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Luce, musica, colori e fuochi d’artificio: a Tokyo la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi

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Saranno giochi record, a partire da numero atleti. Gare al via domani
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Dal nostro inviato Mirko Gabriele Narducci

Foto Bizzi/Cip

TOKYO – “We have wings“, abbiamo le ali. Gettato alle spalle il rinvio di un anno a causa della pandemia e archiviato il grande successo delle Olimpiadi, da oggi Tokyo diventa ufficialmente la prima città al mondo a ospitare per la seconda volta una Paralimpiade estiva, dopo quella del 1964. Con la fiamma portata dalla tennista Yui Kamiji, dal bocciatore Shunsuke Uchida e dalla sollevatrice di pesi Karin Morisaki, ultimi tedofori al termine di un viaggio iniziato lo scorso 12 agosto nel villaggio britannico di Stoke Mandeville, luogo natale delle Paralimpiadi, e che ha toccato tutte le 47 Prefetture giapponesi, dopo 16 giorni dallo spegnimento il braciere dello Stadio Olimpico della Capitale nipponica è tornato infatti ad ardere, dando ufficialmente il via ai XVI Giochi Paralimpici della storia, i primi dell’era Covid, con una Cerimonia d’apertura emozionante durata quasi tre ore fra giochi di luce, musica, colori, fuochi d’artificio.

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Cerimonia di apertura dei Giochi paralimpici di Tokyo 2020, applausi per la bandiera dell’Afghanistan

A cominciare dal commovente spettacolo in tradizionale stile ‘kabuki’ che ha accompagnato tutta la cerimonia, dalla parata all’accensione del braciere, ambientato in un ‘Para-aeroporto’, pensato come simbolo di diversità e inclusione, per raccontare la storia di un piccolo aeroplano con una sola ala intento a misurarsi col mondo, fino a scoprire che “non importa da che parte soffia il vento, perché la sua energia può essere usata per andare avanti”. E se è vero che, mai come in questo momento storico, il ritorno all’ordinario passa dallo straordinario, per ripartire idealmente potrebbe non esserci occasione migliore di questi Giochi, che di ordinario sembrano avere poco: gli spalti senza spettatori, a testimoniare l’aumento dei casi di Covid-19 in Giappone, con l’eccezione della presenza di una rappresentanza di studenti giapponesi che – nel rispetto delle stringenti misure di sicurezza volute dal Comitato e dal Governo locale – in ogni impianto saranno a ricordare che è già tempo di pensare al futuro; e poi lo straordinario numero di atleti partecipanti, ben 4.403- battuto il record dei 4.328 presenti a Rio – 2.550 ‘superuomini’ e 1.853 ‘superdonne’ (un altro record) che dopo 5 lunghi anni di attese, allenamenti e sacrifici, sfidando e superando limiti e difficoltà apparentemente per molti invalicabili, nei prossimi 12 giorni si affronteranno in 539 eventi di 22 discipline tra 19 impianti dislocati fra Tokyo e dintorni.

PARALIMPIADI DI TOKYO 2020, LA SQUADRA ITALIANA

La squadra più nutrita sarà quella giapponese, con 254 membri – la più grande di sempre, fin dalla prima Paralimpiade di Roma nel 1960 – ma l’Italia non è atterrata nel Paese del Sol Levante per stare a guardare: gli azzurri possono contare su 115 atleti in 15 discipline – per il nostro Paese è un record che ne contiene anche un altro, quello che vede per la prima volta le donne in maggioranza, 63 a fronte di 52 uomini – e nel mirino c’è il massimo storico di medaglie registrato nella spedizione di Rio de Janeiro del 2016, quando con 101 atleti in 18 specialità il bottino fu di ben 39 podi (10 ori, 14 argenti e 15 bronzi). A sventolare il Tricolore oggi nell’arena dell’Olimpico di Tokyo sono stati i portabandiera Bebe Vio e Federico Morlacchi, due degli atleti più rappresentativi e quotati della delegazione; anche il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli e il sottosegretario allo Sport, Valentina Vezzali, erano presenti alla Cerimonia.

PARSONS: “CAMBIARE IL MONDO. CREARE UNA SOCIETÀ PIÙ INCLUSIVA NEI NOSTRI PAESI”

A dichiarare ufficialmente aperti i Giochi è stato l’imperatore del Giappone, Naruhito, subito dopo gli interventi della presidente del Comitato organizzatore di Tokyo 2020, Seiko Hashimoto, e del presidente dell’International Paralympic Committee, Andrew Parsons. Questi Giochi, ha detto Hashimoto, “sono generosamente ospitati dal popolo giapponese, e in segno di gratitudine continueremo a mettere in campo tutte le misure possibili per prevenire i casi di Covid e garantire dei Giochi sicuri”. La presidente di Tokyo 2020 ha quindi ringraziato gli atleti paralimpici per il loro “duro lavoro, dedizione e perseveranza di fronte alle molteplici sfide che la pandemia vi ha presentato per essere oggi qui a Tokyo”. “Non riesco a credere che finalmente ci siamo. Molti dubitavano che questo giorno sarebbe arrivato, molti altri pensavano fosse impossibile. Ma grazie agli sforzi di tanti, l’evento di sport più ‘trasformativo’ sulla faccia della Terra sta per iniziare”, le parole di Parsons, che ha ringraziato il Governo giapponese, la Città metropolitana di Tokyo, gli organizzatori dei Giochi e lo stesso IPC “per non aver mai perso la fede e aver continuato a lavorare incessantemente per rendere possibile questa Paralimpiade. Onoreremo la vostra fiducia, la vostra ‘omotenashi’ (termine giapponese per ospitalità, ndr), in modo che l’incredibile eredità che questi Giochi paralimpici lasceranno a questo Paese sia una nuova percezione delle persone con disabilità”. Ma, ha aggiunto, “vogliamo di più, vogliamo cambiare il mondo intero. Nei prossimi dieci anni, ‘WeThe15’ sfiderà quelli che sono a livello globale la percezione e il comportamento nei confronti di quel 15% del mondo rappresentato dalle persone con disabilità“. Per Parsons “le Paralimpiadi sono certamente una piattaforma di cambiamento, ma una volta ogni quattro anni non è abbastanza. Ognuno di noi deve fare la propria parte ogni giorno per creare una società più inclusiva nei nostri Paesi, nelle nostre città e nelle nostre comunità”.

Infine, l’appello del presidente dell’IPC agli atleti: “Paralimpici, avete dato tutto per essere qui. Sangue, sudore e lacrime. Ora è il momento di mostrare al mondo le vostre abilità, la vostra forza, la vostra determinazione. Semmai il mondo vi avesse etichettato in qualche modo, ora è il momento di cambiare quell’etichetta: campione, eroe, amico, collega, esempio da seguire o semplicemente essere umano. Siete il meglio che l’umanità possa esprimere e soprattutto siete gli unici a poter decidere chi e cosa essere. Voi siete la verità, siete incredibili. Avete scelto di essere i più grandi in qualsiasi cosa decidiate di fare”. Con le vostre performance sportive, ha concluso Parsons sempre rivolto ai partecipanti, “potreste cambiare le vostre vite. Ma, ancora più importante, cambierete per sempre le vite di 1 miliardo e 200 milioni di persone. Questo è il potere dello sport, trasformare vite e comunità. Il cambiamento inizia con lo sport, e da domani gli atleti paralimpici inizieranno ancora una volta a cambiare il mondo”.

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