All’Università di Bologna torna il medico di base per i fuorisede

L'Ateneo si è attivato per far sì che gli studenti di casa a Bologna, con l'emergenza sanitaria in atto, abbiano un medico da chiamare in caso di bisogno. Ma poi la misura resterà in pianta stabile
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BOLOGNA – A Bologna torna l’assistenza sanitaria di base gratuita per gli studenti fuorisede dell’Università che non hanno il proprio medico di medicina generale in città. Anni fa questo servizio esisteva, ma poi è venuto meno e ora l’Alma Mater ha deciso di ripristinarlo: una misura dettata dall’emergenza Covid, che però l’Ateneo intende comunque mantenere in vigore anche per il futuro. Il rettore Francesco Ubertini ha dato una comunicazione su questo tema ieri in Senato accademico.

Un provvedimento di questo tipo “credo sia molto importante, vista la situazione, ma lo manterremo anche dopo”, spiega Ubertini alla ‘Dire’. Gli studenti fuorisede “hanno il loro medico di medicina generale, come tutti noi- continua il rettore- nel loro paese d’origine, c’è una procedura anche semplice per spostarlo temporaneamente. Però non tutti gli studenti lo fanno, per mille ragioni. Poi in questa fase, in cui può succedere che gli studenti restino per brevi periodi, questo tema diventa delicato e noi ci siamo dati da fare affinchè lo studente fuori sede che non ha spostato il medico ne abbia uno a cui potersi rivolgere, vista l’emergenza“.

In Romagna “questo servizio ai fuorisede lo hanno garantito negli anni scorsi e continuano a garantirlo i nostri enti di sostegno, su Bologna eravamo scoperti- continua il rettore- e allora abbiamo iniziato a lavorarci già prima dell’estate con il Cusb e in dialogo con l’Ausl di Bologna”. A questo punto, “siamo pronti” e dunque “a breve, a giorni- spiega il rettore- il Cusb annuncerà questo servizio”. Cusb che, a sua volta, “ha avuto un supporto finanziario da alcuni enti esterni”, aggiunge Ubertini.

Proprio l’aspetto economico, in passato, aveva portato all’interruzione del servizio. Non tanto per l’entità delle risorse necessarie, ma perchè di fatto gli studenti fuorisede si trovano ad avere due medici di base e se per il secondo è l’Università a garantire le risorse, allora il pubblico paga due volte per uno stesso servizio. Con l’intervento di soggetti esterni, invece, questo problema non si pone più.

La novità intanto è accolta con grande favore dalla Sinistra universitaria (Su). “Da sempre ci battiamo per la cittadinanza studentesca e, in particolar modo- scrive Su via Facebook- perché gli studenti e le studentesse fuori sede possano usufruire dell’assistenza sanitaria nella città in cui, di fatto, vivono”. La salute “è un diritto, assicurare l’assistenza necessaria a curarsi è un dovere dello Stato, assicurare che l’assistenza sanitaria sia effettivamente garantita nel luogo in cui gli studenti vivono e studiano lo è altrettanto. Finalmente gli studenti che hanno scelto di studiare a Bologna avranno la possibilità di curarsi nella città che vivono“, esulta la sigla studentesca. “Dopo le tante battaglie fatte e l’impegno profuso sul tema- conclude Su- non possiamo non dirci enormemente soddisfatti: passo dopo passo stiamo conquistando sempre più diritti per gli studenti e per le studentesse”.

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24 Settembre 2020
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