ROMA – “Rinascere” è la parola chiave, ripetuta e scandita più volte, come fosse un ordine per la platea di cittadini- ma soprattutto di sindaci, consiglieri regionali e rappresentanti delle istituzioni- nell’omelia del Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Cei, che ha celebrato oggi, lunedì 24 agosto, la messa per il decennale del tragico avvenimento ad Arquata del Tronto, una delle città più colpite dal terremoto del Centro Italia- dove hanno perso la vita 52 persone- in occasione del 10° anniversario del tragico avvenimento.
La celebrazione, in dettaglio, si è tenuta nell’area Sae- dove sorgono le ‘soluzioni abitative d’emergenza’- di Pescara del Tronto, frazione della cittadina marchigiana al centro del cratere interessato dal sisma del 2016, nella provincia di Ascoli Piceno. Tra i presenti Giorgio Cortellesi: sindaco di Arquata del Tronto, insieme ai membri della giunta comunale. Ma anche numerosi rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, tra cui sindaci dei comuni limitrofi colpiti dal sisma e delegati della Regione Marche.
“RINASCERE PER CONSERVARE LE RADICI E AIUTARE I GERMOGLI”
“Rinascere. È la prospettiva, bellissima e impegnativa per tutti- recita l’incipit dell’omelia- che accompagna questo ricordo doloroso del terremoto, della morte e della distruzione che ha causato. Rinascere: non è un auspicio! Il cristiano spera, non è un ottimista. Crede nella Provvidenza, non è fatalista e quindi lotta con tutto se stesso e combatte la rassegnazione, sottile veleno che rende tutto impossibile, inutile o troppo difficile. Vogliamo rinascere anche per onorare chi non c’è più, perché qui ci sono le radici e conservarle richiede diano nuovi frutti. E quanti germogli che proprio per questo- è l’auspicio- vanno aiutati”.
“RINASCERE CON IL LAVORO DI TUTTI”
Un altro passaggio di rilievo ribatte sullo stesso punto: rinascere e ricostruire non possono essere solo parole. “Rinascere. Non promesse, ma lavoro, di tutti, ciascuno nelle proprie funzioni e responsabilità tutte importanti”, dice il religioso, mentre davanti a lui molti in prima fila indossano la fascia tricolore. E prosegue: “Con la forza di quella solidarietà che tanto ha consolato in quei giorni terribili, chiamando le difficoltà con il proprio nome, perché solo così si possono risolvere e trasformarle in nuova capacità ed efficacia con la resistenza di cui siete stati capaci”.

“TEMPO PERDUTO E RISPOSTE NON DATE, NON SONO SENZA CONSEGUENZE”
“Sappiamo che non sono senza conseguenze il tempo perduto e le risposte non date- riconosce- Quanti anziani speravano di vedere di nuovo quello che il terremoto aveva distrutto e hanno sperimentato l’amarezza di chiudere gli occhi lontano dalle proprie case? Quanti non hanno la forza per aspettare e sono andati altrove? Ecco perché rinascere”, ripete Zuppi. Ma come? “L’amore- è la risposta- accende nei cuori quella luce alla fine del tunnel che sembra non arrivare mai”.
“RICOSTRUIRE NON SOLO CON LE GRU, MA ATTRAVERSO RELAZIONI E COMUNITÀ”
E qui spunta un’altra parola chiave del discorso, ‘comunità’. “Perché ricostruire non è solo una questione di edifici- va avanti infatti l’omelia- ma soprattutto di relazioni, comunità, fiducia, solidarietà. La rinascita non nasce soltanto dai cantieri, ma soprattutto dalle persone, dalle relazioni e dalla speranza condivisa”. Infine la preghiera finale: “Dio vi benedica e vi doni di rinascere”.
(photo credit: Caterina Novach e Valerio Pignotti/Fb e video credit: Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016)




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