VIDEO | Martello (SIBBM): “Covid-19 non è nato in laboratorio, spesso la verità è noiosa”

Graziano Martello, professore all'università di Padova e membro del direttivo della Società italiana di Biofisica e Biologia molecolare, fa il punto sulle conoscenze attuali del coronavirus
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print
NAPOLI – “Sui social leggo di persone che si chiedono se mai si saprà la verità. La verità ve la stiamo dicendo da due mesi. Si tratta di un virus molto simile a quello del pipistrello, cambiato leggermente in alcune sequenze, e diventato più bravo ad infettare le cellule umane. Se quello che le persone vogliono è la ‘verità’, e cioè quello che noi possiamo capire ad oggi, è questa. Se poi è noiosa perché ci si vuole vedere qualcos’altro la questione è diversa. Forse l’affermazione da fare è che non saremo mai soddisfatti della verità”. Graziano Martello, professore associato dell’università di Padova e membro del direttivo della Società italiana di Biofisica e Biologia molecolare, fa il punto in un’intervista alla Dire sulle conoscenze attuali nel suo campo di studio relative al SARS-CoV-2. Sono tante le fake news che girano sul Covid-19, non solo sui social o provenienti da chi non ha le competenze per trattare l’argomento, ma anche da chi, sulla carta, ha il titolo per parlarne. L’esempio più eclatante è quello del premio Nobel Luc Montagnier che, nel corso di un programma televisivo francese, ha sostenuto che all’interno del coronavirus responsabile della pandemia in atto ci fossero delle sequenze provenienti dall’Hiv, cosa che proverebbe in maniera certa una manipolazione genetica del coronavirus e, dunque, la sua nascita in un laboratorio di Wuhan. In risposta a queste affermazioni è scesa in campo la Federazione italiana Scienze della vita (Fisv) – che riunisce 16 Società scientifiche italiane (dai virologi ai biologi molecolari) per un totale di quasi 10mila scienziati – che tra le altre cose ha sottolineato che “l’ipotesi si fonda sul lavoro di un gruppo indiano pubblicato su una banca dati per manoscritti scientifici, non filtrato quindi da revisori scientifici, e prontamente ritirato perché la comunità scientifica ne aveva immediatamente segnalato le falle, e da un’altra pubblicazione su una rivista cosiddetta predatoria, di quelle che pubblicano qualsiasi cosa purché gli autori paghino laute cifre”. La Fisv ha anche chiarito che la diffusione a mezzo stampa, senza ulteriore controllo, delle parole del virologo francese, ha alimentato “il sospetto che la ricerca abbia prima fatto il danno e poi nascosto la mano. Un vero guaio perché l’ipotesi è di fatto interamente falsa ed infondata”. Quella di Montagnier è un’affermazione che “va contro numerose evidenze – rimarca Martello – portate dalla comunità scientifica che il coronavirus in realtà sia estremamente simile, 96% di identità, ad un virus normalmente presente nei pipistrelli. E rispondendo alle domande dei giornalisti presenti nello studio del programma di cui era ospite ha ammesso che sulla sua teoria non ci fosse l’accordo degli altri scienziati. Con tutto il rispetto per il Nobel, tutti gli scienziati con un minimo di competenza nell’ambito biologico sostengono che quella da lui affermata sia una castroneria. Se qualcuno – prosegue il biologo molecolare – opera una modifica genetica in un organismo rimangono necessariamente delle tracce riconoscibili che nel caso del SARS-CoV-2 non sono presenti”. Gli scienziati possono “avere opinioni, anche bizzarre. Ma di lavoro dobbiamo testare le ipotesi per avere degli esperimenti che le provino, le supportino, cosa che Montagnier non ha. Lui ha un’idea bizzarra e si trova nella fortunata posizione di poter esporre un’idea e avere qualcuno che gli creda”. Il caso del premio Nobel francese ha una particolarità, quella cioè di vedere come sostenitore di una tesi complottista un personaggio che, in apparenza, avrebbe le competenze per diffondere tesi accreditate. Su questo aspetto Martello evidenzia come sia vero che “ha scoperto l’Hiv, ma se una persona cerca su internet informazioni su di lui vede che ci sono anche 4-5 pagine dedicate a lui che ha detto che curerebbe il parkinson con la papaya e molte altre cose”. Per quanto riguarda l’informazione legata al coronavirus, il biologo molecolare consiglia di “non far girare filmati o catene su WhatsApp perché nel 99% dei casi si tratta o di mitomani oppure servono a spostare l’opinione pubblica da qualche parte perché, ad esempio, vuoi spaventare di più, vuoi dire che il governo ha fatto bene o che ha fatto male”. Tante volte cose come queste diventano vere “e noi dobbiamo fare la fatica di provare il contrario”. Martello, ragionando per ipotesi e chiarendo che sarebbe quasi impossibile, specifica che se domani si scoprisse, avendo delle evidenze scientifiche a supporto, che questo coronavirus è stato modificato in laboratorio “sarei il primo a dirlo perché non sono sul libro paga di nessuno. Se fosse così lo diremmo subito“. La posizione della comunità scientifica, allo stato, è che “succede spesso che questo tipo di virus passi da una specie all’altra, cosa già successa con la Sars. Conosciamo la sequenza del virus che normalmente infetta gli altri animali, abbiamo trovato già il parente più stretto e potremo trovarne uno ancora più vicino”.
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

24 Aprile 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»