Coronavirus, l’economista Gros: “Mille ostacoli, ma ci sarà più Ue”

"Dovremo avere politiche comuni sulla sanita', visto che oggi ogni Stato fa per se' e a livello europeo non ci sono strumenti finanziari adeguati"
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BRUXELLES – “Penso che, tra mille difficolta’, dopo questa crisi ci sara’ piu’ integrazione europea“. Cosi’ Daniel Gros, economista tedesco direttore a Bruxelles del Center for European Policy Studies (Ceps), in un’intervista con l’agenzia Dire sul futuro dell’Ue dopo la crisi del Covid-19.

“Una cosa che ci ha insegnato questa crisi e’ che le malattie infettive non conoscono frontiere” dice l’esperto. “Dovremo avere politiche comuni sulla sanita’, visto che oggi ogni Stato fa per se’ e a livello europeo non ci sono strumenti finanziari adeguati“.

Questi strumenti, secondo Gros, si potrebbero tradurre in una sorta di “coronabond temporanei”, misure che finanzino una risposta europea in caso di emergenze sanitarie simili. Il direttore esclude che si possano adottare invece Eurobond permanenti, obbligazioni europee a condivisione del debito.

“Si ha la sensazione – dice – che alcuni Paesi temano che l’Italia e altri governi usino questa crisi per far passare riforme che vogliono da sempre, come quella del debito e della stabilita’ europea; il problema resta il debito pubblico pregresso di Paesi come l’Italia“.

Gros continua: “Adesso spendono tutti e la Germania spendera’ piu’ di altri perche’ lo puo’ fare. Superata la crisi, scommetto che la Germania avra’ avuto ragione a implementare per anni la politica dello ‘zero nero’ (il pareggio dei bilanci, ndr), perche’ con una finanza pubblica solida sono preparati all’imprevisto“.

Secondo il direttore, alla fine della crisi sanitaria “si tornera’ al vecchio gioco in cui l’Italia sta sempre sull’orlo, non prende le misure che porterebbero al pareggio del bilancio, i mercati reagiscono, lo spread va su e si continua piu’ o meno a com’era prima della crisi”.

Una maggiore integrazione fiscale e misure come gli Eurobond, secondo Gros, potrebbero avverarsi solo qualora “l’Italia per la prima volta dicesse che un debito alto e’ una mina vagante e promettesse una politica dello ‘zero nero’ per i prossimi dieci anni“.

Allora, sottolinea lo studioso, “in Europa si crederebbe alle sue promesse”. Gros vede per l’Italia “l’occasione di andare in questa direzione”.

Le forze politiche si dovrebbero compattare e l’elettorato dovrebbe punire chi va in direzione opposta – sostiene Gros – e se ci fosse qualcuno che dicesse ‘abbiamo capito, aumentare la spesa pubblica serve in tempi di crisi ma per essere preparati alla crisi dobbiamo avere debito basso’, allora tutto cambierebbe”.

Una maggiore integrazione europea, quindi, secondo il direttore, riguardera’ solo “alcune politiche, come la salute pubblica, la difesa delle frontiere esterne e il controllo esterno alla zona Schengen”.

Difficile invece immaginare piu’ poteri per il Parlamento europeo, visto che “oggi i governi dei Paesi membri stanno mettendo al centro la sovranita’ dello Stato nazionale”.

Gros non risparmia una stoccata alla Commissione europea, accusata di “essere sempre indietro”. “Si sarebbe dovuto chiudere alcune frontiere molto prima – dice – e anche se si tratta di una competenza nazionale, la Commissione avrebbe dovuto fare la proposta”.

Sempre sulla chiusura delle frontiere, Gros ipotizza una riapertura dello spazio Schengen appena sara’ superata la crisi. “Non conviene a nessuno – sottolinea – mantenerlo chiuse”.

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24 Marzo 2020
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