VIDEO | Da ‘Mimo’ alle combattenti curde, tutti i volti del corteo di Roma

In piazza con 'Nonunadimeno' anche i centri antiviolenza e le Case delle donne
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ROMA – Urlano ‘We are the power” le attiviste di Non Una Di Meno entrando con lo striscione di testa ‘Contro la violenza siamo rivolta’ in piazza San Giovanni dove si è chiusa la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne promossa per il quarto anno consecutivo in occasione della Giornata internazionale del 25 novembre.

Un corteo da “100mila persone”, dicono le organizzatrici, con in testa i centri antiviolenza, tra cui ‘Lucha y Siesta’, la Casa delle Donne, centro antiviolenza e casa rifugio, a rischio sgombero, tra le principali vertenze aperte tra gli spazi sociali della Capitale e il Campidoglio. Subito a seguire i centri antiviolenza della rete nazionale D.i.Re e della Ong Differenza Donna. LEGGI ANCHE: ‘Non una di meno’ in piazza a Roma: in testa al corteo le ‘Luchadoras’ dei centri antiviolenza “Quest’anno abbiamo portato in piazza la maschera delle ‘Luchadoras‘ per sostenere ‘Lucha y Siesta’ e in generale gli spazi femministi e delle donne che sono sotto attacco e a rischio sgombero- spiega alla Dire Giorgia, giovane studentessa torinese e attivista di Non Una Di Meno- Sappiamo che nella Giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne ci sono cortei in tutto il mondo, Non Una Di Meno è un movimento globale, portiamo in piazza la vicinanza alle sorelle cilene in lotta chiedendo giustizia per ‘Mimo’, ma anche alle sorelle curde che resistono all’offensiva turca”.  E il nome e il volto di Daniela Carrasco, in arte ‘el Mimo’, torturata e uccisa in Cile, rimbalza di voce in voce tra le transfemmiste in corteo. “Mimo è libertà”, dice Eleonora, tra le attiviste del centro antiviolenza ‘L’una per l’altra’ della Casa delle Donne di Viareggio che hanno deciso di sfilare con i nasi rossi da clown proprio per rendere omaggio all’artista di strada sudamericana. “Lo stabile in cui siamo è nel piano di alienazione del patrimonio comunale del sindaco- spiega alla Dire Alessandra, altra attivista della Casa delle Donne di Viareggio- Abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi perché se andrà all’asta cercheremo di acquistarla. Tutto il lavoro che facciamo è volontario, nel 2019 abbiamo accolto 185 donne”. Spazi che accolgono e che rischiano di scomparire, come ‘Lucha y Siesta’, ma anche “luoghi di autonomia e di libertà”, come la Casa Internazionale delle Donne, sottolinea alla Dire Maura Cossutta, che aggiunge: “Mentre aumentano i femminicidi e Roma ha il primato per donne ammazzate, la Giunta Raggi vuole chiudere ‘Lucha y Siesta’ e sta facendo morire La Casa Internazionale delle Donne. Vorremmo vedere l’unica sindaca di Roma donna oggi in piazza con noi per dire che la Casa delle Donne non si tocca”.”Siamo in piazza per dire ancora una volta che il contrasto e la prevenzione alla violenza maschile contro le donne si fa a partire dalla parola delle donne”, dichiara alla Dire Lella Palladino, presidente di Donne in Rete contro la Violenza, che a proposito dell’ultimo femminicidio nel palermitano, commenta: “È inutile pensare sempre a nuove leggi, dovremmo promuovere un cambio radicale della cultura”. Più centri antiviolenza, più risorse, più lavoro per le donne, è la ricetta di Palladino. Per Lia Caprera del centro ‘Io Donna’ di Brindisi occorre intervenire con “un coordinamento degli interventi e dei servizi, perché ancora non c’è una rete efficiente”, ma anche lavorare per fare in modo “garantire il rispetto dei diritti, anche economici, delle donne nelle separazioni e nell’affidamento dei figli”.‘Aborto libero, sicuro e gratuito’, ‘Vogliamo genitorialità condivisa e reddito di autodeterminazione’, ‘Siamo il grido di quelle senza più voce’, si legge tra i cartelli portati in una piazza senza bandiere, ma piena di panuelos, anche da tanti ragazzi. I più ‘coraggiosi’ espongono uno striscione a forma  di assorbente con scritto ‘Il flusso non è un lusso, Iva 22%’, a richiamare la battaglia per l’abbassamento della tassa sul consumo dei tamponi mestruali, mentre gli spezzoni delle ‘Luchadoras’ urlano ‘Il maschio violento non è malato è figlio sano del patriarcato’ e ‘Per ogni donna uccisa non basta il lutto pagherete caro pagherete tutto’. Scanditi cori anche contro i movimenti Pro Vita.

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