VIDEO | Caos Piazzola, minacce e pianti a Palazzo d’Accursio

Tensione tra ambulanti e consiglieri, a Bologna. I Vigili chiudono l'Aula
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BOLOGNA – Minacce, pianti, una manata sullo smartphone di un cronista e le porte dell’aula del Consiglio comunale chiuse: è l’epilogo della protesta che ieri gli ambulanti della Piazzola hanno inscenato a Palazzo D’Accursio contro l’annullamento del prossimo mercato. Dopo le prime due interruzioni, la protesta si placa consentendo così la ripresa dei lavori. Nel mentre, vanno avanti le trattative per concordare un incontro tra gli ambulanti e l’assessore al Commercio, Alberto Aitini. Non solo quelle, in realtà, perché anche tra gli stessi operatori la discussione è animata: c’è chi vuole manifestare con i furgoni in strada, c’è chi progetta di andare a disturbare la manifestazione di Coldiretti per far posto alla quale sono state annullate le due giornate di Piazzola. In più, circola l’idea di presentare un esposto in Procura. Intanto, dopo un’ulteriore lunga sospensione della seduta chiesta dai gruppi per valutare gli odg, si torna in aula: i due documenti sul nodo piazzola (Lega e M5s) vengono rinviati in commissione.

“C’è una trattativa in corso. Stamattina c’è stato un incontro tra le associazioni di categoria e l’assessore- motiva il capogruppo del Pd, Claudio Mazzanti- e c’è la disponibilità di Aitini ad incontrare anche gli ambulanti che non si riconoscono in questa trattativa”, che intanto vedrebbe sul tavolo “un’ipotesi di accordo”. A quel punto, gli ambulanti cominciano a lasciare l’aula: tra i primi che escono, viene confermata la possibilità di un faccia a faccia con Aitini anche se non c’è ancora una data. Nella sala del Consiglio, però, altri ambulanti ricominciano ad inveire. “Tenete 340 famiglie a casa dal lavorare”, lamentano i manifestanti, “il 30 ce le pagate voi le tasse?”. Ce n’è anche per Coldiretti. “Ai contadini facciamo un culo così”, urla un commerciante: “Non incasseranno una lira”, perchè avranno “500 ambulanti” a protestare tra i banchi. Ma è verso i consiglieri che i toni si fanno più duri. Tra un “buffoni”, un “ladri” e un “siete la vergogna dell’umanità”, in particolare viene puntato il capogruppo dem: “Se ne accorge la fine che fa signor Mazzanti”, grida un uomo. Dai banchi del Pd si rumoreggia, anche altri manifestanti disapprovano e l’uomo aggiunge: “Alle votazioni. Ci rivediamo alle votazioni”. Mazzanti chiede di mettere tutto a verbale. Intanto, una manifestante abbassa con una mano lo smartphone con cui il cronista della ‘Dire’ sta documentando la scena: “Non voglio essere ripresa”, scandisce (poi si dirà rammaricata per l’episodio). I vigili avvisano i contestatori: “Siete sull’orlo dell’interruzione di pubblico servizio, se ci danno l’ordine di sgomberare dobbiamo denunciarvi”. In più, circola la voce di possibili denunce anche da parte dei consiglieri. Una delle manifestanti scoppia a piangere e Mirka Cocconcelli (Lega) convince gli ambulanti più intemperanti a scusarsi con Mazzanti, che accetta il faccia a faccia fuori dall’aula. “Chiedo scusa”, dice l’uomo che si era lanciato nella frase più contestata. Mazzanti prende atto e poi dice alla donna in lacrime: “Stia tranquilla che da parte mia non succede niente”. Ma non finisce lì, perché per Raffaele Persiano (Pd) c’è un conto ancora aperto con un ambulante che, riferisce il dem, ha urlato un’altra “minaccia”. E l’uomo, trattenuto a fatica, non si fa problemi a ripetere: “Vi faccio piangere, ve lo faccio vedere venerdì”. Persiano chiede di identificarlo, mentre gli ambulanti se ne vanno e gli agenti chiudono le porte per filtrare gli ingressi.

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24 Settembre 2019
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