Malattie croniche, quali prospettive per gestire l’emergenza

Il punto sulla cronicità al congresso Sifo, la Società dei farmacisti ospedalieri che si chiude oggi a Genova. Confronto con le esperienze cinesi e americane
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GENOVA – La popolazione europea è sempre più anziana, l’aspettativa di vita sempre più lunga e ci sono un numero sempre maggiore di terapie disponibili ed efficaci: ecco perché la gestione della cronicità è una delle emergenze su cui tutto il mondo sanitario, europeo ma non solo, si sta interrogando. Per avere un’idea della dimensione del problema basta pensare che l’86% delle morti in Europa è dovuto a malattie croniche, che l’80% delle persone sopra i 65 anni ne è affetto e che gestire questi pazienti ha un costo altissimo, che raddoppierà da qui a quarant’anni: se nel 2010 si sono spesi 87,5 milioni di euro, nel 2060 diventeranno 152,6 milioni (dati del Consiglio d’Europa). Costi esorbitanti e problema sanitario per cui è sempre più necessario trovare una strategia efficace. Di cronicità si è parlato oggi al 40esimo Congresso nazionale di Sifo, la Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie, che ha dedicato al tema la sessione plenaria del giorno di chiusura del simposio. La discussione si è sviluppata mettendo a confronto la realtà italiana ed europea con altre esperienze come quella dell’America e della Cina.

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LA SITUAZIONE IN CINA

Primo intervento della sessione è stato quello di Ma Peizhi, responsabile dei servizi di farmacia ospedaliera della regione di Henan, una delle zone di maggior tradizione e storia in Cina, con circa 100milioni di abitanti. I numeri presentati da Ma Peizhi sono impressionanti: in Cina sono operativi oggi circa 997.000 ospedali, con una spesa annua per la sanità che ammonta a 5.799 miliardi di dollari. Nel grande paese asiatico, gli ipertesi sono oltre 169 milioni, mentre i pazienti con diabete raggiungono la cifra di 97 milioni di soggetti. È chiaro che di fronte a questi numeri il governo centrale ha avviato un piano nazionale sulla sanità che nel periodo 2017-2025 ha posto una serie di obiettivi primari, tra cui la gestione delle cronicità con particolare attenzione al paziente anziano. La prima azione realizzata a seguire dal Piano nazionale, è stata quella di suddividere il Paese in 365 Demonstration Zone, in modo tale da poter avere territorio campione in cui raccogliere dati (nella fase attuale) e proporre quindi nei prossimi anni alcuni modelli territoriali di approccio. Il messaggio chiave portato dal farmacista ospedaliero cinese è il fatto che la tutela della salute dei cittadini è una priorità e un diritto che va salvaguardato, anche perchè aumenta la produttività del paese e la qualità della vita dei cittadini.

LA SITUAZIONE IN AMERICA

Differente la prospettiva presentata da Christina O’Neil, Direttrice della Scuola di Farmacia della Duquesne University in Pennsylvania. All’interno della situazione americana – dove sono oltre 125milioni i pazienti con una o più malattie croniche – la vera scommessa è la “transition of care”, approccio sposato anche dalla riforma “Medicare”. Nella “transition” uno dei ruoli fondamentali è rappresentato dal “patient centered medical home”, approccio assistenziale in cui al paziente vengono assicurati tutti i maggiori servizi in fase di cronicità. “All’interno di questo approccio – ha detto O’Neil – la funzione del farmacista ospedaliero è evidentemente centrale perchè assicura farmaci appropriati, sostiene l’aderenza, garantisce la presa in carico nel tempo, e contribuisce quindi insieme agli altri operatori al governo completo del paziente a casa e sul territorio”.

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LA SITUAZIONE IN ITALIA E IN EUROPA

La situazione europea è stata presentata da Petr Horak (farmacista ospedaliero di Praga, presidente dell’associazione europea EAHP), che ha ricordato che nel Vecchio Continente oltre il 70% delle spese sanitarie sono investite in cronicità (circa 700miliardi di euro nel 2013). Stefano Bianchi (direttore di farmacia ospedaliera a Ferrara) ha riportato i dati italiani, riconducendoli al contesto del Piano nazionale delle Cronicità (2016). Gli over 65 che oggi sono circa 12 milioni di italiani, nel 2042 diventeranno oltre 20milioni. Ciò significa progettare una sanità che si sposta dal modello “acute care” al modello “primary care”, spostando le azioni da una prospettiva “ospedale centrica” ad una “territorio centrica” per affrontare con continuità patologie come diabete, scompenso cardiaco e BPCO. In questo senso – ha sottolineato Bianchi – i nuovi modelli organizzativi che coinvolgono i farmacisti ospedalieri, sono la vera “scommessa matura” del SSN, comprendendo promozione di alleanze e cooperazioni tra gli attori sanitari e socio-assistenziali (con spazio alla medicina in rete e medicina di gruppo), nuovi sistema di assistenza dedicati (in un criterio di exhpanded care model), promozione del self management dei pazienti, integrazione dei team assistenziali, costante riferimento alle migliori evidenze, finalizzazione del sistema informativo interconnesso.

Nonostante il Piano nazionale della cronicità sia stato emanato nel 2016, non ha ancora trovato un’applicazione uniforme, nel senso che non tutte le regioni hanno già prodotto il proprio piano regionale per la gestione della cronicità. Altro problema è legato al fatto che la stragrande maggioranza della spesa per la cronicità (succede in Italia ma anche in Europa) si concentra su trattamento e cura, mentre dovrebbe esserci un maggiore investimento sulla prevenzione. “Con questi piani regionali bisogna agire in modo più centrale, non solo sul trattamento, perché molte malattie possono essere prevenute con la prevenzione, con i corretti stili di vita, l’alimentazione e attività di screening”, spiega Piera Polidori, tutor della sessione odierna e direttore scientifico di Sifo.

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È importante che ci sia un approccio multidisciplinare e integrato a livello interprofessionale nella gestione del paziente cronico per poter garantire la qualità delle cure. Il paziente deve essere accompagnato in tutto il suo percorso dal momento in cui esce dall’ospedale al momento in cui va sul territorio perché le fasi di transizione delle cure sono i momenti più critici in cui si perde il coordinamento delle cure del paziente e possono verificarsi problematiche che rischiano di inficiare gli obiettivi terapeutici”, dice ancora il direttore scientifico di Sifo, Piera Polidori. “Nella gestione della cronicità, il farmacista ha molte opportunità di intervento relativamente alla riconciliazione terapeutica, all’informazione al paziente, alla gestione delle reazioni avverse e delle interazioni tra i farmaci, al controllo dell’aderenza alla terapia e alla sensibilizzazione nei confronti dei medici. Sifo da anni ha recepito l’importanza della cronicità e sviluppato progetti (un esempio è Coinnova), collaborando con Card (la Società scientifica dei Servizi territoriali) e con altri attori istituzionali. “Con questo congresso abbiamo voluto mettere in evidenza l’importanza di intervento efficiente e integrato nell’ambito della cronicità, confrontandoci con realtà europee e di altri paesi per essere sempre in prima linea su un tema così prioritario, sia per la tutela della salute che per la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale”.

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