ROMA – Nel caso del cuore danneggiato trapiantato al piccolo Domenico Caliendo, morto sabato 21 febbraio, emerge un nuovo e pesante elemento d’accusa. Durante l’espianto dell’organo, donato da un bambino altoatesino di quattro anni, sarebbero state riscontrate “significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli”.
È quanto si legge nell’ultimo rapporto inviato al ministero dal dipartimento di Prevenzione sanitaria e salute della Provincia autonoma di Bolzano, citato dal Corriere della Sera.
Secondo la relazione una parte rilevante delle anomalie sarebbe imputabile all’équipe campana responsabile dell’espianto e del trasporto dell’organo. Una linea che l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige aveva chiarito fin dall’inizio, precisando che “la competenza e la responsabilità per il prelievo del cuore, la sua corretta conservazione durante il trasporto e la successiva operazione di trapianto ricadono sull’équipe del centro trapianti ricevente“.
Una posizione ribadita anche dall’assessore provinciale competente, Hubert Messner, che nelle ultime ore ha dichiarato: “Per quanto mi è dato sapere, tutto si è svolto rigorosamente secondo il protocollo. Negli ultimi 30 anni non abbiamo mai avuto situazioni critiche durante il prelievo o il trasporto di organi. Confido pienamente nell’operato dei nostri collaboratori. Attendo l’esito delle indagini con estrema tranquillità”.
Il documento della Provincia individua una serie di punti critici precisi. Le contestazioni riguarderebbero la procedura chirurgica adottata, una dotazione tecnica giudicata incompleta – in particolare per la carenza di materiale refrigerante – e incertezze sulla gestione dell’anticoagulazione, con l’utilizzo di eparina. Elementi che ora dovranno essere verificati anche dagli ispettori del ministero, attesi mercoledì a Bolzano per raccogliere testimonianze e ricostruire la catena di errori del 23 dicembre.
Al momento gli indagati sono sette, tutti professionisti dell’ospedale Ospedale Monaldi, ma non viene escluso un possibile ampliamento dell’inchiesta anche all’ospedale di Bolzano. L’indagine resta aperta, mentre il caso continua a sollevare interrogativi pesanti su responsabilità, protocolli e controlli lungo l’intera filiera del trapianto.







