venerdì 13 Marzo 2026

‘Percuotendo in cadenza’, Giovanni Lindo Ferretti in scena al Teatro Comunale di Vicenza

Il ritmo con cui declama la sua biografia umana ed artistica è serrato, senza soste e senza remore

ROMA – E’ un periodo intenso, quello che sta vivendo Giovanni Lindo Ferretti. Prima il tour di ritorno dei Cccp, salutato e osannato urbi et orbi, poi tra qualche mese la reunion dei Csi, attesa e finalmente annunciata. In mezzo ci sta pure un infarto colto fortunatamente ai suoi albori tra le calli di Venezia e per questo affrontato con sufficiente tempestività. E nel frattempo Giovanni Lindo ha deciso di uscire con una nuova edizione del suo libro Ora – diventato nella nuova edizione Ora et Labora, sempre per le edizioni Aliberti – in cui un paio di capitoli si aggiungono alla narrazione precedente, un viaggio tra Appennini, ribllione punk, preghiere e incontri illuminanti. Non pago di tutto questo Ferretti ha pensato bene di portare in scena una sua personale piece di musica e narrazione, Percuotendo in cadenza, che altro non è che la messa in scena di parti del suo libro incardinate in una scaletta di canzoni provenienti da circa quarantanni di onorata carriera nel rock alternativo.

SULLA SCENA ACCOMPAGNATO DA BENEVENTI E ROSSI

La piece è stata presentata al Teatro Comunale di Vicenza (dove in buona sostanza era nata lo scorso anno come “pezzo unico”, per poi prendere la forma di un autentico spettacolo teatrale) all’inizio di un breve tour votato all’ascolto ed alla potenza dell’intreccio tra parola declamata e parola cantata. Sulla scena – minimale e disegnata con gran cura di luci ed effetti in penombra – ci sono Ferretti accompagnato dal vulcanico Simone Beneventi (difficile definire la sua strumentazione che va dalle percussioni al glokenspiel) e Luca Alfonso Rossi, vecchio e fidato amico degli Ustamamo, che si occupa delle chitarre e del basso. Lo spettacolo è un alternarsi di letture e musiche, di preghiera e impietosa fotografia del presente. Nelle parole di Giovanni Lindo Ferretti scorrono l’infanzia sugli Appennini, tra funghi, cavalli e nonne con il rosario. Poi i Cccp, il punk, l’amico Zamboni, Berlino, Mosca, la caduta del muro di Berlino, Reggio Emilia, il Consorzio Suonatori Indipendenti, Finistere, la guerra nei Balcani, la Mongolia, l’Algeria, il Sudafrica, le balene. E poi ancora la crisi dell’Occidente, la debolezza delle coscienze, la perdita delle radici, il male, il bene, ed un “sia fatta la tua volontà” detto davanti al tempo che passa.

UN RITMO SERRATO

Il ritmo con cui Lindo Ferretti declama la sua biografia umana ed artistica è serrato, senza soste e senza remore, e si aggroviglia indissolubilmente con le canzoni, proposte senza l’aggressività dei primordi, ma con la coscienza di un’artista di 70 anni. Le musiche sul palco sono un mondo nel mondo: Finistere (Annus Horribilis in decade malefica. Decade malefica in stolto secolo. Secolo Secolo osceno e pavido. Grondante sangue e vacuo di promesse), A tratti (Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è. Chi è stato è stato e chi è stato non è), Depressione caspica (No non ora non qui, no non ora non qui…). La passione arcaica di Lindo Ferretti per i cavalli si rivela sia nei momenti tratti da Saga, per un teatro barbarico di uomini, cavalli e montagne (Pons tremolans: Passa il tempo, come acqua sotto il ponte/ Un’alluvione di tanto in tanto/ Ma il ponte è stabile, io tremolante) che nel gesto sacerdotale con cui l’artista emiliano giunge sul frontescena offrendo alla luce ed al pubblico un cranio di equino, quasi a celebrare la presenza incombente di un simbolo delle epoche che passano. Sono quasi due ore di piece, in cui c’è anche spazio per una citazione veloce di Bella Ciao, per poi passare al periodo Pgr con Cronaca Montana (Certo le circostanze non sono favorevoli, e quando mai? Bisognerebbe? Bisognerebbe niente. Bisogna quello che è. Bisogna il presente), seguita da Del Mondo (E’ stato un tempo il mondo, giovane e forte) ed Intimisto (Mi rubi il tempo. Mi rubi l’energia. Non ascolti il lamento. Non ascolti il richiamo; Incrini il mio coraggio. Vanifichi l’attesa).

IL FINALE È UNA SORTA DI LITURGIA PINKFLOYDIANA

Suoni e narrazioni nella serata progettata da Ferretti sono una via per entrare nel suo mondo, nel suo vissuto, ma anche nei meandri di un tempo enigmatico e violento, con poco spazio per la memoria, intesa come senso della strada compiuta e dei valori necessari per vivere oggi. Ed allora il finale è una sorta di liturgia pinkfloydiana: luci violacee, sprazzi di proiettori gialli su Lindo Ferretti e sul cranio del cavallo che è rimasto imperterrito in prima fila sulla scena. Gli ultimi dieci minuti dello spettacolo sono tutti per un Te Deum psichedelico, una preghiera gotica che si abbatte attrattivo sul pubblico come una cerimonia di liberazione e di sublimazione, di consapevolezza e di attesa. Dopo un breve bis il sipario cala su una serata di emozioni profonde e vaganti. Le prossime date di Percuotendo in Cadenza sono già fissate nei teatri di Trento, Firenze, Udine, Perugia, Milano e Parma. E poi sarà già tempo di Csi.

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