Report del Consiglio Grande e Generale, seduta del 24 marzo – mattina

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Nella seduta della mattina, il Consiglio Grande e Generale prosegue e conclude l’esame dell’articolato del “Decreto Ristori” iniziato ieri sera. Con l’emendamento del governo “Articolo 4 bis” si prevede la sospensione delle rate dei mutui anche per persone fisiche fino a giugno 2021 per chi ha avuto ripercussioni economiche nella propria attività a causa dell’emergenza sanitaria. Libera ritira  l’emendamento analogo che interveniva allo stesso modo sui mutui per le persone fisiche, in quanto già recepito dal governo. Seguono una serie di proposte dell’opposizione, tutte respinte.

Viene respinto l’emendamento di Rf che chiedeva di abbassare allo 0,5% il tasso di interesse applicato dall’istituto di credito sul prestito assistito da garanzia (previsto invece fino al 2%). Il Sds Gatti motiva l’orientamento negativo per il rischio che, abbassando il tasso di interesse, le banche preferiscano non procedere alla sua erogazione.  Respinto anche l’emendamento Articolo 6 bis di Libera presentato da Matteo Ciacci: “Vorremmo premiare le attività che, nell’essere ristorate, in particolare con risorse a fondo perduto, vadano investire in ricerca, sviluppo, innovazione tecnologia o efficientamento energetico”. Per il Sds Gatti l’emendamento non è accoglibile: “Oggi stiamo trattando di un decreto ristori- puntualizza-  mentre la proposta chiede incentivi specifici che in parte esistono già”. Non accolto l’emendamento Articolo 6 bis di Rf per sostenere le imprese che hanno visto una riduzione del 20% della differenza tra fatturato/costi nel 2019 , attraverso un ristoro sotto forma di erogazione di una somma di denaro pari al 40% delle perdita registrata.  Non convince neanche l’ emendamento aggiuntivo articolo 7 Bis di Libera per istituire da una parte il “registro dei locatori solidali”, in cui iscrivere i locatori disposti ad applicare una riduzione del 50% mensile del canone di affitto al locatario in difficoltà e d’altra parte fissare una tassa straordinaria sui contratti di affitto per i locatori pari al 30% del canone annuo . “C’è chi in questo momento la crisi l’ha toccata con mano- sottolinea Matteo Ciacci- uno sforzo può essere fatto per chi ha degli immobili e può essere utile anche per le piccole aziende che proprio sull’affitto hanno avuto fiatone”.  Replica Stefano Giulianelli, Pdcs, chiarendo che sul problema degli affitti passivi esiste già un provvedimento, nel decreto n.91 del 2020, tarato sul credito di imposta, che potrà essere aggiornato sul 2021. Il consigliere di maggioranza boccia poi l’idea di introdurre una tassazione straordinaria: “Non è questo momento di chiedere soldi a cittadini e alle aziende, ma di dare aiuti”.  Seguono una serie di emendamenti del governo, accolti, che intervengono nella proroga dei termini di adempimenti fiscali e della presentazione dei bilanci. Terminato l’esame dell’articolato, il decreto viene ratificato.

L’Aula passa quindi all’esame di un Ordine del Giorno congiunto di Libera e Repubblica futura per impegnare il Congresso di Stato “a definire con tempestività interventi appropriati di sostegno e supporto al reddito delle famiglie, improntati a solidarietà e sussidiarietà e con modalità e criteri di accesso simili a quelli previsti per gli operatori economici nel citato Decreto Delegato 4 marzo 2021 n.49”. A presentarlo, il consigliereSara Conti di Rf: “Se da una parte è importantissimo l’intervento dei ristori a sostegno degli operatori economici,  non dobbiamo dimenticarci che anche singoli lavoratori e le loro famiglie hanno avuto gravi perdite, dovute al prolungarsi della cassa integrazione o alla perdita di lavoro causata dalla pandemia. Riteniamo sia giusto e doveroso che il Congresso si impegni a definire un intervento volto a sostenere le famiglie e non solo gli operatori economici. Il Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini risponde che il governo è già impegnato su questo fronte: nella  ricognizione di tutti gli interventi a supporto delle famiglie per la crisi pandemica e nell’attivazione di un fondo straordinario di solidarietà per l’emergenza con accesso immediato. “Visto il numero delle richieste presentate per il Fondo- prosegue- c’è inoltre l’impegno di incontrare categorie e associazioni di volontariato per intervenire in modo coordinato per superare le barriere di accesso”. In definitiva,  “gli interventi fatti con i criteri sulle imprese non sono direttamente assimilabili agli strumenti da mettere a disposizione delle famiglie- termina- per cui l’impegno del governo c’è”, di qui l’invito a respingere l’ordine del giorno. Nelle dichiarazioni di voto Giuseppe Maria Morganti per Libera e Nicola Renzi per Rf esprimono il loro stupore per l’orientamento del governo e il mancato sostegno unanime del Consiglio. Emanuele Santi di Rete per la maggioranza ricorda le iniziative già attuate in favore delle famiglie: “Non riteniamo opportuno sottoscrivere un ordine del giorno- ribadisce- quando il governo ha già in agenda questo tipo di interventi”. L’Odg dell’opposizione viene respinto.

L’Aula passa così ad affrontare il comma 11, relativo al Pdl di modifica della Legge sull’editoria presentato in prima lettura dal Segretario di Stato Teodoro Lonfernini su cui è richiesta la procedura d’urgenza. Su cui Eva Guidi, Libera, esprime la contrarietà del suo gruppo: “In questo momento ci sono emergenze reali legate al covid e sono rimasta meravigliatissima perché questo Pdl che va a toccare libertà fondamentali garantite dalla Costituzione viene portato in procedura d’urgenza e senza alcun confronto con le forze di opposizione, cosa gravissima”.  Giovanni Maria Zonzini, Rete, al contrario, si esprime in favore: “Per noi è sempre urgente avere garanzia del diritto all’informazione che è  costituzionalmente garantito per i nostri cittadini”. Concorde alla procedura d’urgenza anche Iro Belluzzi, per Npr, anche se raccoglie la critica di Guidi sull’opportunità di un confronto più ampio. Contrario Fernando Bindi per Repubblica futura per cui “l’urgenza non è necessaria- rimarca- perché bisogna che queste proposte abbiano il tempo di essere metabolizzate, il lasso temporale tra prima e seconda lettura è breve e serve solo a far comprendere le ragioni ad un pubblico più vasto rispetto la nostra aula delle modifiche apportate”.  

Per il Pdcs, Francesco Mussoni sostiene la richiesta di procedura d’urgenza: “E’ normale che il tema sollevi dibattito in Aula- manda a dire- condividiamo l’approccio del governo di avviare un primo step, minimale ma significativo, per avviare presidi di garanzia dell’informazione per non lasciarli morti, come lo sono stati in questi anni”. Infine Carlotta Andruccioli per Dml si esprime in favore della procedura d’urgenza, auspicando comunque maggiore condivisione nell’ambito di una riforma più ampia sulla materia, anche se sottolinea come il confronto ci sia stato tra governo e forze di maggioranza e che abbia portato a emendamenti migliorativi”. La procedura d’urgenza è quindi approvata. Inizia  il dibattito sul Progetto di legge che proseguirà anche nella seduta del pomeriggio.

Di seguito un estratto del dibattito avviato sul Pdl di modifica della Legge sull’Editoria

Comma 11. Progetto di Legge “Modifiche alla Legge 5 dicembre 2014 n.211 – Legge in materia di editoria e di professione degli operatori dell’informazione”. Approvata la procedura d’urgenza.

Teodoro Lonfernini, Sds con delega all’Informazione dà lettura della relazione al Pdl

La necessità di dotare il Paese di una regolamentazione riguardante la materia dell’Informazione è stata condivisa dal Congresso di Stato che con propria delibera n.26 del 5 novembre 2020 ha approvato le linee guida per addivenire alla redazione di un nuovo testo di legge attualmente allo studio e che verrà ultimato in due anni.

Nelle more della realizzazione del testo complessivo, si è reso necessario ed urgente intervenire con alcune modifiche alla Legge 5 dicembre 2014 n, 211 “Legge in materia dii editoria e di professione degli operatori dell’informazione”, per sopperire alle lacune che attualmente non rendono possibile una corretta applicazione della norma anche al fine di non pregiudicare l’operatività delle attività del settore.Gli articoli per i quali si rende indispensabile una modifica sono gli articoli 2, 6 e 27 della suddetta Legge. All’articolo 2 “Definizioni”, è stato precisato che una testata giornalistica, tra le altre caratteristiche, deve svolgere principalmente le attivita di informazione di cronaca locale destinata alla diffusione, sia per  quanto riguarda la parte cartacea che on line.
All’articolo 6 “Autorità Garante per l’Informazione”, si è reso necessario intervenire in quanto l’articolo originario non regolamentava correttamente l’attività dell’Autorità Garante stessa, la sua formazione, il suo scioglimento, i casi di incompatibilità e il riconoscimento di personalità giuridica. L’articolo 27 “Pubblicazioni periodiche” precisa che la Segreteria di stato con delega all’informazione, trascorso un congruo periodo di tempo e in base alla natura dell’informazione offerta, valuta se la stessa non sia da qualificare come testata giornalistica o testata giornalistica online ai sensi della presente legge.
Pertanto, al fine di garantire l’applicabilità dell’attuale Legge in materia di editoria e di professione degli operatori dell’informazione ed in attesa di un intervento che regolamenti in senso più ampio l’intera materia riguardante l’informazione che sia in grado di precisare garanzie e limiti alla stessa per i cittadini, le istituzioni è fondamentale modificare quanto sopra dettagliato.  

Preciso che le modifiche richieste nulla hanno a che vedere con vicende che mi hanno riguardato direttamente, né con circostanze anacrostiche definite liberticide dell’informazione, rispondiamo infatti ai principi espressi della Carta dei diritti e a “carte internazionali” sulla materia. Ricordo poi che in questo ultimo periodo di tempo si sono registrate le dimissioni di tre componenti del Garante all’informazione, dimissioni motivate da circostanze mancanti proprio da parte dell’attuali normativa, ciò ha fatto sì che avessimo l’obbligo di intervenire. La proposta di legge presentata il 15 febbraio scorso in Congresso riguardava inizialmente un decreto perchè aveva solo il fine di intervenire in modo temporaneo, proprio perchè il lavoro di rinnovo sulla legge in senso complessivo ci vedrà impegnati nei prossimi mesi in un lungo confronto anche parlamentare, in vista di un provvedimento più ampio che verrà ultimato entro due anni. Ma in attesa di quel confronto non potevamo permetterci che le circostanze in difetto potessero prorogarsi. Questo nell’attenzione di un soggetto che deve avere regole precise su come operare e nell’attenzione dell’utente per maggiori sue garanzie e delle istituzioni che almeno potranno funzionare in modo ordinato e con la ridefinzione dei loro compiti. Il resto, lo lascio a chi vuole confondere continuamente dicendo che il valore di un lavoro si quantifica meglio se non è urgente o sollevando polemiche strumentali. La procedura d’urgenza è uno strumento di lavoro delle istituzioni. Sono disposto a lavorare sul testo e anche ad accogliere vostri emendamenti se compatibili.
Matteo Ciacci, LiberaLa crisi ha colpito duramente anche il settore dei media che hanno visto un calo significativo nei ricavi pubblicitari. Credo questa sia l’urgenza da affrontare per sostenere il pluralismo dell’informazione. L’Europa ha messo a disposizione milioni di euro per finanziare progetti volti a sensibilizzare il pluralismo e a supportare il mondo dell0informazione. Questo poteva essere un intervento con carattere di urgenza, non certo l’andare a fare alcune semplici, ma estremamente incisive modifiche. Lei Segretario Lonfenini si dimentica di dire poi che con gli emendamenti della sua maggioranza la legge è stata completamente revisionata. All’articolo 3 lei scriveva che  la Segreteria di Stato, una volta avviata una pubblicazione periodica, deve valutare se la stessa possa essere considerata o meno testata giornalistica. E’ una cosa che non si può leggere. La maggioranza è intervenuta quindi per modificarla. E ancora: i soggetti che si sono dimessi dall’Autorità non lo hanno fatto per ‘malfunzionamento’, ma per altre ragioni. E sono già stati tranquillamente sostituiti. Il fatto è che ultimamente c’è una ‘estrema attenzione’ e l’autorità viene continuamente convocata, diversamente dal passato. Iniziamo a raccontare le cose come stanno.
Ci sono sensibilità talmente importanti quando si parla di editoria che il confronto va affrontato con serietà, altro che urgenza. Non vi siete confrontati nemmeno con gli operatori dell’informazione. E pubblicamente Segretari lei ha detto che voleva intervenire ‘per togliere il peso della politica dall’informazione’, nonostante quello che ha scritto all’articolo 3, con cui si arrogava il diritto di valutare se una testate era giornalistica o meno. Dov’è la libertà di espressione e informazione?  Questa sì che è una ‘fake news’ e gliel’hanno cassata dalla sua maggioranza.
La verità è che l’informazione viene criminalizzata, come chi fa opposizione, perché chi alza la voce è uno sciacallo o chi critica è una ‘fake news’. Noi abbiamo due nemici da combattere: pandemia e populismo e quest’ultimo non si abbatte con la censura e la riduzione del diritto di parola, ma verificando nel merito le notizie e consentendo una informazione sì affidabile ma Libera.
Iro Belluzzi, Npr
Il Pdl interviene sulla trasparenza di proprietà e finanziamenti delle testate di informzione. Sulle testate on line la maggiorana sta lavorando a un emendamento specifico, ma tutte le testate devono essere messe nelle stesse condizioni per avere contributi pubblici. Allo stesso tempo devono essere resi noti i finanziamenti, per chi opera e acquisisce sostegno devono essere depositate le tasse come per tutte le altre attività economiche.
Nicola Renzi, Rf
Ancora non capisco le modalità per cui si sia dovuti arrivare a discutere queste modifiche con una procedura d’urgenza. Mi sembra poi l’urgenza si stia ritorcendo contro. La maggioranza con la proposte di emendamento va ad incidere in modo consistente in alcuni punti, anche positivamente. Con procedura ordinaria e quindi con un confronto maggiore si sarebbe potuti intervenire meglio. Non è che questi interventi paiono essere risolutivi. E le cose sono cambiate rispetto a quando la legge è stata scritta. Per esempio, che il presidente dell’Authority sia nominato dal governo, oggi non sono d’accordo, ho cambiato idea rispetto 9 anni fa e la prima cosa da cambiare sarebbe questa. L’Articolo 3 è certamente peggiorativo per come è proposto in prima lettura, per le sensibilità del 2021 è una cosa che non si può vedere
Oscar Mina, PdcsCome spiegato dal Segretario sulla materia serve un intervento complessivo, è una materia rilevante. Questo Pdl include alcune modifiche in cui si precisa l’ambito in cui esercitare, sia in modalità cartacea che online. Negli emendamenti si parla di Consulta dell’informazione che verrà disciplinata per sua composizione e funzione, per tutelare gli organismi del settore. Anche per le pubblicazioni periodiche abbiamo intenzione di inserire una corretta collocazione in modo specifico per ottenere un riconoscimento sulla natura dell’informazione. E’ necessario inserire questo aspetto a tutela e riconoscimento dell’organismo di informazione stesso. Non vi è ingerenza politica, ma la segnalazione all’autorità che in modo responsabile e autonomo deve prendere le sue decisioni . A tutela dei fruitori e dei lettori, è prevista la presentazione delle partecipazioni come persona giuridica che fisica e il beneficiario effettivo della testata, la pubblicazione dei temi del bilancio economico. In attesa di una legge più specifica che regolamenti l’intero comparto a garanzia di cittadini e istituzioni, le modifiche al pdl siano necessarie. Tuttavia che si voglia strumentalizzare questa legge è da stigmatizzare.
Giovanni Maria Zonzini, Rete
Non vedo qua l’istituzione di un MinculPop. Invito a utilizzare toni sensati rispetto alla natura del Pdl presentato e a tenere in considerazione delle modifiche già depositate dal governo e concordate dai gruppi di maggioranza. Si parla dell’articolo 3. Nella formulazione attuale prevede semplicemente che una testata periodica che rispetta i criteri del codice deontologico e fa attività di informazione può essere, su sua richiesta, riconosciuta come testata giornalistica dai Garanti dell’Informazione che è organo a garanzia delle testate di informazione. Parlare di un provvedimento liberticida è ridicolo. Forse da più fastidio l’aricolo 4 che obbliga tutti gli organi di informazioni a dichiarare proprietà e finanziatori. E se qualcuno ha paura di questo, mi domando perché e da chi sono finanziati certi organi di stampa. Ma questo non significa che un giornale non può portare avanti la sua linea editoriale.

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