ROMA – Una preghiera, il segno della croce e un brindisi tutti in piedi calici in mano: “A noi!”. Si apre col grido fascista la cena della ‘cosa nera’ in un ristorante sulla via Flaminia. Sul lato corto del tavolo Roberto Vannacci e Gianni Alemanno.

Intorno a loro una ventina di commensali, tra cui alcuni deputati di Futuro Nazionale: Sasso, Ziello, Furgiuele, Pozzolo. Vestono quasi tutti una camicia o una maglia bianca e il menù prevede piatti della cucina sarda, protagonista il porceddu. Mentre arrivano gli antipasti gli invitati chiacchierano e scherzano tra loro, di mira viene preso il ministro degli Esteri soprannominato “Al Tajani” tra le risate di tutti.

Poco prima, Vannacci aveva pubblicato sui social un video: “Sto andando a Roma a salutare un amico perché forte non è chi non cade, ma è chi cade e si rialza più forte di prima. Bentornato Gianni”. Nel post, il generale sottolinea: “Futuro Nazionale non lascia indietro nessuno”.
ALEMANNO BRINDA “ALLA LIBERTÀ” CON I VANNACCIANI
Gianni Alemanno questa mattina ha brindato “alla libertà”. L’ex sindaco di Roma, uscito questa mattina dal carcere di Rebibbia, è stato accolto da circa duecento militanti con cui si è poi spostato a festeggiare in un ristorante poco lontano dal carcere.
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“Due cose mi sono mancate- dice- un bicchiere di vino e la montagna“. Il primo desiderio lo esaudisce Paolo Diop, un passato nel movimento Indipendenza di Alemanno, appena passato con Vannacci in Futuro Nazionale. Gli allunga una bottiglia di prosecco, “ma si è scaldata”, avverte. Alemanno gradisce e stappa, poi Sylvie Lubamba, altra vannacciana, lancia il coro “Gianni! Gianni!” e l’ex ministro, bicchiere in mano, finalmente brinda e beve “alla libertà”.



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