FOTO | A Bologna la mortadella conquista un ‘pezzo’ di museo, proteste dei vegani

A Bologna il museo di storia della città dedica una sezione alla mortadella. E Roversi Monaco racconta: "Abbiamo ricevuto decine di lettere di persone contrarie perché 'vegane'"
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BOLOGNA – Pare che il compositore Gioacchino Rossini ne andasse letteralmente pazzo, tanto da farsela spedire regolarmente a Parigi, dove si era trasferito nel 1823. Oggi, nel giorno a lei dedicato, la Mortadella Bologna, quella buona, Igp, diventa anche un ‘pezzo da museo’. Tutti d’accordo o quasi, come confessa il presidente di Genius Bononaie, Fabio Roversi Monaco presentando (oggi ricorre il 358esimo anniversario dell’editto del Cardinal Farnese che regolamentava la produzione dell’insaccato ‘made in Bo’) la nuova sezione del Museo della città dedicata all’epopea della mortadella allestita in collaborazione con il Consorzio dei produttori.

Abbiamo ricevuto decine di lettere di persone contrarie perché ‘vegane’. Devo dire che il livello della contestazione è sceso a una bassezza incredibile”, allarga le braccia l’ex rettore, che rivendica invece la scelta di aprire le porte di palazzo Pepoli a quella che, in barba alle nobili origini e alla complessità dei processi produttivi, è diventata la ‘Cenerentola’ dei salumi.













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Niente litigi coi modenesi, la mortadella è solo di Bologna

“E’ un’iniziativa che colma un vuoto. Se si vuole qualificare un museo della storia della città bisogna trattare di queste cose, valutando in modo omnicomprensivo le caratteristiche di una comunità. Le tradizioni, anche gastronomiche, sono un tassello che ci permette di restituire, contestualizzare e ricostruire il passato, in un mix felice di cultura alta e popolare”, spiega Roversi Monaco. In mostra anche le antiche confezioni a tenuta stagna che consentivano di esportare la mortadella molto fuori dai confini italiani.

“Si parla anche di packaging, che è un’altra eccellenza di questo territorio. Peraltro, la mortadella, a differenza di altri piatti della tradizione, non può essere oggetto di discussione con nostri vicini di Modena, è solo bolognese“, chiosa il professore.

In mostra 15 opere per raccontare la storia del salume

Il nuovo spazio museale ospita oltre 15 opere che raccontano la storia della mortadella, un percorso interattivo che coniuga arte, cultura, curiosità e testimonianze storiche come il famoso bando del cardinale Farnese del 1661 che codificava la produzione della mortadella, vero e proprio antesignano dell’attuale disciplinare per la denominazione Igp. Basti pensare che nel 1624 la mortadella era il salume più ricercato e costoso: 3,5 volte più caro del prosciutto, nove più del pane e sei volte più di manzo e agnello. Una sezione della mostra è dedicata ai metodi di lavorazione, una sezione educational spiega la ricetta originale e le fasi di produzione. Il percorso si completa con l’area dedicata al Consorzio e alla comunicazione del prodotto nel corso del tempo.

E intanto la mortadella guadagna mercato

La mortadella negli ultimi anni sta riguadagnando terreno e fette di mercato. Il boom turistico di Bologna può essere, un’ulteriore volano per la diffusione di un prodotto che “è strettamente legato alla città”, spera il presidente del Consorzio, Corradino Marconi. “Quando pensiamo di mettere un pezzo in un museo, certifichiamo che è un pezzo della nostra storia. La teca è bella, ma la sfida per la comunità è portare le cose nel futuro”, è l’impegno dell’assessore comunale al Bilancio, Davide Conte. Il secondo Mortadelladay, con Anna Falchi nel ruolo di madrina, è proseguito a Fico con un’edizione speciale di ‘The Mortadella Bologna Show’ con l’artista bolognese Franz Campi e le degustazioni realizzate dallo chef Marcello Ferrarini.

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