Pino Daniele turba il comizio di Salvini, inchiesta a Salerno

Tre persone sono indagate a Salerno per aver esposto lo striscione 'Questa Lega è una vergogna'. Il reato è turbativa di comizio, per cui si rischiano tre anni di carcere
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ROMA – Non solo la minaccia di sequestro. Anche la denuncia e ora l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di aver commesso un reato punito con tre anni di carcere: turbativa di comizio. Lo striscione delle origini, quel drappo rosso con su scritta una strofa di Pino Daniele, “Questa Lega è una vergogna“, potrebbe finire in un’aula di tribunale. Oggetto di un reato che ai sensi del codice recita così: “Chiunque con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione di propaganda elettorale, sia pubblica che privata, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 600.000 a 3.000.000 di lire”.

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Salerno, 6 maggio scorso. Matteo Salvini ha in programma un comizio in Piazza Portanova. Ennio Riviello, 42 anni, avvocato, e l’amico Giampietro Perruso, 46 anni, decidono di affidare il loro dissenso a uno striscione rosso. Il primo, o uno dei primi, di quella ‘opposizione dei balconi’ che a Milano sabato scorso ha visto ‘sbocciare’ mille lenzuoli. “Quello striscione ha una storia. L’avevamo preparato con un gruppo di amici per la manifestazione di Campagna, del settembre 2018″, spiega Riviello, interpellato dalla Dire. “La Lega doveva tenere in paese la Pontida del sud. Ci tengo a precisare che Campagna ha una radicata tradizione antifascista. E’ un paese premiato per aver salvato decine di ebrei durante il regime. L’idea che la Lega potesse venire in paese, io non la sopportavo. Con alcuni amici pensammo di darle il benvenuto, in modo pacifico ovviamente. Poi la Pontida del sud salto’. Per improvvisi impegni del ministro l’appuntamento fu annullato…”.

Ma lo striscione è tornato utile, a Salerno, pochi mesi dopo. E così anche la frase di Pino Daniele. “Questa Lega è una vergogna”. “Sì ma non c’è stata nessuna turbativa come si vede dalle immagini che circolano in rete. Salvini doveva tenere questo comizio a Piazza Portanova. Noi abbiamo pensato di esporre lo striscione e alla fine l’abbiamo messo in un vicolo, via Sedile di Portanova, su un balcone che non era neppure visibile dal comizio, che per giunta doveva ancora iniziare. Ma di quale turbativa parliamo?”.

Ma evidentemente lo scopo della denuncia non è punire il fatto. Forse l’intenzione è impedire che il fatto si ripeta. O che diventi oggetto di emulazione. “E’ precisamente il motivo per cui ho deciso di non aspettare la decisione dei magistrati”, spiega Riviello. “Anche se sono indagato, so bene che l’indagine può essere archiviata. Tenere un profilo basso m’avrebbe fatto comodo. Ma ho deciso di parlare perchè è proprio questo che non riesco a sopportare: la repressione del dissenso, anche quando è civile, quando è sereno, educato. Si vede qui che a dispetto di una comunicazione martellante, il dissenso quando è profondo, vissuto, spontaneo, non lo metti in gabbia. Così si spiega la diffusione di striscioni e lenzuola in tutta Italia. Siamo cittadini liberi. E abbiamo diritto di dire come la pensiamo. ‘Questa Lega è una vergogna‘ è solo una frase ma noi abbiamo deciso di farla diventare anche una pagina facebook e un sito. Per esprimere lo sdegno per chi reprime senza motivo, perchè non dimentichiamo quello che la Lega ha rappresentato nel sud e ancora rappresenta. In quella frase vive l’indignazione di chi vede l’ipocrisia del rosario esposto e delle persone lasciate a mare. Se il pm deciderà di procedere di chiedere il rinvio a giudizio, ci difenderemo in giudizio. Non ci spaventiamo”.

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24 Maggio 2019
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