Pink Board, il progetto della Regione Puglia per stimare quante donne fanno parte di CdA di società e imprese quotate in Borsa

Longo: "È tempo di una legge elettorale regionale che tuteli le donne e le renda finalmente parte integrante della vita politica pugliese"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BARI – Si chiama Pink board ed è il progetto voluto dalla commissione Pari opportunità della Regione Puglia che si è dato un preciso obiettivo: capire quante donne fanno parte dei board – ovvero dei consigli di amministrazione – di società e imprese quotate in Borsa. E capire, poi, se la legge Golfo-Mosca (che prevede che un terzo dei posti sia affidato alle donne, ndr) è sta applicata a otto anni dal suo varo.

“Hanno qualcosa in più, lungimiranza, concretezza, coraggio – ha detto il vicepresidente del Consiglio regionale Peppino Longo – abbiamo bisogno delle donne, nel lavoro, in politica, dappertutto. La loro forza è sotto gli occhi di tutti, sono le vere fondamenta della società umana”.

Longo ha poi condiviso l’impegno della commissione sul contrasto alla violenza di genere e a tutela delle donne è tornato sulla questione della rappresentanza di genere in politica.

È tempo di una legge elettorale regionale che tuteli le donne e le renda finalmente parte integrante della vita politica pugliese. Trovo inaccettabile – ha concluso Longo – che la presenza femminile in Consiglio sia ridotta. Questo dato dimostra che la strada da percorre è ancora lunga”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»