giovedì 8 Ottobre 2026

Sechi: “Meloni la sfida con Trump l’ha vinta. Con i dazi minaccia tutti ma non l’Italia”

Il direttore della DIRE a Quante Storie: "Trump non è un presidente di guerra, vuole fermare la Cina"

ROMA – “Giorgia Meloni la sfida con Trump l’ha vinta e l’ha vinta bene. Se avete notato Trump minaccia sanzioni contro tutti, ma non contro l’Italia e si è ben guardato dal minacciare oltre il capo del governo italiano, perchè riconosce in lei il leader anziano insieme a Macron del Consiglio europeo, con un rapporto particolare con l’elettorato del nostro paese e ne ha bisogno”. Lo ha detto Mario Sechi, direttore dell’agenzia Dire, intervistato a Quante Storie condotto da Giorgio Zanchini su Rai Tre. Ricordando il momento di gelo tra Trump e Meloni di qualche mese fa, quando il presidente degli Stati Uniti aveva accusato la premier di pietire per un selfie, Sechi si è detto convinto che, alla fine, a vincere quel braccio di ferro sia stata Giorgia Meloni. E che Trump debba andarci cauto, visto che “Giorgia Meloni è molto popolare in America, è una donna conservatrice, e a lui servono i voti degli italoamericani adesso, nelle elezioni di midterm”. Sechi, parlando con Zanchini, spiega anche quale sarebbe stata secondo lui la scintilla che ha fatto scattare Trump e scatenarlo all’invettiva contro la premier Meloni. “Quello che fa Trump rispetto a Meloni è che si indispettisce, è un narciso, volubile, è un uomo che scatta. In particolare nell’episodio della Groenlandia, dove poi Trump ha avuto ragione, ha fatto l’accordo. A un certo punto gli europei fanno la missione, l’Italia non partecipa, Crosetto dice di no a questa cosa, ma Meloni che sta attenta alla solidarietà nel campo europeo dice che lei non è d’accordo con Trump. È a quel punto che lui scatta e si apre una tensione. Trump su tutti gli altri minaccia sanzioni, ma a noi no. Ecco perchè Meloni questa sfida l’ha vinta e bene”.

“TRUMP NON È UN PRESIDENTE DI GUERRA”

Nel corso della puntata di Quante storie, si è parlato anche della guerra in Iran. Sechi, ricordando che la guerra scatenata da Trump aveva un “fondamento anche giuridico perchè l’iran si stava dotando della bomba atomica”, ha affermato: “La vera domanda è perchè Trump non ha finito la guerra. A Trump quello che si può imputare, ed è stato un errore, è che non l’ha finita. Non è un presidente di guerra, non vuole fare la guerra, è un presidente che si è trovato a fare la guerra, ma attenzione: il ragionamento di un presidente Usa è sulla scacchiera globale, non sulla mini scacchiera del Medio Oriente, e sulla scacchiera globale la sua vera sfida è con la Cina. L’interesse degli americani è quello di frenare la corsa cinese. Il primo settore in cui intervenire è quello dell’energia, sulla rotta di Hormus il petrolio si muove dal Medio oriente verso l’estremo Oriente. E chi è il maggior consumatore di petrolio di Hormuz? La Cina, e l’epicentro di questo scontro è la Cina. In queste ore è in corso un importante incontro: se trovano un accordo oggi o domani, vedremo un G2. Sennò arriveremo alla trappola di Tucidide, con Stati Uniti e Cina che prima o poi fanno la guerra”.

LA MINACCIA RUSSA

Giorgio Zanchini ha chiesto a Sechi anche della presunta minaccia russa nei confronti di Italia, Francia e Spagna, la notizia rilanciata oggi da El Mundo. “Forse più che El mundo è El Sola”, scherza Sechi, che cita la totale smentita di questo allarme da parte del ministro Guido Crosetto. Ma la Russia è o non è una minaccia?, chiede Zanchini. “La Russia più che una minaccia è una certezza. Le minacce sono solo ventilate, ma la Russia ha invaso un paese sovrano cioè l’Ucraina. È ovvio che la Russia punta sul nostro fianco orientale, punta con i missili, e anche noi puntiamo loro, il dato è che Putin si muove come una forza imperiale, non riuscendo però ad avanzare”. Il giornalista spiega anche quale sarebbe, secondo lui, il ragionamento che potrebbe esserci dietro eventuali mosse del Cremlino: “I russi non ragionano per schieramento politico, ragionano per disegno strategico che è un’altra cosa. Hanno bisogno di un’Europa non coesa, quindi qualsiasi partito di destra o di sinistra faccia vacillare il sistema del consenso atlantico, va bene. La vittoria a Berlino della Linke a loro va benissimo, sono neo comunisti per l’esproprio proletario e vicini alle posizioni della Russia e lontani dall’atlantismo. L’Afd in Germania gli va benissimo. Meloni non gli va bene”.

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