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In Italia democrazia in crisi? Ecco la ricetta Trilateral

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L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – C’è una vagonata di miliardi di fondi europei da gestire con efficienza per rilanciare la crescita economica e sociale nel nostro Paese. Magari con un nuovo ‘Patto’ tra Stato, imprenditori e parti sociali. Ieri il premier Mario Draghi intervenendo all’assemblea dei 1.200 imprenditori di Confindustria ha ricevuto un vero plebiscito, dietro gli applausi la richiesta e la speranza che resti a governare il più a lungo possibile, meglio lui che questi partiti. Da parte sua Draghi ha chiesto agli imprenditori di fare di più per la crescita e per mantenere, anche in momenti di contrapposizione, “buone relazioni industriali”. Maurizio Landini, segretario della Cgil, il sindacato più grande, mette le mani avanti: “Un patto sociale tra sindacati e Confindustria? Abbiamo bisogno anche di qualcosa in più di un semplice patto, di un progetto-paese da costruire tra parti sociali e con le forze politiche. Il problema non è il patto, ma i contenuti, che in questa fase sono decisivi” ha detto il leader della Cgil. Alzando un pochino gli occhi sul mondo, appare manifesta la crisi sempre più profonda che sta colpendo i paesi democratici europei, sempre più stritolati dalla guerra di interessi delle Grandi potenze, Usa e Cina in primis. Crisi della democrazia, della rappresentanza, caduta dell’autorità politica sostituita da quella del ‘Tecnico della Provvidenza‘ applaudito dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Durerà? O appena possibile i partiti, oggi obbedienti e silenziosi, riprenderanno a menar le danze? Magari ‘spedendo’ proprio Draghi al Quirinale, così da sgomberare il campo della loro competizione: la presa di Palazzo Chigi? La sensazione è che stavolta non basterà la solita sceneggiata, c’è un qualcosa di più profondo che, insieme a questi anni di pandemia, ha scosso alle radici il nostro sistema di vita. Siamo in mezzo ad una tempesta che viene tenuta calma con mille artifici, ma alla fine qualcuno travolgerà. Sono andato a ritrovare un vecchio libro pubblicato da Franco Angeli, che riporta tutti gli atti della riunione della Trilateral tenuta a Kyoto nel 1975.

Leggendo la prefazione di Gianni Agnelli, membro della Trilateral e capo supremo della Fiat, ci sono passaggi che calzano a pennello con la situazione di oggi in Italia. Ve le riporto in stralci, e vi invito ad andare a leggere tutto il libro presente sulla rete ‘La Crisi della democrazia‘, a cura di Michel J. Crozier – Samuel P. Huntington – Joji Watanuki. La Commissione trilaterale fu costituita nel 1973 da privati cittadini dell’Europa occidentale, del Giappone e del Nord America per promuovere tra le suddette regioni atteggiamenti e processi di cooperazione. Di Giovanni Agnelli: “… Maggioranza ed opposizione in sé sono concetti generici in termini di democrazia, mentre essenziale è il momento del confronto dialettico tra di esse. Da questo confronto nascono aspetti ancor più qualificanti: rappresentatività delle forze sociali, informazione, interazione, consenso e dissenso, alternanza. Non so se tutto questo può essere applicato all’Italia, che forse è oggi un modello alquanto anomalo di democrazia. Infatti, la caratteristica principale italiana è la mancanza di una vera opposizione e la poca autorità delle istituzioni di governo. In tali condizioni il consenso-dissenso avviene per linee interne, senza veri confronti, con negoziazioni quasi nascoste e con obiettivi che sovente appaiono oscuri… Il nostro sistema politico è stato finora sostanzialmente statico, e oggi sembra aver perso la capacità di gestire il più alto grado di dinamismo delle forze sociali: da qui le obiettive e preoccupanti difficoltà delle nostre istituzioni democratiche. I modi di espressione tipici della democrazia sono quindi molti, complessi e interdipendenti… Perché un sistema democratico non sia origine della sua stessa fine e non precipiti verso l’anarchia occorre che ogni ‘crisi di identità’ (per cui i cittadini non si riconoscono più nell’autorità) non venga considerata un definitivo momento di rottura, ma un momento di gestione della società stessa…”.

Nel Rapporto ci sono vari passaggi dedicati anche al ruolo dell’informazione e della libertà di stampa. In un passaggio la Trilaterale si preoccupa, e con riferimento agli Stati Uniti ad esempio si legge: “… ci sono ovviamente importanti diritti da proteggere, ma sono anche in gioco gli interessi, più vasti, della società e dello Stato. A suo tempo, a cominciare con lo ‘Interstate Commerce Act’ e lo ‘Sherman Antitrust Act’, si dovettero prendere misure tese a disciplinare i nuovi centri industriali di potere e a definirne le relazioni con il resto della società. Qualcosa di simile appare oggi necessario per quanto riguarda i mezzi di comunicazione. Più precisamente, c’è l’esigenza di assicurare alla stampa il suo diritto di pubblicare quello che vuole, senza restrizioni preventive se non in casi del tutto eccezionali. Ma c’è anche l’esigenza di assicurare allo Stato il diritto e la possibilità di negare le informazioni alla loro origine. Non c’è alcun motivo, inoltre, di negare ai funzionari pubblici un’equa protezione legale contro gli scritti diffamatori, e i tribunali dovrebbero agire senza indugi per ristabilire la legge sulla diffamazione, intesa come freno necessario ed adeguato agli abusi di potere da parte della stampa. I giornalisti dovrebbero elaborare propri valori professionali e creare dei meccanismi, quali i consigli professionali, che facciano rispettare questi valori. L’alternativa potrebbe pure essere la regolamentazione da parte dello Stato”.

Più in generale la Trilaterale si preoccupa di come garantire l’efficienza dello Stato democratico: “… Non è più possibile oggi dare per scontato l’efficace funzionamento dello Stato democratico. Le crescenti richieste e pressioni nei confronti dello Stato democratico e la crisi delle risorse e dell’autorità a sua disposizione esigono una più precisa collaborazione. Andrebbe valutata l’opportunità, dunque, di reperire, presso le fondazioni, le società di affari, i sindacati, i partiti politici, le associazioni civili e, laddove sia possibile e opportuno, gli uffici governativi, gli appoggi e le risorse finanziarie per la creazione di un organismo volto al rafforzamento delle istituzioni democratiche. Lo scopo di tale organismo dovrebbe essere quello di stimolare lo studio comune dei problemi connessi alle attività della democrazia nelle società della Trilaterale, di promuovere in esse la cooperazione tra istituzioni e gruppi con interessi comuni in questo campo e di incoraggiare le società della Trilaterale a utilizzare le esperienze reciproche per approfondire il modo più efficace di funzionamento della democrazia nei rispettivi paesi. Ogni società può apprendere molto dalle altre. Le esperienze di apprendimento reciproco sono all’ordine del giorno in campo militare ed economico; si tratta di incoraggiarle anche sul piano politico. Un tale organismo potrebbe anche svolgere una funzione utile richiamando l’attenzione sulle questioni di particolare urgenza, per esempio sul carattere decisivo dei problemi di fronte ai quali oggi si trova la democrazia in Europa”. E “se fossimo soltanto il ricordo di qualcuno?“, si chiedeva il grande Stanislaw Jerzy Lec. Un ricordo che si fa realtà.

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