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Regionali Sicilia, Cateno De Luca accoglie i fuoriusciti dal Pd Villari e Bosco

L'ex segretario del Pd di Catania aveva lasciato il partito no di Caterina Chinnici alle candidature di chi ha procedimenti penali in corso

Pubblicato:24-08-2022 17:54
Ultimo aggiornamento:24-08-2022 17:54

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PALERMO – Angelo Villari, segretario del Pd di Catania finito al centro delle polemiche per il no deciso dalla candidata alla presidenza della Regione Caterina Chinnici alle candidature di chi ha procedimenti penali in corso, sceglie di candidarsi all’Ars con una delle liste che fanno capo all’ex sindaco di Messina Cateno De Luca. Oggi De Luca e Villari hanno partecipato a una conferenza stampa congiunta.

“Nessun passaggio ma la condivisione di un progetto comune. Questo oggi è ciò che sta accadendo con Angelo Villari e il gruppo che lo sostiene”, ha detto oggi De Luca.

“L’uscita dal Pd è stata causata da un partito divenuto verticistico con un uomo solo al comando – ha affermato Villari -. Ben lontano dal partito plurale che ho contribuito a fondare e che ho servito per anni. Di questa fase è delle relative conseguenze dovrà assumersi le responsabilità l’attuale segretario regionale. La mia candidatura nella lista Sicilia Vera a sostegno di Cateno de Luca è dovuta in primis ad una motivazione politica che mi vedrà impegnato in una lista civica ed indipendente”.

“Avrò inoltre piena agibilità politica in linea con la mia storia ed il mio profilo – ha aggiunto -. Questo movimento vuole rappresentare il civismo e porta con sé l’esperienza di tanti sindaci e di tanti amministratori e rappresenterà le istanze dei cittadini all’Ars. Anch’io spenderò il mio impegno per garantire voce a chi non ce l’ha. Come ho sempre fatto”.

TUTTI I CAMBI DI CASACCA

Insieme con Villari, già assessore ai Servizi sociali di Catania, entrano a far parte di Sicilia Vera l’ex assessore regionale alle Infrastrutture Luigi Bosco, Vincenzo Di Silvestro, Rosa Contino, Federica Giangreco e Paola Marletta.

“Condivido quanto detto da Angelo – ha ribadito Bosco -, la direzione regionale del Pd si è chiusa e ha posizionato i suoi colpi. Avrebbero potuto evitare tutto ciò, ma mancano le giuste competenze. Voglio dare il mio contributo alla Sicilia. La mia visione si specchia in quella di Cateno De Luca. Perché non bisogna solo avere le idee, ma anche saperle realizzare. E le cose si possono fare se si è al momento giusto nel posto giusto. De Luca è l’uomo giusto al momento giusto”.

“CONDIVIDIAMO UN PERCORSO COMUNE”

“Angelo e Luigi, insieme con gli altri candidati, stanno mettendo la propria competenza a disposizione del territorio e della nostra isola per liberarla dalla banda bassotti politica – ha aggiunto De Luca -. Non sopporto i processi sommari che vengono fatti alle persone, non accetto che un uomo come Angelo Villari, nella sua funzione di segretario provinciale del partito, quindi persona buona e degna di rappresentare il partito, ad un certo punto venga buttato via in nome di una strategia che nulla ha a che vedere con il territorio. Il nostro è un progetto plurale, che al suo interno accoglie diverse sensibilità, con percorsi diversi ma obiettivi comuni. Oggi non c’è alcun “passaggio” ma la condivisione di un percorso comune per il bene di questa terra”.

FARAONE (IV): “PD IN MANO AL POPULISMO GIUDIZIARIO”

“Che tristezza assistere al populismo giudiziario che si è impossessato del corpo del Pd. Che profonda amarezza veder in un sol colpo fatte a pezzi la Costituzione, la legge e l’anima liberale e riformista di una forza politica che riformista, liberale e garantista non lo è più. Quello che sta accadendo in Sicilia non è un fatto meramente locale, è la metafora di quello che è il destino ridicolo di un partito che a forza di inseguire i Cinquestelle si è lasciato contagiare della peggior politica dei manettari”. Lo scrive sui social il presidente dei senatori di Italia viva, Davide Faraone.

“I casi di Giuseppe Lupo e Angelo Villari – aggiunge -, due dirigenti del Pd della Sicilia che stimo per le battaglie sociali e politiche che in questi anni li ha resi protagonisti e a cui mi lega una profonda amicizia, estromessi dalla corsa dalle elezioni del 25 settembre perché ritenuti ‘impresentabili’ in quanto sotto processo ma senza alcuna condanna, e che quindi secondo la legge, il codice antimafia e lo statuto del Pd, sono presentabili eccome e potrebbero essere tranquillamente candidati, sono la fotografia ingiallita della disfatta della politica prima che della negazione della giustizia”.

“E fa ancor più male – continua Faraone – che Lupo e Villari, vittime della gogna mediatica, umiliati e additati come mostri, non abbiano ricevuto una parola di solidarietà e di vicinanza dai vertici del Pd. Nessuno che abbia fatto le barricate per tenere alta l’asticella del garantismo. Nessun segno di vita da parte di Letta, dei riformisti del Pd, dei garantisti. Solo un silenzio imbarazzante e qualche voce isolata, fuori dal coro, sempre più fuori dal coro”. “Ebbene, io lo dico forte e chiaro – conclude -. Lupo e Villari avevano ed hanno le carte in regola per continuare il loro impegno politico, chi non ha le carte in regola sono tutti coloro che li hanno esclusi dalle elezioni e li considerano due appestati”. 

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