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Egitto, al via summit su diritti. Ong: “Una maschera per il regime”

ROMA - "Con summit come questi, l'Egitto sta cercando di mascherare il suo terribile curriculum di abusi". George Kegoro, direttore
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ROMA – “Con summit come questi, l’Egitto sta cercando di mascherare il suo terribile curriculum di abusi”. George Kegoro, direttore esecutivo della Kenya Human Rights Commission, commenta cosi’ il vertice di Sharm El Sheikh, dove da oggi si riunisce la sessantaquattresima sessione ordinaria della Commissione Africana sui diritti umani e dei popoli.

Si tratta del piu’ importante organo dell’Unione Africana in materia di diritti: secondo Kegoro, i suoi membri dovrebbero “cogliere l’occasione di quest’incontro per esigere fermamente l’impegno del governo del Cairo nei confronti delle sue stesse azioni, che minacciano i diritti e le vite stesse di tanti egiziani”.
Le parole di Kegoro appaiono in un comunicato sottoscritto dalla sua associazione insieme ad altre quattordici organizzazioni per i diritti, africane e non solo, e pubblicato oggi sul sito dell’ong internazionale ‘Human Rights Watch’.

Nella nota, i difensori dei diritti umani affermano che “negli anni recenti, le autorita’ egiziane hanno represso senza sosta le ong”. “Oltre 160 persone- prosegue il testo- sono state arrestate da febbraio, in relazione alla stretta in corso sui dissidenti e ai presunti oppositori”.

Secondo fonti di ‘Human Rights Watch’ interne a “un’importante ong egiziana”, solo tre gruppi egiziani per i diritti umani avrebbero preso in considerazione di partecipare al summit. La maggior parte delle organizzazioni non lo avrebbe fatto per paura di ritorsioni da parte del governo.

“L’Egitto sta cercando di sembrare un Paese aperto ai summit e alle delegazioni per i diritti umani proprio mentre schiaccia tutte le voci di dissenso” ha dichiarato Micheal Page, direttore di ‘Human Rights Watch’ per l’Africa e il Medio Oriente. Soltanto ieri, quest’ultimo ha commentato anche il controverso referendum costituzionale con cui il presidente Abdelfattah Al-Sisi si e’ assicurato un mandato piu’ lungo e la possibilita’ di restare in carica fino al 2030.

“Gli emendamenti alla costituzione- ha riferito Page- sono un tentativo senza vergogna di rafforzare il potere militare sul governo civile, e il referendum si e’ svolto in un ambiente cosi’ illiberale e iniquo che i suoi risultati (88% di voti favorevoli alle riforme, ndr), non possono avere pretese di legittimita’”.

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