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Il Bangladesh in piazza 4 anni dopo la tragedia del Rana Plaza: “Diritti ora”

Il collasso della struttura uccise 1.175 persone, e oltre 2.500 rimasero ferite
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ROMA – Molte manifestazioni si sono svolte oggi in tutto il Bangladesh per ricordare l’incidente sul lavoro piu’ grave della storia di questo paese: il crollo del Rana Plaza il 24 aprile di 4 anni fa, un edificio di otto piani nella periferia di Dacca, costruito abusivamente, e che ospitava al suo interno le fabbriche di oltre trenta marchi internazionali della moda tra cui H&M, Wolmart e le italiane Kappa e Benetton.

Il collasso della struttura uccise 1.175 persone, e oltre 2.500 rimasero ferite. Ai cortei hanno partecipato in centinaia tra lavoratori, attivisti e rappresentanti delle sigle sindacali per chiedere la messa a norma degli stabilimenti nonche’ l’aumento del salario minimo, fissato a circa 63 euro, a fronte di un costo della vita che si aggira intorno ai 75 euro mensili.

LA QUESTIONE DEI RISARCIMENTI

A preoccupare gli osservatori internazionali e’ anche la questione dei risarcimenti delle vittime. Sono oltre 3mila i sopravvissuti o i famigliari di chi ha perso la vita nel crollo.

A tutti loro spetterebbe un risarcimento, che avrebbe rischiato di non arrivare mai se non fosse stato creato il Rana Plaza Trust Fund, organismo incaricato di sollecitare le aziende a versare gli indennizzi,calcolati caso per caso, in base al danno subito: 2.270 persone hanno ottenuto ad oggi il 40% della cifra dovuta mentre l’8 aprile scorso e’ arrivato un ulteriore 30% per 2.968 persone.

Come denuncia il quotidiano begalese ‘The Daily Observer’, pero’, in 150 non hanno ancora ottenuto nulla, e molte aziende non hanno ancora versato la cifra pattuita. D’altronde, stando a quanto ha scritto oggi sul suo sito web Human Rights Watch, all’indomani del crollo non esisteva un elenco ufficiale delle aziende che lavoravano nella struttura: “Gli attivisti hanno dovuto cercare a mani nude tra le macerie i cartellini con le indicazioni dei vari brend, e raccolto le testimonianze dei sopravvissuti”, per venire a capo dei responsabili.

I DIRITTI DEI LAVORATORI

Clean Clothes Campaign (Ccc), ong internazionale fondata nel 1999 per difendere i diritti dei lavoratori nell’industria della moda, in un comunicato denuncia che, nonostante gli sforzi compiuti a 4 anni dalla strage del Rana Plaza, ancora molto va fatto in Bangladesh per proteggere le 4milioni di persone impiegate in uno dei piu’ redditizi settori economici del paese.

A governo e industrie della moda ha suggerito quindi alcune azioni “semplici e realizzabili” per migliorare la situazione. Tra queste, il prolungamento e il rafforzamento del Bangladesh Accord, (abbreviazione di ‘Accord on Fire and Building Safety in Bangladesh’).

IL BANGLADESH ACCORD

Si tratta un’iniziativa quinquennale lanciata in modo indipendente dal mondo dell’industria e delle organizzazioni sindacali dopo la tragedia del Rana Plaza, volta a migliorare il rispetto degli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Sul suo sito web, i responsabili dell’Accordo evidenziano gli step portati a termine in questi quattro anni di attivita’: 400 stabilimenti produttivi hanno completato il 90% della messa a norma, mentre 61 l’hanno conclusa.

Oltre 300 ispettori stanno concludendo la propria formazione per ottenere le competenze e gli strumenti necessari alla loro futura attivita’ di monitoraggio nelle fabbriche, mentre ben 90 esposti e denunce di irregolarita’ presentate da lavoratori o sindacati sono andate a segno.

Clean Clothes incoraggia inoltre maggiore trasparenza nella filiera produttiva, in modo da consentire anche ai consumatori di conoscere il modo con cui viene prodotto cio’ che acquistano.

In questo senso due mesi fa l’Ong ha lanciato un appello all’Unione europea affinche’ riveda l’accordo commerciale con Dcca – uno dei principali partner commerciali dell’Ue – in seguito ad arresti arbitrari di sindacalisti e lavoratori che si battevano per condizioni di impiego piu’ umane.

RANA PLAZA, CHI E ‘ IL COLPEVOLE?

Ultimo ma non meno importante capitolo rimasto aperto e’ quello della giustizia: dopo quattro anni non esiste ancora nessun colpevole dell’incidente del Rana Plaza.

Oltre 40 persone sono finite sotto inchiesta, con l’accusa di aver permesso che i lavoratori entrassero nella struttura, nonostante il fatto che lungo i muri avessero cominciato ad aprirsi delle crepe gia’ dal giorno precedente. Negligenza e indifferenza che invece non e’ stata riservata agli inquilini degli appartamenti e agli impiegati della banca che nel Rana Plaza trovavano spazio accanto alle fabbriche, e che sono stati prontamente evacuati. Ai corte di oggi e’ stato quindi chiesta giustizia piu’ rapida per le vittime ma anche per i sopravvissuti: chi non ha riportato invalidita’ permanenti deve comunque fare i conti con il trauma psicologico che rende difficile il ritorno alla normalita’.

“Ormai non riesco piu’ a dormire senza prendere delle pillole. Mi tornano in mente tutte le persone morte nel crollo“, ha confessato Shabana a Human Rights Watch, spiegando che da allora la sua vita e’ perseguitata dagli incubi.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

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