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Afghanistan, Guerini: “Fine missione italiana non è abbandono del campo”

guerini afghanistan
Il ministro ricorda "con gratitudine i 723 feriti e con profonda commozione le 53 vittime italiane"
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ROMA – Terminare la missione militare in Afghanistan dopo vent’anni è stata “una decisione non facile”. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini lo dice nell’informativa in Aula al Senato sulla conclusione della missione italiana in Afghanistan, giunta ufficialmente al termine l’8 giugno con l’ammainabandiera ad Herat.

“Un capitolo significativo della nostra storia”, spiega il ministro che ricorda come la missione abbia rappresentato “il più importante impegno militare delle nostre Forze armate fuori dai confini nazionali dopo la seconda guerra mondiale”. La fine della missione però “non è un abbandono del campo”, precisa Guerini, “le missioni iniziano, si sviluppano e si adattano al mutamento degli scenari e l’Afghanistan è una plastica dimostrazione che si concludono o, come in questo caso, evolvono individuando forme diverse di supporto”.

Il ministro ricorda “con gratitudine i 723 feriti e con profonda commozione le 53 vittime italiane che hanno perso la vita al servizio della Repubblica e per portare stabilizzazione e pace in Afghanistan” dove l’Italia ha portato avanti progetti per oltre 46 milioni di euro destinati alla costruzione di 82 scuole, 37 strutture medico-ospedaliere, 784 pozzi, più di 100 km di strade e oltre 30 infrastrutture. Oltre 50mila gli uomini e le donne in uniforme che si sono avvicendati in questi venti anni. Già 224 i collaboratori afgani trasferiti in Italia insieme alle loro famiglie, rimpatriati 280 nostri militari e già defluiti dal teatro operativo afghano più del 70% dei mezzi e dei materiali verso l’Italia.

In questi venti anni, sottolinea il ministro, “sono stati fatti concreti passi in avanti dal punto di vista sociale, in particolar modo per quanto riguarda i diritti civili, sull’istruzione e sulla condizione delle donne che hanno acquisito ruoli rilevanti nella comunità afghana”. Per il futuro occorre però che la comunità internazionale “si concentri sulla necessità di riprendere i negoziati di pace intra-afgani“, si segnala infatti una “recrudescenza di violenza, fonte di preoccupazione”.

Secondo Guerini “la presenza delle rappresentanze diplomatiche internazionali nel Paese è essenziale anche per segnalare alle frange più radicali del Movimento talebano che la Comunità internazionale non intende accettare passivamente che le lancette dell’orologio vengano riportate indietro di un ventennio”. Obiettivo della Nato “è contribuire allo sviluppo delle istituzione afgane di difesa e sicurezza affinché il Paese non diventi nuovamente un ‘paradiso sicuro’ per il terrorismo”.

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