ROMA – Le nuove tariffe volute da Donald Trump sono scattate oggi: aliquota al 10%, in vigore dalla mezzanotte di Washington. Un’entrata in scena che arriva poche ore dopo la frenata della Corte Suprema, che venerdì ha bloccato buona parte delle precedenti tasse sulle importazioni.
Il presidente, però, non ha perso tempo. Sempre venerdì ha firmato un ordine esecutivo per far partire i dazi al 10%, lasciando intendere – e dicendolo apertamente – che il livello “giusto” sarebbe stato il 15%. Minaccia rimasta sospesa nell’aria: allo scoccare delle 00:01 di martedì, nessun nuovo atto formale. Solo il 10%.
Non è detto che duri. Secondo Bloomberg, alla Casa Bianca è già in lavorazione un nuovo ordine esecutivo per alzare l’asticella al 15%. Coerente con le parole di Trump, che in settimana ha rivendicato la possibilità di usare i dazi in modo “molto più potente e odioso”.
Le nuove misure, introdotte sfruttando la Sezione 122 del Trade Act del 1974, stanno alimentando nervosismo tra i partner commerciali degli Stati Uniti. Il Regno Unito osserva con attenzione: Londra aveva negoziato appena un anno fa un’aliquota del 10%. L’Unione europea, invece, è già entrata in modalità difensiva.
Lunedì Bruxelles ha sospeso per la seconda volta in un mese la ratifica dell’accordo commerciale con Washington raggiunto lo scorso luglio. Un’intesa già finita nel congelatore e poi riesumata dopo le uscite di Trump sulla Groenlandia. L’accordo prevedeva dazi generalizzati al 15% sulle importazioni europee, comprensivi delle tariffe precedenti.
Da Pechino, per ora, toni misurati ma linea chiara. Un funzionario del ministero del Commercio ha fatto sapere che la Cina deciderà “a tempo debito” se reagire alle nuove tariffe. A Reuters ha ribadito la posizione ufficiale: Pechino si oppone a ogni forma di dazi unilaterali e chiede agli Stati Uniti di ritirarli e di non introdurne di nuovi.
La Cina, non a caso, è tra i principali beneficiari della sentenza della Corte Suprema che ha colpito la prima ondata di dazi trumpiani. L’anno scorso aveva risposto con una raffica di contromisure, colpendo prodotti agricoli americani ed energia.
Sul calendario, intanto, c’è già una data cerchiata in rosso: Trump è atteso in Cina dal 31 marzo al 2 aprile per un faccia a faccia con Xi Jinping. Sul tavolo, inevitabilmente, anche la guerra dei dazi.







