Alfie, Ricciardi (Iss): “Dai colleghi inglesi metodi disumani”. E arriva la cittadinanza italiana

"E' una modalità di decisione tipica del Regno Unito che io non condivido sempre" dice il presidente dell'Istituto superiore di sanità
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ROMA – “Ci sono tanti modi più umani per gestire una situazione del genere e il modo in cui molto spesso lo fanno i colleghi inglesi sono scioccanti e anche disumani“. Risponde così il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, interpellato dai giornalisti sul caso di Alfie Evans, il bimbo di 23 mesi, affetto da una patologia neurologica degenerativa sconosciuta, ricoverato all’ospedale pediatrico Alder Hey di Liverpool e per cui i medici inglesi hanno deciso lo spegnimento delle macchine. Ricciardi ne parla a margine oggi a Roma della presentazione dei dati relativi alle coperture vaccinali in età pediatrica e dell’adolescenza del 2017.

“Questa è una modalità di decisione tipica del Regno Unito che io non condivido sempre– ha proseguito Ricciardi- cioè quando è motivata è condivisibile, ma quando è motivata soltanto da un approccio schematico allora no”.

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Ricciardi ha fatto quindi sapere che gli inglesi “molto spesso non sono attenti all’aspetto umano– ha sottolineato- tanto è vero che noi abbiamo 500 mila italiani che vivono a Londra e mi risulta che la quasi totalità, quando non ha problemi urgenti e acuti, tende a ritornare nel nostro Paese a curarsi perché c’è un atteggiamento diverso”.

Quella dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, intanto, è un’offerta “molto generosa che risponde anche all’evidenza scientifica- ha proseguito Ricciardi- mentre spesso le modalità di decisione dei colleghi inglesi sono molto rigide e legate a criteri economico gestionali. Se il loro protocollo identifica che una patologia non è guaribile, loro non la curano, cioè fanno un rapporto costo-efficacia. Il loro ragionamento è questo: se io devo spendere decine di migliaia di sterline per curare questa malattia che non è guaribile, le sottraggo ad altri che possono essere avvantaggiati, quindi non lo faccio”.

Tra l’altro la Gran Bretagna sconta una situazione “economicamente molto difficile, con un taglio di 16,7 miliardi di sterline e medici stressati; basti pensare che a gennaio c’è stato il rinvio di tutti gli interventi chirurgici a causa dell’influenza, mentre a Oxford sono state sospese le chemio per mancanza di personale”. Ma esiste in Inghilterra una cultura della palliazione? “C’è una cultura della palliazione- ha risposto Ricciardi- ma ce l’hanno quando loro sostanzialmente ritengono che questa possa avere un rapporto costo-efficacia”.

Tornando al Bambino Gesù, che si è offerto di ospitare il piccolo Alfie, avrà avuto “buone ragioni, se non altro in termini di palliazione- ha aggiunto il presidente dell’Iss- perché esiste una morte rapida e dolorosa attraverso il distacco dei tubi o una morte accompagnata dolcemente, che poi è questo che chiedono i genitori”. Alcune malattie sono inguaribili, ha infine concluso Ricciardi, cioè “non hanno prognosi negativa, ma tutte possono essere curate; in ultima istanza si può fare una palliazione adeguata rispondente non solo a norme scientifiche, ma anche a una fede religiosa”.

E IN TEMPI DA RECORD ARRIVA LA CITTADINANZA ITALIANA

Il Consiglio dei ministri si è riunito oggi, martedì 24 aprile, alle ore 15.12 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni. Segretario la Sottosegretaria alla Presidenza Maria Elena Boschi. Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ai sensi dell’art. 9, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, ha deliberato il conferimento della cittadinanza italiana ad Alfie Evans, nato a Liverpool (Gran Bretagna) il 9 maggio 2016, in considerazione dell’eccezionale interesse per la Comunità nazionale ad assicurare al minore ulteriori sviluppi terapeutici, nella tutela di preminenti valori umanitari che, nel caso di specie, attengono alla salvaguardia della salute.

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