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Fontana di Trevi, i segreti dell’opera nel modello di legno del 1733: ecco il restauro dell’Iscr

ROMA - Nelle collezioni del Museo di Roma e' conservato il grande modello ligneo della Fontana di Trevi, progettata da
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ROMA – Nelle collezioni del Museo di Roma e’ conservato il grande modello ligneo della Fontana di Trevi, progettata da Nicola Salvi. Realizzata dal falegname capomastro Carlo Camporese tra il 1733 e il 1735, l’opera costituisce uno straordinario documento sull’uso dei modelli architettonici nei cantieri settecenteschi e sulla modalita’ con cui Salvi ha sviluppato il suo percorso progettuale.

Tra il 2016 e il 2017, l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro ha realizzato un complesso restauro del modello, presentato oggi nel Salone d’Onore del Museo di Roma a palazzo Braschi e realizzato con i finanziamenti della Fondazione Paola Droghetti onlus e dell’Associazione Amici dei Musei di Roma.

IL RESTAURO

Tra il 2016 e il 2017, nell’ambito di un accordo di collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina, Il modello ligneo della fontana di Trevi, conservato al Museo di Roma, e’ stato affidato alle cure dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

Le condizioni dell’opera denunciavano chiaramente una vita complessa, fatta di molteplici vicissitudini e passaggi di mano che l’avevano segnato nelle sue cromie, ma anche nella sua consistenza fisica, con rimaneggiamenti, danni e problemi strutturali.

Il costante e affiatato lavoro delle diverse professionalita’ dell’Istituto e’ stato progettato e diretto da Francesca Romana Liserre, mentre Marisol Valenzuela ha coordinato gli interventi sul prospetto dipinto seguendo il lavoro delle quattro neo laureate vincitrici delle borse di studio finanziate per l’occasione dalla Fondazione Paola Droghetti: Annamaria Arcangeli, Giulia Cova, Claudia Ranieri, Valentina Ruggiero. Il recupero e il consolidamento della struttura sono stati eseguiti da Roberto Saccuman.

Nell’equipe anche le biologhe Giulia Galotta e Maria Rita Giuliani e le chimiche Marcella Ioele e Laura Medeghini, a cui si e’ aggiunto il contributo del progetto illuminotecnico di Fabio Aramini. È stato cosi’ possibile recuperare una leggibilita’ compromessa dal tempo e dagli eventi e apprezzare in pieno un’opera ricca di significato, nella sua consistenza fisica e nel suo contenuto documentario.










LE RICERCHE

Gli interventi del restauro si sono svolti in continua interazione con le ricerche storico-documentarie che hanno aggiunto informazioni per chiarire sia l’utilizzo del modello nel cantiere, sia le sue successive vicende di recupero e trasformazione. Le ricerche di Francesca Romana Liserre hanno chiarito la funzione essenziale svolta dal modello nella pratica di cantiere, in una vicenda intensa durata un trentennio durante il quale si sono confrontati (e talvolta scontrati) numerosi artefici.

Lo studio ha permesso di collocare nuove tessere di questo articolato panorama per chiarire meglio il modo in cui ha visto la luce una delle opere piu’ celebri della Roma settecentesca e non solo.

Il modello rappresenta una ‘capsula del tempo’ che ha consentito di ripercorrere il percorso ideativo dell’architetto, la modalita’ con cui il complesso connubio tra architettura e scultura e’ stato calibrato e definito, in un lungo processo di valutazione che si e’ consumato spesso davanti a questa opera, collocandovi gli innumerevoli modellini in cera, gesso o terracotta creati dagli intagliatori, da Giovan Battista Maini o da Salvi stesso.

IL MODELLO

La figura del mastro falegname al quale, attraverso i documenti, e’ stata da tempo attribuita l’esecuzione del “grande modello della facciata dell’ornato dell’Acqua Vergine”, e’ stata analizzata negli studi di Fabrizio di Marco che ha ricostruito l’affermazione dell’artigiano imprenditore, attivo nei cantieri diretti dai maggiori architetti dell’epoca, come Nicola Michetti o Luigi Vanvitelli, e capostipite di tre generazioni di architetti. Il restauro e’ stato l’occasione di nuove indagini sulla storia del modello successiva al cantiere, concluso nel 1762.

Rossella Leone che, per il Museo di Roma ha seguito l’iniziativa, ha analizzato lo sviluppo degli interessi di archeologi, eruditi, accademici e collezionisti nei confronti della produzione di modelli architettonici che, tra fine Settecento e Novecento, determinarono l’apprezzamento e il recupero del modello della fontana fino al suo approdo, nel 1954, nelle collezioni del Museo di Roma. In particolare e’ emerso, grazie a una firma sul supporto, che il modello fu rimaneggiato, a fine Settecento, da Carlo Lucangeli, noto per la costruzione del grande modello ligneo dell’anfiteatro Flavio, conservato tuttora presso la Soprintendenza archeologica di Roma.

IL 3D, IL LIBRO E IL VIDEO

Con la collaborazione dello stesso Museo, Davide Fodaro ha ricavato copie 3D di alta qualita’ che aiutano la lettura del modello nella sua originaria funzione, grazie a una sorta di ‘restauro impossibile’ che restituisce un saggio del metodo progettuale di Nicola Salvi e guida ancora di piu’ nella sua straordinaria fontana. Contestualmente saranno presentati il libro e il video che documentano l’intervento e le ricerche che lo hanno accompagnato.

Si tratta del volume Un fondale per l’Acqua Vergine. Il modello della Fontana di Trevi, storia e restauro, a cura di Rossella Leone e Francesca Romana Liserre (Gangemi Editore), e il video Un fondale per l’Acqua Vergine, di Mounts e Carla Scicchitano, prodotto dalla Fondazione Paola Droghetti.

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