In Marocco campagna social per accogliere un bebé

La ong Gadem lancia l'hashtag #Free_Mandika_S per fare pressioni sul governo marocchino
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RABAT – “Non espellete mamma Mandika e il suo piccolo!” e’ l’appello al governo marocchino lanciato dalla Ong locale Gadem (Groupe d’accompagnement et de défense des étrangers et migrants) contro l’istanza di espulsione che pende su Mandika, donna congolese e madre di un bambino di nove giorni.

L’11 marzo scorso Mandika, all’ultimo mese di gravidanza, era in transito all’aeroporto Mohammed V di Casablanca, con destinazione Berlino, quando la polizia di frontiera ha deciso di trattenerla nella zona d’attesa con l’intenzione di rimandarla, lo stesso giorno, nel suo paese di origine.

Le autorita’ marocchine avrebbero invocato, secondo la stampa locale, una falsificazione del suo visto per l’area Schengen. Vista l’imminenza del parto, la compagnia aerea ha rifiutato di imbarcarla, reclamando il suo trasferimento all’ospedale Ibn Rochd di Casablanca, dove secondo i responsabili della Gadem la donna e suo figlio si troverebbero ancora, sorvegliati dalla polizia.

La legge marocchina precisa che e’ vietato espellere minori e donne incinta” denuncia l’associazione, che sottolinea come in questo caso le autorita’ agiscano in violazione della legge marocchina oltre che di impegni internazionali del Paese in materia di migrazione.

Altri due casi simili si erano gia’ verificati nelle scorse settimane, e in uno di questi una persona minore era stata accolta nel paese, anche in seguito a pressioni di stampa e societa’ civile. Intanto sui social network l’Ong ha lanciato una campagna invitando tutti a mandare fotografie esibendo il cartello con l’hashtag #Free_Mandika_S. Mentre numerosi paesi europei hanno inasprito le loro misure contro la migrazione, il re del Marocco ha annunciato, a dicembre dell’anno scorso, una nuova politica di integrazione e regolarizzazioni, salutata con favore anche dalle associazioni antirazziste come la Gadem.

di Giulia Beatrice Filpi

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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