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Sigourney Weaver: “La fantascienza? Io volevo fare Shakespeare”

L'attrice americana protagonista di un incontro con il pubblico alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma
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ROMA – Oggi alla Festa del Cinema di Roma e’ stato il giorno di Sigourney Weaver. L’attrice americana icona di una femminilita’ androgina e emblema del genere fantascientifico in conferenza stampa ha rivelato: “Io non volevo fare questo genere di film. Volevo essere un’attrice di teatro, volevo fare Shakespeare, ma mi piace anche mettermi alla prova, cambiare”.

Figlia di un dirigente della NBC e di un’attrice britannica, Weaver raggiunge la celebrita’ nel 1979 interpretando il ruolo del tenente Ellen Ripley nel film “Alien” di Ridley Scott, grazie al quale riceve la sua prima candidatura all’ Oscar. Di quell’esperienza ha ricordato: “Scott era al suo secondo film, non gli piaceva fare molte prove, per cui lavorammo d’improvvisazione. Io venendo dal teatro ero un po’ spaventata ma ando’ bene. Quando ho visto il film ho pensato che fosse fantastico, estremamente innovatore semanticamente, ne sono molto orgogliosa”.

Riguardo al genere cinematografico che l’ha resa celebre l’attrice ha dichiarato: “La fantascienza e’ un genere molto sofisticato. Fa in modo che lo spettatore si faccia delle domande: dove andiamo? cosa succedera’? In America abbiamo grandi scrittori di fantascienza. Penso che i critici dovrebbero rivedere le loro idee. Questi film sono molto piu’ profondi di quello che sembra. Non parlano solo di effetti speciali”.

A chi le chiede come mai non sia mai stata scelta per un ruolo romantico, Weaver risponde di non avere le caratteristiche fisiche adatte per interpretare il ruolo della fidanzata: “Di solito quando entravo in una stanza con un produttore la prima cosa che faceva era chiedermi di sedermi, visto che sono molto alta. Mi piacciono i ruoli romantici, volevo fare commedie, ma devi essere bionda con gli occhi azzurri, minuta, per avere la parte. Io sono stata ingaggiata da registi molto fantasiosi, che hanno visto altro in me”.

Tra di loro c’e’ certamente Michael Apted, che la scelse per il ruolo della ricercatrice Dian Fossey in “Gorilla nella nebbia”, film per il quale Weaver si e’ aggiudicata il Golden Globe. “Grazie a questo film ho lavorato in Africa con una troupe internazionale- ricorda-. Sono stata cosi felice di essere li con i gorilla. Incoraggio chiunque abbia la possibilita’ ad andare li’. Ci somigliano cosi tanto, e’ come stare con gli esseri umani”, ha aggiunto.

Riguardo il rapporto con Hollywood e gli Studios l’attrice ha quindi raccontato di come sua madre, una volta abbandonata la carriera, fosse estremamente spaventata dal sistema cinematografico e la mettesse in guardia rispetto alle cattive intenzioni dei produttori. Ha quindi parlato dello scandalo Weinstein e della nascita del movimento Me Too: “Era tempo che accadesse, e’ stato un momento molto importante. Momento biblico nella battaglia per l’equita’ nei luoghi di lavoro. Penso che sia l’inizio di una rivoluzione”.

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