Moavero: “Riforma Eurozona, sconcertanti proposte dalla Commissione Ue”

"Spostamento attenzione da deficit a debito non è buona notizia"
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ROMA – Sulla riforma dell’Eurozona, le proposte della Commissione europea “lasciano sconcertati”. Lo dichiara oggi al meeting Cl di Rimini il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi: “La riforma passa attraverso idee che fanno parte del dibattito, ma soprattutto proposte concrete che la Commissione europea ha messo sul tavolo a dicembre dello scorso anno, e che quindi sono attualmente in discussione. Queste lasciano sconcertati perché da una parte c’è la proposta di una direttiva che dovrebbe recepire e umanizzare il trattato di stablità noto come fiscal compact, stabilendo una serie di vincoli- è il senso delle parole di Moavero- ma andando a vedere la proposta della commissione notiamo che si affievoliscono le possibilità di deroga presenti nell’attuale sistema, che hanno permesso la cosiddetta flessibilità e si sposta l’attenzione dall’indebitamento annuale, il cosiddetto deficit, al debito pubblico, che per un Paese come il nostro non è buona notizia, ma non lo è per l’Unione Europea in generale, che durante la crisi ha visto aumentare la media dei debiti pubblici dei Paesi” membri. “Non vediamo neanche una parola nelle proposte della Commissione su meccanismi procedurali per sanzionare l’eccesso di vantaggio commerciale negli scambi all’interno dell’Ue che un Paese acquista sugli altri”, sottolinea ancora il ministro.

LA MONETA È CONDIVISA, NON I RISCHI

“L’euro nasce come una sorta di peccato originale, volendo usare questa terminologia, perché in essa l’elemento di condivisione del rischio è assente o estremamente sfumato. Condividere una stessa moneta, che rappresenta un valore, senza condividerne i rischi inerenti, tra stati diversi che mantengano una sovranità economica, oggettivamente rappresenta un azzardo”. Così il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, intervenendo oggi al meeting di CL a Rimini sul tema ‘Italia, Europa e Sviluppo.

“Probabilmente è il motivo per cui si continua, dall’indomani della firma del trattato di Maastricht, a parlare della sua riforma. Finché le cose sono andate bene o piuttosto bene questi problemi sono rimasti in secondo piano. Molti paesi grazie alla stabilità e alla nuova forza della moneta unica europea hanno migliorato la loro situazione- prosegue Moavero- ma l’esistenza di una moneta solida per molti sistemi produttivi abituati a una moneta debole ha significato una grossa sfida competitiva: quel vantaggio che poteva derivare dalla progressiva inflazione e svalutazione della moneta veniva a scomparire, e la sfida commerciale diventava più ardua perché non aveva più questo tipo di leva ma doveva svolgersi essenzialmente sulla qualità del prodotto. Le industrie che hanno saputo cogliere questo fatto si sono rafforzate, quelle che non hanno saputo farlo si sono indebolite”.

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