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In Islanda le donne scioperano per la parità. Anche la prima ministra

La premier islandese ha detto: "Non lavorerò oggi, perché mi aspetto che lo facciano anche tutte le donne"

Pubblicato:24-10-2023 14:34
Ultimo aggiornamento:24-10-2023 15:14
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Katrín Jakobsdóttir Primo ministro dell'Islanda
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ROMA – Le donne islandesi incrociano le braccia per un giorno. È lo sciopero delle donne e delle persone non binarie (cioè che non si identificano in un genere) che protestano contro la disuguaglianza di genere e in particolare contro il ‘gender pay gap’, in parole semplici la differenza di genere nella retribuzione: le lavoratrici sono pagate meno degli uomini pur avendo le stesse mansioni. A protestare anche le casalinghe che si astengono dalle faccende domestiche. È il ‘Kvennafrì‘ che significa proprio ‘giorno libero delle donne’.

Se nel nostro Paese è ormai pratica vista e rivista, non ci si aspetta di trovarla in un paese come l’Islanda e soprattutto non ci si aspetta che a una protesta del genere partecipi anche la prima ministra Katrín Jakobsdóttir e varie ministre del suo governo. Come riporta un articolo della BBC, la premier islandese ha detto: “Non lavorerò oggi, perché mi aspetto che lo facciano anche tutte le donne (nel gabinetto)”, rassicurando che il suo governo sta lavorando per la piena uguaglianza di genere.

“Un paradiso di uguaglianza non dovrebbe avere un divario salariale del 21%”, dice la promotrice dello sciopero, Freyia Steingrimsoddir. Le organizzatrici della giornata hanno chiesto anche che vengano resi pubblici gli stipendi nei settori dove la maggioranza sono lavoratrici, compreso quello delle pulizie, tra i più bassi nel mercato del lavoro.


Il primo sciopero delle donne fu organizzato il 24 ottobre del 1975 quando a incrociare le braccia fu l’80% della forza lavoro femminile del Paese: le donne non si presentarono al lavoro, non si occuparono delle faccende domestiche e lasciarono i figli agli uomini.

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