Dai becchi contro la neve a ‘The isolator’, storie di oggetti di (in)successo

La storia è costellata di invenzioni che potevano essere rivoluzionarie e invece si sono rivelate dei flop
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di Valeria Barbarossa

ROMA – La vita di tutti noi è piena di oggetti di uso comune che ci hanno cambiato e migliorato la vita. La bicicletta, la spillatrice, la moka, gli occhiali da sole, il frullatore, l’asciugacapelli, lo smartphone sono solo alcune delle idee che si sono rivelate geniali e di cui non possiamo più fare a meno. Ma non sempre le cose sono andate nel verso giusto. Intuizioni che avrebbero dovuto cambiare il mondo hanno finito col rivelarsi incredibili flop, gettando i loro inventori nello sconforto. Geni incompresi o creativi bizzarri?

LE INVENZIONI 

A Montreal, nel 1939, per proteggere il viso dalle tempeste di neve, vennero immessi sul mercato dei lunghi ‘becchi’ di plastica trasparente. Questi coni, non bellissimi e neanche molto pratici, nonostante la buona intenzione di fronteggiare le gelide tempeste canadesi non furono né apprezzati né capiti, motivo per cui l’insuccesso fu inevitabile.

Altro esempio di oggetto che oggi sarebbe del tutto illegale è il trasportino per cani da agganciare esternamente alla portiera della macchina. La pubblicità, che risale al 1936, cita testualmente: “Quando porti con te il tuo cane per fare un giro, ma preferisci non averlo all’interno della macchina, puoi metterlo in modo sicuro e confortevole in questo sacco appoggiato al gradino della vettura. I ganci coperti di gomma per non rovinare la macchina, fisseranno la parte inferiore del sacco alla pedana e la parte superiore al finestrino aperto”. L’idea non ebbe il successo sperato.

Hugo Gernsback, inventore lussemburghese naturalizzato negli Stati Uniti, pensò bene, negli Anni 20, di creare un casco anti-distrazioni acustiche e visive per favorire la concentrazione solo ed esclusivamente sul lavoro da svolgere. ‘The Isolator’ era totalmente in legno con due piccole aperture per gli occhi e per evitare problemi di narcolessia causata dall’anidride carbonica, il creativo inventore attaccò alla maschera un tubo collegato a una bombola d’ossigeno. La maschera non fu un successo, ma gli valse la copertina sulla testata Science Innovation nel 1925.

Veniamo infine al micrometro di bellezza by Max Factor. La famosa azienda di cosmetici nata nel 1909 creò venti anni dopo un oggetto dall’aspetto veramente inquietante. La ‘maschera’, da alcuni paragonata allo strumento per tenere gli occhi aperti nel film Arancia Meccanica, grazie alle strisce di metallo flessibile che si adattavano al viso e alla testa, individuava le aree che dovevano essere migliorate con il trucco. Spiega l’articolo di giornale di allora: “Se, ad esempio, il naso del soggetto è leggermente storto – così leggermente, in realtà, che sfugge all’osservazione ordinaria – il difetto viene prontamente rilevato dallo strumento e il trucco correttivo viene applicato da un operatore esperto”. La vanità non è però passata di moda.

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24 Aprile 2020
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