Musei, Aufreiter lascia l’Italia: “Con la riforma Bonisoli non mi sento più utile”

Direttore della Galleria nazionale delle Marche, nel 2015 vinse la selezione internazionale indetta dal ministero dei Beni culturali, guidato allora da Dario Franceschini
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ROMA – Peter Aufreiter lascia la Galleria nazionale delle Marche. Il direttore del museo autonomo a fine novembre chiuderà infatti la sua esperienza in Italia e dal 2020 guiderà il Museo della Tecnica di Vienna. Austriaco, 44 anni, Aufreiter nel 2015 aveva vinto la selezione internazionale indetta dal ministero dei Beni culturali, guidato allora da Dario Franceschini, diventando uno dei sette direttori stranieri a dirigere un museo italiano. Il mandato dei direttori scelti con selezione internazionale dura quattro anni ed è rinnovabile.

“Lascio l’Italia e la Galleria nazionale delle Marche a malincuore, ma con questa controriforma non mi sento più utile al 100%. L’autonomia diminuirà, a quanto pare, e allora forse hanno ragione quelli che dicono che sono meglio i direttori italiani: perché questo Stato dovrebbe pagare uno straniero per fare ordinaria amministrazione? Non penso di essere la persona giusta a guidare un museo italiano dopo questa riforma”, spiega all’agenzia Dire Peter Aufreiter.

“Sono stato informato del ministero dei Beni culturali che, nonostante ci sia la possibilità di rinnovarlo, per via della riforma Bonisoli non è sicuro che il secondo mandato possa durare quattro anni. E siccome un lavoro come direttore di un museo non si trova da un anno all’altro- spiega- mi sono già mosso in inverno. Da Natale ho fatto diversi colloqui in Inghilterra, in Germania e in Austria. E ho scelto il Museo di Vienna”.

Eppure, la Galleria con il Palazzo di Urbino “è cresciuta in questi anni, tornando a essere percepita dai cittadini come il cuore della cultura del territorio”. I visitatori sono passati da 160mila del 2015 ai 200mila di oggi, dice Aufreiter, che ha aperto il Palazzo anche a concerti, teatro, matrimoni e feste. “Ma tutto nel rispetto più assoluto della tutela- tiene a dire- Del resto, il sito non è stato costruito per essere un tempio, ma un luogo di rappresentanza dove fare anche grandi eventi“.

Della riforma voluta dal ministro dei beni culturali, Alberto Bonisoli, e approvata pochi giorni fa dal Consiglio dei ministri, Aufreiter dice che “sembra che ci sia meno interesse per la valorizzazione, almeno come la intendo io. Quella fatta da Franceschini non era ancora perfetta, speravamo in più autonomia, e invece adesso diminuirà, con il ministero che deciderà su cose come i prestiti e il bilancio. Lo dico senza sarcasmo, ma seriamente- ribadisce il direttore- ho sempre trovato ridicole le polemiche sui direttori stranieri, nessuno chiede la nazionalità di un direttore d’orchestra. Ma con questo nuovo quadro ha ragione chi dice che siano meglio gli italiani, perché conoscono meglio la pubblica amministrazione. Io so fare altro“.

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24 Giugno 2019
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