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L’attivista da Varsavia: tra Polonia e Bielorussia si muore

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Olga Bibbiani alla Dire: "Tanti afghani, l'Ue ignora e Mosca vince"
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ROMA – “La situazione dei richiedenti asilo al confine tra Polonia e Bielorussia è raccapricciante, i diritti umani non esistono più: il governo polacco li considera migranti irregolari e gli agenti di frontiera sono autorizzati a respingerli verso la Bielorussia. Riceviamo anche denunce di smartphone distrutti. I poliziotti costringono queste persone ad andare addirittura verso una zona boscosa tra Polonia, Bielorussia e Lituania dove solo persone esperte sanno orientarsi. Senza i cellulari, i profughi non possono chiedere aiuto e così si perdono: a volte vengono tratti in salvo, a volte trovati morti”. E’ questo il racconto che Olga Bibbiani fa all’agenzia Dire.

Origini italiane, da qualche anno residente a Varsavia, Bibbiani si è laureata in Sociologia e quando non lavora, fa la volontaria per i tanti migranti che bussano alle porte dell’Europa: “Sono sempre gruppi piccoli, di massimo trenta persone. La polonia rappresenta un paese di transito per raggiungere altri Paesi Ue. Tra loro, iracheni, yemeniti, iraniani, siriani e ora anche parecchi afghani”, segno della crisi che è scoppiata 5.000 chilometri più a est, nel paese centro-asiatico dopo la presa del potere il mese scorso a Kabul da parte dei talebani. Con l’inverno alle porte, ai volontari come Bibbiani le autorità vietano di raggiungere i profughi appena arrivati: “Non possiamo neanche avvicinarci, figuriamoci dargli cibo, acqua e vestiario. Non lasciano passare neanche i medici”. A confermare che la situazione è grave, la denuncia di pochi giorni fa dell’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) e dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), che hanno constatato il ritrovamento di quattro corpi al confine tra Bielorussia e Polonia, due dei quali morti per ipotermia. Contro questa situazione, ieri si è svolta una manifestazione davanti la sede della polizia di frontiera a Varsavia. A organizzarla, ‘Grupa Granica’, rete che riunisce una dozzina di ong impegnate nell’assistenza ai profughi al confine: “Hanno denunciato a gran voce le violenze subite dai migranti da parte degli agenti di frontiera- riferisce Bibbiani- e hanno chiesto all’Ue di intervenire inviando forze dell’ordine internazionali per prevenire gli abusi e permettere che queste persone possano presentare la richiesta di asilo, invece di essere respinti”.

Il corteo a Varsavia è anche occasione per denunciare gli abusi che subiscono i migranti in Belorussia. Di recente le autorità di Minsk sono state a loro volta accusate di respingere i migranti verso la Lituania e la Lettonia e di lasciarli intenzionalmente passare fino a raggiungere le frontiere occidentali, al fine di fare pressioni sull’Unione europea. Con Bruxelles, i rapporti si sono complicati dopo che, all’indomani della sesta vittoria alle urne del presidente Lukashenko, un anno fa, a cui è seguita la repressione del movimento di protesta, l’Ue ha fatto scattare le sanzioni economiche contro il Paese e contro vari dirigenti del governo. Minacciare di aprire le frontiere e far entrare i migranti in Europa secondo gli analisti diventa allora un’arma di ricatto.

“La verità è che tutti i Paesi della regione stanno strumentalizzando i migranti” osserva la sociologa. Le accuse di “rimpallo” di profughi e richiedenti asilo hanno colpito infatti anche Riga e Vilnius. Ad agosto, nel mezzo della crisi afghana e dell’aumento dei profughi da quel Paese, i governi di Polonia, Lettonia e Lituania hanno accusato Minsk di “usare i profughi come arma per destabilizzare la regione”. All’incontro tra i leader di questi paesi “mancava un rappresentante Ue” evidenzia Bibbiani, “perché Bruxelles nonostante tutti i suoi discorsi, non ha nessuna intenzione di adottare una politica migratoria definita e rispettosa dei diritti umani”. E in questo “grande gioco” ci sarebbe un vincitore: la Russia. “Tutti i paesi che separano l’Afghanistan dall’Ue sono ex repubbliche sovietiche. Mosca sa che questo indebolisce l’Ue” avverte Bibbiani, che si dice convinta del fatto che l’Europa non abbia “fatto abbastanza” per dare manforte al movimento democratico bielorusso proprio per “non rovinare i rapporti con Mosca”.

Sullo sfondo, la crisi afghana e quel mezzo milione di esuli previsti dalle Nazioni Unite entro l’anno: vari osservatori – tra cui il rappresentante civile Nato Stefano Pontecorvo – hanno evidenziato che l’uscita della missione Nato a guida americana dall’Afghanistan e l’arrivo dei talebani al potere sarebbe stata una manna per Mosca, perché ex repubbliche sovietiche come Kazakistan, Uzbekistan e Tajikistan – preoccupate dall’insorgere del terrorismo nell’area – ora si stringeranno al governo Putin. Il partito del presidente, Russia Unita, ha anche riottenuto la maggioranza alla Duma alle legislative dello scorso weekend. Tra Ue e Russia però, c’è la Polonia: “I polacchi non si fidano né dei russi né dei tedeschi perché in tanti ancora ricordano ciò che è successo durante la seconda guerra mondiale e la guerra fredda” riferisce ancora Bibbiani, che aggiunge: “gli europeisti sono tanti e tutti temono una ‘PolExit’. L’Ue però è lontana, mentre qui lo stato di diritto vacilla: il governo sta mettendo mano nell’indipendenza della giustizia, dei media, delle donne e della comunità Lgbt” avverte l’attivista, in riferimento alle riforme del meccanismo di selezione dei giudici della Corte suprema, alle nuove norme sulle emittenti tv, alla legge che vieta l’aborto e alla proclamazione di varie “zone libere dalle persone Lgbt”. Nonostante questo e la retorica anti-migranti, il governo di Varsavia ha deciso di dare rifugio a tanti oppositori di Lukashenko, e resta da capire che impatto avrà negli equilibri politico-sociali questa nuova presenza di persone animate per lo più dai valori democratici: “Tra le strade di Varsavia è sempre più comune sentir parlare bielorusso”, assicura Bibbiani.

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