Foto di repertorio di precedenti proteste
ROMA – Gli studenti universitari dell’Iran “naturalmente hanno il diritto di protestare, ma non devono superare linee rosse”: è il monito che arriva dal governo di Teheran, attraverso la portavoce Fatemeh Mohajerani, in seguito alle nuove proteste che da sabato proseguono nell’università di Teheran e in altri atenei del Paese. Come ha aggiunto Mohajerani, le linee rosse riguardano nello specifico il fatto di violare “luoghi sacri e la bandiera”. Bandiere della Repubblica islamica sono state infatti date alle fiamme ieri in tre diversi atenei.
In risposta ai nuovi disordini negli atenei – dove i cortei anti-governativi si sono anche scontrati con i cortei di studenti che sfilavano a favore dell’esecutivo – ieri il ministero della Scienza, della Ricerca e della Tecnologia ha attivato i consigli disciplinari universitari e convocato gli studenti, che sono già al lavoro per “esaminare urgentemente” i recenti incidenti. Stando alle fonti di stampa locale, la magistratura potrebbe prendere in mano questi casi laddove “dovessero fallire le misure interne”.
È la prima volta che si registrano nuovi cortei dopo le ondate di manifestazioni scoppiate a fine dicembre per il carovita e poi trasformate in iniziative per invocare la fine del governo degli ayatollah. Secondo le autorità, almeno 3mila dimostranti hanno perso la vita, una stima che supera quota 7mila invece stando alla Human Rights Activists News Agency (Hrana). Nel tentativo di reprimere il dissenso, le autorità hanno disposto la sospensione delle lezioni universitarie a partire dal 4 gennaio e poi bloccato la connessione internet l’8 gennaio seguente. Un modo, denunciano gli attivisti, per nascondere crimini e violenze commesse contro i cittadini scesi in piazza.
Accuse che rilancia stamani Human Rights Watch nel report ‘Iran: Tsunami di arresti arbitrari e sparizioni forzate’ in cui, sulla base di testimonianze e prove raccolte, l’organizzazione per i diritti umani con sede negli Stati Uniti punta il dito contro l’intelligence e le forze di sicurezza iraniane“, accusandole di “arresti e detenzioni di massa, arbitrari e violenti di manifestanti, compresi i bambini, dal 28 dicembre 2025. Si segnala che decine di migliaia di persone siano state arrestate in tutto il Paese. Ondate di arresti sono continuate dopo i massacri avvenuti in tutto il Paese l’8 e il 9 gennaio 2026. Le autorità- scrive ancora Hrw- hanno sottoposto i detenuti a tortura e altri maltrattamenti”, avvertendo che ora “i detenuti corrono il serio rischio di morte in custodia, di subire processi gravemente iniqui e di essere sottoposti a esecuzioni segrete, sommarie e arbitrarie”. Le autorità, chiarisce in conclusione l’organizzazione, “si sono sistematicamente rifiutate di fornire qualsiasi informazione sulla sorte e sul luogo in cui si trovano i detenuti, provocandone così la sparizione forzata”.
Hrw riferisce che lo scorso 26 gennaio, i servizi di intelligence dei Guardiani della rivoluzione “hanno indicato che almeno 11mila persone erano state convocate dalle forze di intelligence e di sicurezza a quella data. Secondo il portavoce della magistratura, 10.538 persone erano state rinviate a giudizio e 8.843 incriminazioni erano state emesse entro il 17 febbraio”. In una registrazione vocale ottenuta da Hrw, un prigioniero ha lanciato un appello alla comunità internazionale: “Non dimenticate i detenuti… Siate la nostra voce, se non alzate la voce, ci elimineranno tutti”.







