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Sudan, scattano sanzioni Ue su 6 esponenti di esercito e paramilitari, c’è anche un ex ministro

Medici senza Frontiere: "Ospedali nel mirino, i civili sono intrappolati"

Pubblicato:24-06-2024 18:52
Ultimo aggiornamento:24-06-2024 18:52

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ROMA – Il Consiglio europeo ha adottato misure restrittive nei confronti di sei personalità del Sudan appartenenti all’esercito e ai paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), nonché un ex ministro del governo Bashir, a causa della guerra civile che prosegue dall’aprile 2023. Gli individui sanzionati, a cui saranno congelati i patrimoni e non potranno ricevere fondi o compiere viaggi nell’Ue, sono ritenuti “responsabili di attività che minano la stabilità e la transizione politica” del paese.

Nello specifico, come si apprende in una nota, le sanzioni colpiscono Abdulrahman Juma Barakallah, generale al comando di RSF nel Darfur occidentale, “responsabile di aver commesso atrocità e altri abusi, istigato omicidi per motivi etnici, attacchi mirati contro attivisti e difensori dei diritti umani, violenza sessuale legata al conflitto e il saccheggio e l’incendio delle comunità”. Segue il consulente finanziario delle Rsf, nonché un importante leader tribale del clan Mahamid affiliato al gruppo nel Darfur occidentale.
Quanto alle Forze armate sudanesi, le sanzioni riguardano il Direttore generale della Defense Industry System (Dis), società già sanzionata dall’Ue, e il comandante dell’aeronautica sudanese, El Tahir Mohamed El Awad El Amin. I tre sono accusati di “bombardamenti indiscriminati in aree residenziali densamente popolate dall’inizio del conflitto”. Nell’elenco è presente anche Ali Ahmed Karti Mohamed, ex ministro degli Affari esteri sudanese sotto il governo di Omar al-Bashir.

MSF: “OSPEDALI NEL MIRINO, IL 21 GIUGNO UCCISA UNA FARMACISTA

Le violenze in Sudan hanno causato migliaia di morti e milioni di sfollati. Nelle ultime settimane gli scontri si stanno concentrando nell’area di El-Fasher, nel Darfur occidentale. Ieri, in una nota, Medici Senza Frontiere (Msf), tra le poche organizzazioni umanitarie internazionali ancora presenti in città, ha denunciato che “gli ospedali continuano ad essere sotto attacco e che nessun aiuto esterno riesce ad entrare in città a causa degli intensi combattimenti. Nella notte di venerdì 21 giugno, i bombardamenti delle Rsf hanno colpito la farmacia dell’ospedale saudita di El Fasher, sostenuto da Msf”. Secondo l’organizzazione, “una farmacista è stata uccisa mentre era di turno e l’edificio della farmacia è stato danneggiato. Anche se l’ospedale rimane aperto e continua a curare i pazienti, è stato danneggiato ed è solo parzialmente funzionante”.


Solo due giorni prima, riporta ancora l’organizzazione, “una persona è stata uccisa a soli 200 metri dall’ospedale e una terza stata uccisa vicino agli alloggi dello staff di Msf. Non è ancora chiaro il numero totale delle persone ferite dai bombardamenti di venerdì”.
Michel-Olivier Lacharité, responsabile degli interventi d’emergenza di Msf, dichiara: “Da quando sono iniziati i combattimenti sei settimane fa, oltre 260 persone sono state uccise e oltre 1.630 ferite, inclusi donne e bambini. Non sappiamo se gli ospedali siano presi di mira deliberatamente, ma la loro tutela è un obbligo che va rispettato. I civili sono intrappolati e non possono fuggire. Le loro vite devono essere protette e devono poter ricevere le cure necessarie” l’appello conclusivo del responsabile.

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