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Comunali Milano, il siluro di Rasia a Salvini: “Si candidi lui”

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Per il manager del Gruppo Pellegrini, l'unica mossa che il centrodestra può inventarsi "per uscire dalla palude" è la candidatura del leader della Lega
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Di Nicolò Rubeis

MILANO – “Oggi lancio un sasso in uno stagno: Matteo Salvini potrebbe candidarsi a sindaco di Milano“. Una provocazione, che torna ciclicamente, ma stavolta il siluro via social arriva da Roberto Rasia Dal Polo, manager del Gruppo Pellegrini, tra i primi ad essere inserito mesi fa nell’ormai lunghissima rosa di pretendenti per il ruolo di sfidante di Giuseppe Sala alle prossime comunali d’autunno. E l’unico a essersi mosso anzi tempo, esponendosi pubblicamente forte del sostegno del commissario meneghino del Carroccio Stefano Bolognini, e di quello dello stesso Salvini.

Per Rasia, “dopo 9 mesi di studio e analisi quotidiana di tutto ciò che succede a Milano”, l’unica mossa che il centrodestra può inventarsi “per uscire dalla palude” è la candidatura del leader della Lega. Anche perché “diciamocelo- punge il manager- tanto lo stanno dicendo tutti, anche al bar: siamo alle comiche”. Non riuscire a trovare un candidato “può essere un boomerang- insiste Rasia- molto più devastante di quanto si pensi”. Soprattutto perché “le regionali sono a un passo, e di conseguenza le politiche”. In quest’ottica, per il comunicatore originario di Genova ma milanese ormai d’acquisizione, “Salvini è l’unico nome che a questo punto potrebbe rovesciare il tavolo da gioco”. Specie perché “chi potrebbe dire di no” a lui?

Una suggestione che lo stesso Salvini ha sempre rimandato al mittente, quanto meno nel breve termine. Chiaro che il capo della Lega sia ormai da tempo impegnato a livello nazionale, e con l’avanzata di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia c’è in ballo anche la leadership del centrodestra, che intanto pensa a federazioni e partiti unici, senza però riuscire a trovare un nome per Milano. Il tempo passa inesorabile, tra i ‘no’ di chi si è sfilato (vedi il rettore del Politecnico Ferruccio Resta, l’oncologo Paolo Veronesi o il professor Maurizio Dallocchio) e i veti calati dall’alto (come quello del Carroccio su Maurizio Lupi, che rimane però la candidatura politica di maggior peso nel caso si decidesse di superare l’idea del civico, o di Berlusconi su Oscar di Montigny, ultimo dei prentedenti a ritirarsi dalla partita).

Certo è che, come sottolinea Rasia, anche per Salvini non sarebbe una passeggiata battere Sala: “Ha una forte personalità- dice il manager- per questo è divisivo (Salvini, ndr). Poi dal punto di vista politico qualcuno disse a suo tempo che era escluso perché aveva solo che da perderci in caso di sconfitta”.

Ma Rasia non è convinto che sia ancora così. La sua candidatura “potrebbe essere quella mossa che non ti aspetti- aggiunge- che invece lo rivaluterebbe. Ne uscirebbe pulito, vincente, leader all’ennesima potenza. Lui saprebbe farlo”. Tanto Milano “non rischia alcuna deriva sovranista, perché è una città molto equilibrata, chiunque sia il sindaco, dedita soprattutto al lavoro e al volontariato”. Poi ovviamente “in caso di sconfitta sarebbero dolori- riconosce Rasia- ma l’unico che può farcela, a questo punto, è Salvini. Potrebbe davvero far volare Milano”.

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