La sfrattano e lei ‘piazza’ i mobili in un campo. Il Tar le dà torto

È successo vicino a Rimini: dopo lo sfratto, la donna ha sistemato i suoi mobili in un vicino campo che aveva sempre coltivato. Ma il Comune le ha intimato di rimuovere le sue cose
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BOLOGNA – Dopo lo sfratto aveva sistemato arredi e suppellettili di casa sua su un terreno lì vicino. Ma la cosa non è sfuggita al Comune che ha ordinato di “rimuovere i rifiuti” ammassati sul terreno agricolo. Al che la proprietaria ha deciso di mettersi di traverso: non si può dire che arredi e suppellettili siano ‘rifiuti’. E, per opporsi, ha obiettato che l’ordine impartito dal Comune non lamenta il fatto che quei beni siano ‘spazzatura’ di cui disfarsi, ma qualcosa che invece non è ‘bella da vedere’. Infatti, ha sostenuto, l’ordinanza comunale non è stata emessa per preservare la salubrità dell’ambiente ma per garantire il decoro urbano e contrastare il fenomeno degli abusi edilizi.

E’ successo a Pennabilli, nel riminese, e alla combattiva protagonista è andata male: il Tar ha infatti respinto e bocciato il ricorso con cui ha chiesto di far decadere il provvedimento dell’amministrazione che da tempo insisteva per farli sparire. Ha provato a far valere la tesi per cui il terreno su cui aveva sistemato le sue ‘cose’, pur non suo, era un campo che coltivava da anni (tanto da averne chiesto ad un giudice di dichiararlo sua proprietà per usocapione); e comunque, l’ordine di spostare altrove i suoi beni lo riteneva illegittimo poiché gli oggetti da rimuovere non potevano essere considerati rifiuti. Tanto più perchè erano funzionali alla realizzazione di un pergolato: dunque non oggetti di cui si era disfatta o che volesse buttar via; nè beni che la legge obbliga a eliminare. Poi c’era la faccenda della salvaguardia del decoro che il Comune voleva ‘difendere’.

Ma il giudice le ha dato torto. Peraltro, i giudici hanno visto le foto che dimostrano “in modo evidente” la “inidoneità” di quegli oggetti per il progetto che la signora diceva di voler realizzare. Gli oggetti usciti dall’appartamento erano peraltro “appoggiati alla rinfusa” e, dice la sentenza del Tar depositata nei giorni scorsi, “per poter ritenere che non si tratti di un’ipotesi di abbandono di rifiuti bisognerebbe dimostrare che quegli oggetti si trovano sul terreno per assolvere una qualche funzione e non siano stati meramente depositati”. Ed appunto non è stato considerato credibile che quella sistemazione fosse funzionale ad un altro scopo.

In più si è costituito in giudizio il Comune di Pennabilli chiedendo di bocciare il ricorso anche perchè veniva impugnata una ordinanza che era in realtà la seconda sollecitazione (di maggio scorso) a provvedere e la prima (dell’ottobre 2018) non era stata contestata. Alla fine, il giudice ha definito il ricorso “palesemente infondato”, quindi lo ha rigettato. E non risulta proposto appello.

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24 Settembre 2019
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