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Operazione antimafia a Caltanissetta, decapitata la famiglia dei Sanfilippo

Estorsioni per sostenere le famiglie dei detenuti: nel nisseno la stidda imponeva il racket con la forza delle armi
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PALERMO – Operazione antimafia in provincia di Caltanissetta. I carabinieri e la Dda nissena hanno sgominato con numerosi arresti una organizzazione con base a Mazzarino e ramificazioni sull’intero territorio nazionale, in particolare nell’area milanese. Decapitata la famiglia Sanfilippo, riconducibile alla stidda. I reati contestati al termine di quattro anni di indagine sono: associazione mafiosa, omicidio, estorsioni (consumate e tentate), delitti in materia di armi e droga aggravati dal metodo mafioso.

Il blitz scattato all’alba ha portato all’esecuzione di 50 arresti: 37, di cui otto già detenuti, sono in carcere e 13 ai domiciliari. Per altri due indagati è scattato l’obbligo di firma e per tre l’interdizione allo svolgimento di attività professionali. Tre degli arrestati sono stati bloccati all’estero: due in Germania e uno in Belgio. I tre sono stati catturati in quei paesi dalle unità Fast (Fugitive active searching team) tedesche e belghe, coordinate con l’omologa unità italiana del servizio per la Cooperazione internazionale di polizia. Il provvedimento emesso dal gip del tribunale di Caltanissetta arriva a valle di una indagine condotta tra il 2017 e quest’anno dalla Sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile del Reparto carabinieri di Gela, avviata a sua volta da alcune segnalazioni fornite dal Comando carabinieri Tutela agroalimentare: le informazioni riguardavano gli esiti di un accesso alla banca dati Sian, che traccia anche le domande di ammissione alle varie tipologie di contributo, sul conto di alcuni componenti della famiglia mafiosa dei Sanfilippo di Mazzarino. Questi, infatti, avevano presentato una domanda per un contributo in agricoltura nonostante fossero sottoposti a misure restrittive della libertà personale. Da qui i carabinieri hanno ricostruito il quadro dei settori economici interessati dalle attività criminali della famiglia mafiosa di Mazzarino: sia quelle legate all’agricoltura e all’ottenimento di contributo pubblici per quel settore, che al traffico di droga. 

NEL NISSENO LASTIDDA IMPONEVA IL RACKET CON LA FORZA DELLE ARMI

Estorsioni a imprenditori e commercianti per sostenere le famiglie dei detenuti. La pressione della stidda sull’economia della provincia di Caltanissetta emerge dall’inchiesta ‘Chimera’. Non solo denaro: il clan pretendeva forniture gratuite di beni e servizi per i propri componenti, oltre che assunzioni fittizie per gli affiliati. “L’intensità e la capillarità della pressione hanno consentito ai componenti dell’organizzazione di approvvigionarsi di ingenti risorse economiche, drenandole dall’economia reale del territorio”, spiegano i carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta. Per raggiungere i propri fini gli affiliati avevano a propria disposizione “un consistente arsenale di armi da sparo, necessarie – evidenziano dall’Arma – per affermare il controllo criminale nell’area di riferimento”. Gli indagati non esitavano a mettere in atto condotte violente nei confronti dei pochi che osavano resistere alle loro pretese.

I carabinieri evidenziano come il settore delle estorsioni, al pari di quello degli stupefacenti, rappresentasse una “fonte di indiscutibile importanza per il sostentamento economico della famiglia Sanfilippo e impegnasse molti degli appartenenti all’organizzazione, “compreso il boss detenuto Salvatore Sanfilippo. Quest’ultimo “sfruttava” gli incontri con i proprio familiari per ricevere aggiornamenti sugli affari del clan e per impartire le proprie direttive.

A essere presi di mira erano tanto le principali attività commerciali della zona, operanti ad esempio nel settore della grande distribuzione o della ristorazione, quanto bar, piccoli artigiani e persino venditori ambulanti. “I membri del sodalizio applicavano rigidamente il principio della territorialità, assoggettando alle loro pretese anche coloro che provenendo dai paesi vicini, commettevano reati a Mazzarino”, sottolineano i carabinieri. 

FATTA LUCE SU DUE CASI DI LUPARA BIANCA

L’inchiesta ha anche fatto luce su due casi di lupara bianca e su un traffico di cocaina. Le direttive, in entrambi i casi, arrivarono da affiliati detenuti. Magistrati e carabinieri hanno individuato gli esecutori materiali di due omicidi commessi nel 1984 e nel 1991 “per consolidare – dicono i militari – la supremazia della famiglia Sanfilippo sui gruppi mafiosi rivali”. In particolare nel 1984 un operaio edile di 22 anni di Mazzarino, sospettato di appartenere a uno dei gruppi criminali rivali, sarebbe stato attirato con l’inganno in un luogo isolato e strangolato dopo essere stato violentemente percosso. Il corpo non è mai stato ritrovato. Qualche anno dopo, nel 1991, un uomo di 28 anni, sempre di Mazzarino, sospettato di essere il custode delle armi per conto di uno dei clan rivali, prima di essere strangolato sarebbe stato lungamente interrogato, percosso e, addirittura, mutilato con il taglio delle orecchie, del naso e delle dita. Il corpo, gettato all’interno di un pozzo nelle campagne mazzarinesi, non è stato mai ritrovato. 

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