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Affidi di minori, commissione inchiesta Emilia-Romagna trova “falle”. Ma dai dati non emerge sistema

Da quando sono stati aperti i centri finiti al centro dell'inchiesta sul caso Bibbiano, non risulta un aumento degli affidi. "C'è anzi un calo", dice il presidente della commissione d'inchiesta
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BOLOGNA – La promessa è che il giudizio finale della commissione d’inchiesta al lavoro in Emilia-Romagna dopo il caso Bibbiano “non sarà un’assoluzione” del sistema degli affidi, “e neanche di noi stessi”. La politica infatti “si è occupata troppo poco di minori”. I commissari chiederanno una separazione di ruoli tra gli assistenti sociali tra chi segue la famiglia e chi esegue i decreti dei giudici, una maggiore possibilità di contraddittorio per le famiglie di origine dei minori, ma soprattutto più controllo sugli assistenti sociali impegnati sui casi più delicati.

I problemi ci sono e quando un sistema ha problemi è più facile che un singolo operatore possa deragliare”, osserva il presidente della commissione d’inchiesta regionale, Giuseppe Boschini del Pd, pronto insieme ai colleghi a portare in Assemblea legislativa una serie di “raccomandazioni” per il prossimo mandato. Cosa fare, insomma, perchè non si ripeta un caso come quello scoppiato in val d’Enza. “Ci sono ringhiere che vanno rinforzate, perchè nessuno possa deragliare”.

Genitori “anti-bibbiano” ora vogliono colloqui registrati

I vertici della commissione, che oggi hanno presentato alla stampa il lavoro svolto fin qui da agosto (19 sedute, oltre 60 ore di audizioni), nella sostanza glissano alla domanda se esista un ‘sistema Bibbiano’, ma in sostanza negano che riguardi l’intera regione. I dati più recenti, di fine 2017, dicono che ci sono 1.529 minori in affido, di cui 1.441 in comunità e 735 a famiglie diverse da quelle di origine. In tutto fuori famiglia ci sono 2.970 minori (in lieve calo negli ultimi anni), cioè 2,7 minori ogni 1.000 in regione. Un dato assolutamente in linea con quello nazionale che è del 2,7 per 1.000.

In Val d’Enza, su circa 13.000 minori, ce ne sono 47 in affido, in leggero calo negli ultimi anni. “Non c’è evidenza– dice Boschini- che dall’apertura del centro La Cura, quello di Hansel e Gretel nel 2016, abbia portato ad un aumento degli affidi, c’è anzi un calo“. E se è vero che Reggio Emilia sugli affidi ha i dati più alti di tutta la regione, “la Val d’Enza è sopra la media dell’Emilia-Romagna ma sotto quella della provincia”.

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Per Igor Taruffi, vicepresidente della commissione ed esponente di Sinistra Italiana, non ci sono dubbi. “Se esiste in Emilia-Romagna un sistema che agisce scientemente per allontanare i minori alle famiglie? I numeri dimostrano che questo sistema non esiste. Siamo nella media nazionale e in linea con i numeri di Veneto e Lombardia. Ma bisogna investire per potenziare il sistema pubblico”. Il quadro a cui è arrivata la commissione parla infatti di servizi che lavorano spesso sotto organico e in alcuni casi con un deficit di formazione. Ma i commissari chiedono anche che ci sia un “secondo livello che dovrebbe supervisionare” quando gli operatori devono esprimersi sui casi più problematici.

“Quello di Bibbiano- dice l’altra vicepresidente della commissione, Raffaella Sensoli del Movimento 5 stelle- sembra un sistema distorto, ma bisogna aspettare il giudizio della magistratura, soprattutto per avere chiarezza sulle procedure pubbliche utilizzate. Sicuramente sono emerse crepe in cui situazioni illecite si possono insinuare”.

La relazione dei commissari sarà presentata il 6 novembre e la votazione finale in aula è prevista per la seduta del 19-20 novembre. Il 28 ottobre, la prossima settimana, sarà invece ascoltata l’attuale amministrazione, il presidente Stefano Bonaccini, l’ex assessore al Welfare Elisabetta Gualmini e la direttrice dell’assessorato alla Salute Licia Petropulacos.

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