Tumore seno, Perrone (Ucbm): “PAM50 per terapie oncologiche personalizzate”

"Nel 2017 50.500 diagnosi tumore seno, ma elevata possibilita' guarigione"
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ROMA – Gli ultimi dati diffusi dall’Aiom confermano che il tumore al seno ha un’incidenza elevata nella popolazione femminile italiana. Nel 2017 infatti sono state ben 50.500 le nuove diagnosi, ma le prospettive di guarigione, se la neoplasia viene scoperta agli esordi, sono elevate. Dopo un intervento chirurgico, per asportazione di tumore al seno, il medico oncologo valuta l’opportunità di sottoporre la paziente a chemioterapia. Grazie a nuovi test l’oncologo oggi riesce a reperire sempre più informazioni, utili a individuare i casi in cui la chemioterapia può essere evitata. Per parlare delle nuove frontiere delle cure per il carcinoma mammario, la Dire ha intervistato il professor Giuseppe Perrone, associato di Anatomia Patologica dell’Università Campus Bio-medico di Roma.

– Professore qui possedete l’unico apparecchio in uso in Italia per il test genetico per carcinoma mammario, come funziona e a cosa serve?

“E’ un progetto partito qui al Campus Bio-medico nel giugno del 2014, che ha subito convinto la nostra istituzione da sempre attenta alla personalizzazione delle terapie e a mettere al centro il paziente. Questo progetto, il PAM50, si pone l’obiettivo di classificare il carcinoma della mammella nella maniera più tecnologicamente avanzata in modo da permettere una personalizzazione delle cure. Il PAM50 è nato negli Stati Uniti a seguito di studi partiti nel 2000 e conclusi nel 2009 e grazie a esso si è compreso che le neoplasie mammarie possono avere diversi gradi di intensità e in più predire, già dall’inizio, l’aggressività del tumore, al fine di calibrare meglio le scelte terapeutiche che l’oncologo compie. Inoltre, attraverso questo test è possibile individuare 50 geni e classificare così il carcinoma mammario in 4 tipologie differenti: Luminal A, B, Erb2+ e Basal-Like per programmare un protocollo personalizzato. Va anche detto che proprio recentemente è stata inserita nelle linee guida del carcinoma mammario la possibilità proprio di effettuare la caratterizzazione molecolare“.

 – Test tradizionali genomici e questi di ultima generazione, quali le differenze ed eventuali limiti?

“Finora qui al Campus Bio-medico abbiamo sottoposto a screening ben 150 pazienti e abbiamo confrontato i risultati a seguito del test PAM50 con quelli di tipo tradizionale cioè con approccio morfologico e immunoistochimico. Ci siamo accorti, anche grazie a uno studio multicentrico portato avanti anche da due centri spagnoli, uno a Barcellona e uno a Madrid, che su 500 pazienti il 40% non è classificato correttamente e dunque queste donne non ricevono terapie corrette. Predire dall’inizio quali sono le neoplasie, suddividendole tra quelle che sono aggressive e quelle che non lo sono, permette di capire il rischio di recidiva. Queste sono le due informazioni che da PAM50″.

– Il PAM50 è indicato per le donne operate per cancro al seno. Qual è l’incidenza della patologia oggi in Italia?

“Gli ultimi dati dell’incidenza in Italia parlano di 50 mila nuovi casi l’anno e dunque si può dire che 1 donna su 8 potrà essere affetta nella sua vita da carcinoma mammario. Dunque l’incidenza della patologia è alta, ecco perché è importante per il medico poter classificare correttamente la malattia: ciò garantisce il miglior approccio terapeutico possibile e permette anche un risparmio economico da un punto di vista del Ssn”.

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