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Afghanistan, Maison Antigone: “Aiuto per le nostre collaboratrici in fuga da Kabul”

afghanistan donne
"Donne e bambini che per la seconda volta, questa notte, non sono riusciti a mettersi in salvo, dopo numerose ore trascorse accalcate tra migliaia d'altri disperati"
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ROMA – “Da giorni delle donne afghane con cui abbiamo relazione di collaborazione – donne da anni impegnate pubblicamente nel loro Paese nel diffondere una cultura di parità dei diritti e perciò oggi a grave rischio – stanno tentando di accedere all’aeroporto di Kabul per imbarcarsi sui voli dell’Aeronautica Militare italiana. Sono con loro bambini ed i loro stretti familiari, per un totale di 15 persone”. A lanciare l’allarme in un post su Facebook è l’avvocata Michela Nacca, presidente dell’associazione Maison Antigone. “Donne e bambini che per la seconda volta, questa notte, non sono riusciti a mettersi in salvo, dopo numerose ore trascorse accalcate tra migliaia d’altri disperati, fin dalla notte trascorsa all’addiaccio e senza acqua né cibo. Un fazzoletto rosso stretto al braccio di ognuna, dei soldi da dare ai Talebani, il terrore negli occhi e nella testa, la speranza nel cuore. Le manine dei loro figli strette a sé. Nutrono una speranza che, ogni giorno che passa, tuttavia sta vacillando, dinanzi le incongruenze e i cambiamenti repentini dei protocolli di prelievo italiani e delle indicazioni fornite. La paura che sale ad ogni colpo d’arma di fuoco esploso, ad ogni grido talebano. Ad ogni minaccia e ricatto. Ma ciò nonostante anche stanotte sono arrivate con tanta sofferenza all’ingresso dell’aeroporto, tuttavia invano. Erano nella lista delle persone da evacuare, tutti e 15, e generosamente avevano portato con sé anche una ragazza, aiutandola a comunicare con i Talebani, traducendo per lei. Ma poi si sono viste inspiegabilmente rifiutate, salutando la ragazza. Oggi lei è salva, atterrata già in Italia tra i quasi 200 evacuati. Loro gioiscono per lei. Domani affronteranno ancora altri chilometri a piedi tra una folla impazzita dalla paura e sempre più inferocita dalla frustrazione, altri spari, altri spintoni, altre grida, altre minacce, altri ricatti economici e altre ritorsioni. Piangeranno ancora confortando i loro bambini…Consapevoli che il 30 agosto si sta avvicinando. Se qualcuno dei nostri amici può fare qualcosa lo faccia. Noi abbiamo già garantito per loro, inviato lettere e comunicato con il console di Kabul. Abbiamo bisogno di aiuto… Del vostro aiuto”.

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