VIDEO | Simit-Aisf, ecco lo spot per sconfiggere l’epatite C

Simit e Aisf lanciano una Campagna sociale per l’eliminazione dell’Epatite C. con tanto di spot che verrà trasmesso sui canali radio e e tv della Rai
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ROMA – In occasione della Giornata Mondiale delle Epatiti che cade il 28 luglio, istituzioni, specialisti, economisti, servizio pubblico, mondo dell’impresa, si sono trovati insieme per una conferenza stampa di lancio della Campagna sociale per l’eliminazione dell’Epatite C, oggi nella Sala Caduti Nassirya di Palazzo Madama. Per l’occasione è stato presentato lo spot di sensibilizzazione sull’Hcv: patrocinato dalla presidenza del Consiglio dei ministri e dal ministero della Salute, andrà in onda su tutti i canali radio e tv della Rai, su Rai Social e Rai web sino al termine della campagna. È stato anche proiettato un corto con le testimonianze dei pazienti guariti (97% i successi), per rafforzare il messaggio della campagna sociale per l’eliminazione dell’Epatite C in Italia, attraverso una terapia gratuita e della durata di poche settimane.

Tra i partner presenti all’evento anche Ferrovie dello Stato Italiane, che ha aderito alla campagna e contribuirà ad amplificarne il messaggio diffondendo lo spot attraverso i propri canali. “FS Italiane ha aderito con piacere a questa campagna. Una importante opportunità per fare cultura medico-scientifica e contribuire a informare il maggior numero di persone al tema e sensibilizzarle ai percorsi di cura”, sottolinea Rita Pofi, Responsabile Relazioni Esterne di Ferrovie dello Stato. Tra gli altri partner, anche Farma Magazine, la voce delle farmacie in Italia, che ha dedicato alla campagna la copertina e un ampio articolo nel suo organo di stampa disponibile in oltre 1 milione di copie presso 17mila farmacie in Italia.

LO SPOT PER CAPIRE E AGIRE

“L’epatite C in Italia ha colpito centinaia di migliaia di persone; dalla scoperta del virus nel 1989 ha causato in questi ultimi 30 anni oltre centomila morti, per cirrosi epatica o tumori del fegato. Dopo 30 anni, in Italia vi sono ancora 200mila persone stimate con infezione da Hcv. Oggi grazie alla ricerca possiamo facilmente sconfiggere il virus in poche settimane con una terapia per bocca semplice e non tossica. Rivolgiti al tuo medico o allo specialista: aiutaci a cancellare l’Epatite C. L’Epatite C è un rischio quotidiano e accorcia la vita”. Questo il testo dello spot, che si ispira ad una lavagna in grafite con un cancellino di memoria scolastica e richiama la grafica del reality “Il Collegio” o di alcuni messaggi pubblicitari di recente successo. “Aiutaci a cancellare l’epatite C!”: lo spot andrà in onda su tutte le emittenti radio e TV della Rai per sensibilizzare la popolazione sul tema.

L’iniziativa è stata promossa da Simit – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali con Aisf – Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Salute. Il servizio pubblico attraverso Rai Solidarietà Sociale ha sposato questa campagna dimostrando grande attenzione per un tema che rappresenta una straordinaria conquista per la scienza. Tutti siamo coinvolti e la società civile deve aiutare per far emergere il “sommerso”, ossia quei soggetti colpiti dal virus e ignari di aver contratto l’infezione. Pur con qualche distinguo statistico, le stime del sommerso raggiungono cifre importanti, comprese tra le 100mila e le 350mila persone. È quindi molto importante un coinvolgimento mediatico per rivolgersi a un pubblico quanto più ampio possibile: occorre informare e mantenere alta la guardia, cercando di sensibilizzare le famiglie e spingere i pazienti alla cura nei centri prescrittori per una terapia di poche settimane, gratuita e non tossica.

“La ricerca scientifica ha prodotto risultati straordinari in termini di terapia e la possibilità di eradicare l’Epatite C è un’opportunità che non può essere mancata e lo dico da medico e da politico – sottolinea Pierpaolo Sileri, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato. – Le istituzioni devono lavorare con le società scientifiche, associazioni e media per far emergere la comunità del sommerso e le popolazioni serbatoio del virus, per avviare i soggetti malati verso i centri prescrittori dove possano essere curati”.

LA SITUAZIONE OGGI

Il virus dell’epatite C (Hcv) è una delle principali cause di morbilità e mortalità correlate al fegato. La disponibilità di una cura ad alta efficacia, che consente la definitiva eliminazione del virus in circa il 97% dei casi trattati, ha cambiato radicalmente la prognosi e il destino individuale di migliaia di pazienti. L’Italia, grazie alle politiche di accesso al trattamento introdotte dall’Aifa, raggiungerà l’obiettivo dell’OMS della riduzione del 65% della mortalità Hcv correlata nel 2022 e, secondo le ultime analisi condotte dal Center Disease Analysis (Usa), si colloca tra i 12 Paesi avviati positivamente verso il traguardo dell’Oms dell’eliminazione dell’infezione da Hcv entro il 2030, a patto di mantenere alto il numero degli individui trattati. A fine giugno risultavano in Italia oltre 185mila trattamenti avviati e nella stragrande maggioranza già conclusi con successo. “Oggi abbiamo a disposizione farmaci per combattere l’Epatite C che sono così efficaci da assicurare nella quasi totalità dei casi l’eradicazione dell’infezione. In questo scenario bisogna allora individuare quali siano le popolazioni chiave nelle quali l’infezione si trova a circolare maggiormente e che quindi fanno da serbatoio dell’infezione, come i tossicodipendenti per via endovenosa, ma anche le key population come detenuti e migranti”, spiega il Prof. Massimo Galli, Presidente Simit.

Considerando infatti l’alta prevalenza di HCV nella popolazione generale in Italia, per aumentare la diagnosi e il trattamento delle persone infette è indispensabile far emergere il “sommerso” nelle categorie maggiormente a rischio. “C’è ottimismo per il futuro per quanto riguarda l’Hcv, eppure l’emergenza è ancora attuale- aggiunge Salvatore Petta, segretario Aisf.- Oggi dobbiamo considerare la lotta all’epatite C non ancora vinta del tutto. Abbiamo a disposizione dei farmaci antivirali estremamente validi sia per efficacia che per sicurezza; tuttavia, dobbiamo curare ancora tanti pazienti. È necessario quindi che istituzioni, clinici e pazienti convergano in una sinergia per individuare i soggetti ancora non raggiunti dal trattamento. Una particolare attenzione va dedicata a soggetti con fattori di rischio per esposizione al virus dell’epatite C (trasfusione di derivati del plasma prima degli anni ’90, storia di chirurgia maggiore, storia di iniezioni con siringhe di vetro non monouso, portatori di tatuaggi e/o piercing, etc), ed a popolazioni a rischio, come coloro che frequentano i Servizi per le dipendenze (SerD) o la popolazione carceraria, per i quali bisogna istituire dei programmi specifici di screening e di terapia”.

GALLI (SIMIT): COMBATTERE ‘SOMMERSO’ PER VINCERE EPATITE C

“Far emergere il sommerso dei malati di Epatite C non è ovvio ma è necessario, soprattutto perché dobbiamo considerare la dimensione generale che supera il pur importante aspetto individuale. Non ci accontentiamo di far guarire il singolo ma vogliamo andare a ridurre in modo significativo la presenza del virus nella popolazione e arrestare la sua possibile ulteriore diffusione”. Così all’agenzia di stampa Dire il professor Massimo Galli, presidente della Società Malattie Infettive e Tropicali (Simit).

Il sommerso– prosegue Galli- è nelle persone di età adulta, della mia generazione o antecedente addirittura, quando ad esempio non era stato introdotto il materiale usa e getta per tutte le pratiche sanitarie. Penso anche al periodo in cui non eravamo ancora in grado di rendere sicure le trasfusioni di sangue oppure garantire la sicurezza in sala operatoria, dal dentista o peggio ancora quando era ancora in uso l’infermiera che passava di casa in casa con la siringa da bollire. In tutti questi casi molte persone hanno contratto e diffuso il virus”.

Oggi possiamo far saltare fuori questo sommerso– aggiunge il presidente di Simit- ma dobbiamo farlo con una chiamata attiva. Quindi bisogna rivolgersi a determinate tipologie di persone e classi d’età valutando come farlo regione per regione, per individuare chi ha contratto l’infezione e non lo sa e curarlo. “Poi bisogna assicurarsi che chi sa di essere malato si rechi nei centri predisposti per curarsi. Vanno considerate soprattutto le cosiddette categorie a maggior rischio: persone con storia pregressa o attuale di tossicodipendenza con scambio di siringa, il contesto carcerario, senza dimenticare anche il discorso che riguarda gli immigrati, che rappresentano milioni di individui in Italia con prevalenza di infezione non inferiore a quella degli italiani. Per cui- conclude Galli- se dobbiamo ragionare in termini di sistema Paese dobbiamo intervenire anche in questo senso”.

MENNINI: CON NUOVI FARMACI EPATITE C RISPARMIO 55 MLN

“Come Università Tor vergata insieme all’Istituto Superiore di Sanità abbiamo compiuto studi molto importanti sull’impatto economico e di cura conseguenti al trattamento dei pazienti con i nuovi farmaci contro l’Epatite C. Abbiamo analizzato coorti di pazienti con temporalità differenti: contestualmente abbiamo raffrontato i dati nazionali con quelli degli altri Paesi europei, primi fra tutti Spagna e Inghilterra, utilizzando la banca dati Piter dell’Iss e la banca dati dei registri Aifa, utilizzando dunque dati ‘real world'”. Così all’agenzia Dire il professor Francesco Mennini, research Director, Centro Eehta, Ceis, Università degli Studi di Roma Tor Vergata a margine della conferenza stampa a Palazzo Madama del lancio della campagna sociale per l’eliminazione dell’Epatite C promossa da Simit, Aisf e patrocinata dal ministero della Salute. “Dall’analisi è emerso- prosegue Mennini- che come Paese abbiamo il numero di pazienti maggiori che sono stati trattati e guariti confrontando il risultato con quello degli altri Paesi europei. Mentre per quanto concerne l’aspetto economico e finanziario, si è dimostrato che dopo 5 anni e mezzo c’è il pieno ritorno dell’iniziale investimento effettuato dal Ssn. Dunque tanto è stato speso per garantire i trattamenti, tanto è ritornato indietro come riduzione dei costi. La ricerca ci ha inoltre consentito di dimostrare che nell’arco di 20 anni ci sarà addirittura un risparmio che si attesta attorno ai 55 milioni di euro. Credo questa sia una notizia importante perché si dimostra come le tecnologie e farmaci efficaci riducano i costi e hanno efficacia nella cura sui pazienti. Abbiamo in più dimostrato che in Italia c’è stato il più alto tasso di remissione da Epatite C”.

 

SILERI: TERAPIE E INFORMAZIONE, CURARE EPATITE C È POSSIBILE

“L’Epatite C si combatte soprattutto attraverso le nuove terapie che consentono la guarigione ma è altrettanto importante, per fermare la malattia, sensibilizzare la popolazione e raggiungere chi non è a conoscenza della malattia e dei rischi correlati. Molte persone ancora non sanno di essere affetti dalla patologia e che questa può essere curata. Ma per debellare l’Epatite C, questa va prima diagnosticata e poi trattata raggiungendo anche l’obiettivo fissato dall’Oms di curare almeno il 65% della popolazione. Questo significa poter, con un investimento iniziale, sensibilizzare e poi trattare con i nuovi farmaci e allo stesso tempo far risparmiare molte risorse al Ssn nonchè guarire moltissimi pazienti”. Così Pierpaolo Sileri, presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, interpellato dall’agenzia Dire a margine della conferenza stampa a Palazzo Madama per il lancio della Campagna sociale per l’eliminazione dell’Epatite C promossa da Simit, Aisf e patrocinata dal ministero della Salute.

EPATITE C, KONDILI: SCREENING PER FASCE D’ETÀ CONTRO ‘SOMMERSO’

“Il progetto Piter (Piattaforma Italiana per lo Studio delle Epatiti Virali) ha contribuito in tutti questi anni a far capire l’epidemiologia dell’Epatite C in Italia in tutti quei pazienti in cura presso i centri italiani. Sono circa 12mila i pazienti valutati che rappresentano un campione. Grazie a Piter, inoltre, siamo riusciti a fornire, a chi si occupa di politiche sanitarie, delle indicazioni e delle evidenze scientifiche per quanto riguarda l’accesso ai farmaci per trattare i malati fin dai primi stadi della patologia”. A dirlo all’agenzia di stampa Dire è Loreta Kondili, responsabile progetto Piter dell’Istituto Superiore di Sanità a margine della conferenza stampa a Palazzo Madama del lancio della campagna sociale per l’eliminazione dell’Epatite C promossa da Simit, Aisf e patrocinata dal ministero della Salute.

“Dunque indipendentemente dalla gravità della malattia- prosegue Kondili- la terapia ha un effetto molto positivo non solo sulla salute delle persone ma anche sul rapporto costo-efficacia per il Ssn. Oggi il trattamento è accessibile a tutte le persone e infatti le nostre ricerche sono indirizzate a scoprire piuttosto il sommerso. Innanzitutto bisogna capire dove si trova questo sommerso e attuare una strategia di screening di tutta la popolazione. Abbiamo testato lo screening universale, che a medio termine garantisce un risparmio dei costi”. “Il sommerso va cercato- conclude Kondili- alla popolazione oltre i 30-40 anni d’età. La nostra proposta dunque è uno screening per coorte d’età che risultano vantaggiosi sia sotto il profilo costo-efficacia che in termini di sostenibilità per il Ssn. Le coorti a partire dal 1948 e fino al 1978 se non 1988 sono le categorie della popolazione che sicuramente meritano un approfondimento”.

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24 Luglio 2019
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