciati al test: “Era un casting”. Ma il Tar li ri-boccia

Tre candidati agenti hanno fatto ricorso al tribunale (e perso), perché non hanno superato il test psico-attitudinale: "Sembrava di recitare una parte"
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BOLOGNA – Dovevano esserci un esame orale e una prova scritta, ma si è fatto solo il colloquio. E per di più quel colloquio è sembrato più un “provino di recitazione” che un momento per dimostrare di essere adatti a vestire l’uniforme del vigile urbano. La prova davanti agli psicologi del lavoro, infatti, consisteva nel chiedere all’aspirante agente di “rappresentare” la sua “reazione a fronte di alcune situazioni”. Cioè, “proprio come accade nel corso di un casting per il reclutamento di attori, dovendo recitare una parte anziché esporre la risoluzione di problemi”.

LA SPIEGAZIONE DEL TAR

E siccome questo ‘provino’ non è stato superato, l’idoneità non è stata riconosciuta ed è scattata la bocciatura nel concorso bandito dalla Regione Emilia-Romagna per assumere 138 agenti di Polizia locale, ecco che sono partiti i ricorsi al Tar. Promossi in tre prove selettive ed ammessi al test psico-attitudinale gestito da psicologi del lavoro, tre aspiranti vigili si sono visti respinti e si sono opposti al Tar lamentando la mancata effettuazione della prova scritta e appunto le modalità del colloquio stile casting. Ma anche i giudici del Tribunale amministrativo dell’Emilia-Romagna li hanno bocciati. In sostanza, dicendo che la Regione era nel giusto quando annullò le prove scritte stanti le disposizioni d’emergenza per contenere il Covid; e perché la prova psico-attitudinale serve “proprio a verificare che il candidato possieda i requisiti psicologici e l’attitudine a ricoprire” il ruolo di agente e dunque, scrivono i giudici del Tar, è “del tutto logico e coerente” seguire le modalità adottate dagli psicologi. Perché è corretto verificare come, da vigili, ci si comporterebbe in “una situazione oggettivamente critica e stressante”. Meglio questo, aggiungono, che far rispondere su un elaborato scritto.

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Inoltre i giudici del Tar dell’Emilia-Romagna, che hanno appena pubblicato tre sentenze fotocopia bocciando altrettanti ricorsi di vigili urbani mancati, escludono che il giudizio dei due psicologi del lavoro che hanno gestito il test fosse viziato da una mancata ‘comprensione’ delle risposte date da chi sosteneva la prova. Il giudizio dei commissari d’esame “non risulta prestare il fianco ad alcuna delle censure rilevate” nei ricorsi, “infatti l’esame ha messo in luce le criticità in diretta relazione con il posto a concorso”.

SONO STATE APPLICATE LE NORME ANTI-COVID

Sul punto della mancata prova scritta, che era inizialmente prevista nel bando di concorso, il Tar rileva che la Regione ha dovuto “necessariamente applicare alle prove concorsuali ancora da espletare” le norme anti-Covid e quindi per evitare assembramenti e “lo scambio di materiale cartaceo” ha dovuto optare per la prova psico-attitudinale “in forma di colloquio”. Il concorso per assumere gli agenti di Polizia locale prevedeva, per chi superasse le varie prove, l’ammissione ad una formazione residenziale di 180 ore: è a questa che i vigili mancati non hanno potuto partecipare facendo quindi ricorso a cui si sono opposte sia la Regione che la Fondazione Scuola Interregionale di Polizia locale. Il verdetto del Tar è stato pubblicato oggi e definisce i ricorsi “infondati”.

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