sabato 15 Agosto 2026

Sorelle ritrovate, il padre perdona la zia che le ha tenute nascoste: “Non è colpa sua”. Dal carcere la madre: “Quando posso vederle?”

Il legale della difesa rinuncia al mandato. Domani attesa l'udienza di convalida del fermo di Valentina D'Acunto, del compagno e del nonno

ROMA – “Mi hanno usata e non mi hanno nemmeno detto scusa. Ora sono solo stanca, ho mal di testa”: è l’ennesimo collegamento e l’ennesima intervista in pochi giorni per Maria Sofia Di Russo, la zia ottantenne che ha ‘ospitato’ nel suo appartamento a Formia Sarah e Alisya, le sorelle di Minturno scomparse per due settimane dalla casa protetta di Civitella Alfedena e ritrovate domenica scorsa.

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IL PADRE DELLE RAGAZZE: “LA ZIA NON HA COLPE”

A “Storie Italiane” questa mattina, mercoledì 24 giugno, va in scena il confronto tra il padre delle ragazzine, Stefano Di Giacinto e l’anziana zia che, inconsapevolmente, si è resa complice del loro sequestro pianificato da Valentina D’Acunto, madre di Sarah e Alisya ed ex moglie dell’uomo. La signora Di Russo è visibilmente provata, fatica a parlare nel corso del collegamento in diretta. Il papà di Sarah e Alisya si commuove: “Lei non ha colpe- dice senza rancori- andrei a casa sua ad abbracciarla”.

L’uomo poi fa una confidenza su un fatto che ha preceduto tutta la vicenda. “Dato che la mia ex suocera sostiene che le mie figlie non mi vogliono vedere, voglio dire qualcosa- spiega- che non ho voluto rivelare prima che le mie figlie fossero in sicurezza”. Di Giacinto rivela quindi che la figlia maggiore Alisya le settimane scorse aveva richiesto ai servizi sociali di poter incontrare il padre, dopo sei anni e mezzo di separazione, a seguito del travagliato percorso che è seguito alla burrascosa separazione dei genitori. “Ci siamo visti lo scorso 22 maggio a Cassino- racconta- sono state due ore di abbracci, coccole, carezze, abbia pianto insieme, mi ha chiesto scusa di tutto quello che aveva fatto nei miei confronti dicendo che gli era stato comandato, è stato il momento più bello della mia vita”. Spiega poi che l’incontro è avvenuto alla presenza della curatrice delle ragazze, dell’assistente sociale e della responsabile della struttura, che possono confermare l’accaduto. Da quell’incontro, che ha segnato un riavvicinamento importante “poi mi è caduto nuovamente il mondo addosso”, spiega riferendosi ai 14 giorni di timori per la loro sorte. Ma ora quell’incubo è finito, dice sorridendo.

DOMANI L’UDIENZA DI CONVALIDA DEL FERMO PER I TRE ARRESTATI

Ma inizia un nuovo capitolo giudiziario che vede al centro invece Valentina D’Acunto, rinchiusa nel carcere di Sulmona, e le altre due persone ritenute coinvolte nel sequestro delle ragazzine, e perciò agli arresti, il compagno della donna, Vincenzo Esposito, e il padre Marco D’Acunto, nonno delle ragazzine. Domani è previsto il colloquio con i pm nel corso della convalida del fermo dove i tre dovranno rispondere dell’accusa di sequestro di persona aggravato e in complicità.

LA MADRE DAL CARCERE: “QUANDO POSSO VEDERE LE MIE FIGLIE?”

Dal carcere, la donna si chiede quando potrà rivedere le figlie, consapevole che la sua posizione ora è molto difficile. Tanto più che, come è emerso dalle parole del Procuratore di Sulmona, si sospetta che il piano fosse stato attentamente escogitato dalla donna per prevedere il trasferimento all’estero delle minori, pur di allontanarle dalla casa protetta e da un possibile ritorno dal padre.

SI CERCANO ALTRI POSSIBILI COMPLICI

Ma, come riferisce oggi il quotidiano Il Messaggero, le indagini potrebbero presto allargarsi, visto che nel decreto di fermo si ipotizza anche la partecipazione di altre persone a quello che per la procura è stato un vero e proprio sequestro. Perché anche se le due minorenni sono scappate volontariamente nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia dell’aquilano, per i pm sarebbero state private della libertà personale non solo da atti fisici ma an che da “atti fraudolenti”, come il prospettare un impossibile rientro a casa dalla madre, come riporta il decreto.

IL LEGALE DI VALENTINA D’ACUNTO RINUNCIA AL MANDATO DELLA DIFESA

Nel frattempo è sopraggiunta un’altra novità che complica le cose per Valentina D’Acunto: il suo avvocato, Giuseppe D’Amici, ha rinunciato al mandato difensivo. Una decisione presa per “sopraggiunti motivi personali e professionali- ha scritto il legale in una nota- che rendono impossibile il prosieguo dell’assistenza legale nel rispetto dei principi di deontologia professionale”. D’Amici precisa inoltre che “ogni ulteriore sviluppo o informazione relativa alla posizione della signora Valentina D’Acunto non sarà oggetto di commento, nel più rigoroso rispetto del segreto professionale”.

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