VIDEO | Coronavirus, lo psicologo: “Non avere paura se i ragazzi si riuniscono. Ma chiudere il Paese dall’esterno e fare tamponi”

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Castelbianco: "Loro si riuniranno sempre, se non lo facessero andrebbero contro natura. Siamo noi adulti che dobbiamo farci carico del loro senso di onnipotenza"
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ROMA – Tutto il lavoro fatto durante la quarantena, e che ha impedito il diffondersi della pandemia, “adesso non può ridursi all’idea ‘Abbiamo paura perché gli adolescenti si riuniscono’. Loro si riuniranno sempre, se non lo facessero andrebbero contro natura. Siamo noi adulti che dobbiamo farci carico del loro senso di onnipotenza e capire cosa fare affinché il loro assembramento non porti problemi di Covid”. Prende una posizione chiara al fianco dei più giovani Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), in merito alla ripresa dei contagi da Coronavirus.

“Basta osservare la realtà dei fatti per trovare soluzioni- afferma lo psicologo- non è possibile, infatti, immaginare di bloccarli in casa o mettergli addosso vigili e carabinieri. Occorre operare una chiusura dall’esterno verso l’interno. Va bene non mandare i giovani all’estero, ma- ricorda Castelbianco- se è vero che molti stranieri che arrivano in Italia sono portatori di Covid, allora in tutti i porti e aeroporti non si dovrà solo misurare la temperatura a chi arriva dall’estero, si dovrà anche eseguire il tampone veloce o mettere queste persone in quarantena per 14 giorni. Non possiamo pensare di far saltare l’equilibrio psichico a un milione di ragazzi perché non riusciamo a mettere in atto delle norme di tutela”.

Lo psicoterapeuta dell’età evolutiva rincara la dose e aggiunge: “È inutile, oltre che impossibile, richiedere ai ragazzi di essere più attenti, usare la mascherina e mantenere la distanza. Significa ammettere che non sono ragazzi– sottolinea il terapeuta- dobbiamo essere noi adulti a farcene carico”. Per scongiurare nuovi rischi epidemici Castelbianco, tuttavia, scarta l’ipotesi di un nuovo lockdown. Al massimo “possiamo fare delle zone rosse che i ragazzi rispettano perché sanno che sono delimitate”. Contro il luogo comune che tutti gli adolescenti siano vogliosi di movida, il direttore dell’IdO spiega che dalla quarantena sono sorte “due categorie di giovani: quelli che hanno ancora paura del virus e non escono mai di casa- conclude- e quelli che invece hanno voglia di relazioni sociali, che escono e in alcuni casi sono anche aggressivi. Una rabbia che è effetto pure dell’isolamento patito”.

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