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In India tempesta perfetta su scuola e case famiglia ‘made in Bologna’

Covid, guerra e caro bollette hanno messo in crisi i sostegni a distanza: ecco la 'resistenza' dell'associazione Namaste di Bologna, che in India assiste 600 bambini tra case famiglia e doposcuola

Pubblicato:24-09-2022 18:22
Ultimo aggiornamento:24-09-2022 18:22
Canale: Bologna
Autore:
doposcuola-india_namaste_
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BOLOGNA – Travolti dal “disastro perfetto”. La pandemia prima, la guerra poi e ora inflazione e stangata sulle bollette si sono abbattute su scuole e case famiglia attive in India ma ‘Made in Bologna’. È dal 1996 che un’organizzazione di Bologna, Namaste, opera in due Stati del sud del paese asiatico, Kerala e Tamil Nadu, aiutando circa centinaia di bambini e bambine ad andare a scuola e sfamarsi. Da fine 2021, però, si è acceso un campanello d’allarme: il calo delle donazioni che di recente ha iniziato ad allarmare l’associazionismo sanitario (fino a poco tempo fa, invece, col Covid aveva visto salire le raccolte fondi) su Namaste si è ‘sentito’ prima. I sostegni a distanza sono iniziati a calare da un anno circa. “Chi ha seguito un ragazzo fino a farlo diventare grande e a permettergli di andare all’Università in India, con cifre sui 20 euro al mese, alla proposta di iniziare un nuovo percorso con un altro bimbo ora ci dice ‘Bellissimo, grazie, ma non ce la faccio più”. È solo una delle risposte che Claudine Tissier, presidente di Namaste, e Fabio Campo, volontario, raccolgono sempre più spesso. L’effetto della ‘tempesta perfetta’, appunto: “Il disastro perfetto: un domino di cose negative”.

COVID E GUERRA HANNO TAGLIATO LA GENEROSITÀ

Covid e guerra hanno tagliato la raccolta fondi “ed eroso la sensibilità alla generosità”; in India l’inflazione è schizzata del 5-7% e il cambio euro-rupia è diventato sfavorevole; la pandemia ha bloccato i viaggi di Claudine e Fabio ma anche e soprattutto dei volontari che, una volta tornati, innescano un virtuoso passaparola sull’importanza di scuole, case famiglia, doposcuola e l’attività di imprenditoria femminile (sartoria). “Una cassa di risonanza fondamentale. Una volta, il solo racconto di una volontaria ha portato una donazione di 15.000 euro… ”, tantissimi soldi “quando ora si fatica a trovarne da 20 euro. E con 20 euro- dice Fabio parlando alla ‘Dire’- in India oggi ci compro molto meno riso di due mesi fa”. In Italia invece la ‘botta’ sui costi è arrivata dagli adempimenti della riforma del Terzo settore: certificare un bilancio costa fino a 2.500 euro.

LA RICERCA DI NUOVI VOLONTARI E DI ‘PIAZZE’ PER FARSI CONOSCERE

“Sentiamo che in giro c’è anche meno fiducia nelle associazioni e sentiamo di associazioni che decidono di gettare la spugna…”. E Namaste? Domenica scorsa ha riunito a Bologna sostenitori e amici, “per rimotivarci, per sentirci meno soli”, e decidere cosa fare. Il Covid ha stoppato la presenza dei banchetti di Namaste e allora la prima richiesta che si è deciso di lanciare è: “Chi fa eventi che ci potrebbero ospitare per farci conoscere e raccontare ciò che facciamo? Anche solo per trovare nuovi volontari” che a loro volta possono (ora sì) andare in India a toccare con mano i progetti o moltiplicare le occasioni di raccolta fondi.

I POTENZIALI PROGETTI

Un progetto coinvolge le scuole delle superiori: “Se una classe di 25 alunni adottasse uno studente coetaneo indiano, con un euro a studente ogni mese si sostiene la sua istruzione”, spiega Claudine. Poi c’è un mercatino dell’usato di Ferrara che sarebbe disposto a fornire parte dei materiali che ha per una vendita di beneficenza pro Namaste, “ma avremmo bisogno di qualcuno che a Bologna o in altre città ci fornisse uno spazio, anche solo per una volta al mese”, dice Sara Pambianchi che collabora con Namaste. Si sta studiando anche una campagna di raccolta fondi sotto Natale ma anche di suggerire un appoggio al progetto per dare lavoro come sarte alle donne indiane. Ma soprattutto si vogliono salvare le attività per i bimbi.

LE CASE FAMIGLIA, IL DOPOSCUOLA E LE ALTRE ATTIVITÀ PER I BAMBINI

Le nostre case famiglia sono davvero dei gioielli, apprezzate dalla comunità locale: decidiamo e gestiamo noi direttamente la destinazione di ogni singola rupia, non le affidiamo ad altre organizzazioni. Conosciamo ogni ospite, la sua storia, sappiamo che sono felici, che crescono e arrivano all’Università…”, racconta Claudine. Le scuole dell’infanzia (in inglese) di Namaste sono gratuite (accolgono quasi 100 alunni in aree estremamente povere senza servizi educativi): spesso sono l’unica chance di andare a lezione senza fare ogni mattina 30 chilometri a piedi. I doposcuola sono molto diffusi: con classi da un insegnante e 50 alunni, al pomeriggio sono un luogo fondamentale per fare i compiti, ripassare, non restare indietro. Ma si pagano, mentre con Namaste (quello di Arikil ad esempio è intitolato ad un giovane alunno bolognese) sono gratis e hanno funzionato anche con il Covid. Delle sei case famiglia (ospitano 113 bimbi), quattro accolgono bimbi in situazione familiare delicata o a rischio, altre due i ragazzini che vivono nelle foreste, i ‘Tribal’,e che altrimenti non potrebbero andare a scuola vivendo lontano da tutto.

“NON VOGLIAMO ABBANDONARE I PROGETTI ANCHE SE SIAMO IN PERDITA”

Queste attività ci costano molto di più di quello che raccogliamo, ma non possiamo dire ‘abbiamo finito i fondi, vi mandiamo a casa…’. Anzi, con il passare degli anni l’India ci ha chiesto progetti di maggiore qualità, con attività sportive o per il benessere psicologico dei giovani: anche questo ha dei costi, senza dimenticare gli stipendi del nostro personale indiano che abbiamo assunto per dare anche a loro un equo compenso e una via di uscita dalla povertà”, spiega Claudine. E come si fa? “Con le bollette che in Italia decuplicano è dura…“, risponde. Quindi… “L’India si appresta a diventare la quinta potenza economica mondiale, eppure i suoi poveri, nel tempo, restano poveri. Anche se non è facile operare là, e non sempre viene agevolato lo sforzo di cooperazione, non ce la sentiamo di abbandonare questi progetti: la gente diventerebbe semplicemente ancora più povera”, dice Claudine.

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