ROMA – Italo Bocchino un po’ sesso, alcol e musica classica (al posto del rock and roll). Un auto-racconto che fa al Corriere della Sera in occasione dell’uscita del sul libro su Giorgia Meloni. “Mi consideravano un traditore, tra i colpevoli della rottura fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, cosa solo in parte vera”, dice nell’intervista. “Io appartengo alla classe dirigente del passato”.
Racconta gli anni difficilissimi dopo la dissoluzione di Futuro e Libertà: “Tutti i pianeti erano allineati negativamente. Nel 2011, ho avuto una separazione abbastanza rovinosa. Nel 2013, sono uscito dal Parlamento inaspettatamente. Ero senza nulla, anche senza soldi: pensavo di fare il parlamentare a vita, non mi ero mai posto il problema del denaro. Sono tornato a fare il redattore al Secolo d’Italia, ma mi sono piombati addosso gli alimenti, il mutuo della casa lasciata alla famiglia, l’affitto della nuova: sono andato fuori con le rate. Il giorno prima, da capogruppo, avevo tre segretarie, due persone di scorta, e il giorno dopo non avevo nemmeno la macchina e non sapevo il mio numero di conto corrente. Mi hanno salvato le figlie, che stavano con me una settimana sì e una no e mi hanno costretto a fare il mammo. Ma l’altra metà del tempo, facevo il discolo. Sesso, alcol e musica classica. Droga no“.
Ho avuto tre relazioni interessanti, fra cui un amore impossibile, purtroppo. Era una donna nota, importante: un amore impossibile. Una era una pianista, l’altra una teologa amica di papa Francesco che mi regalò un rosario da lui benedetto. Sperava nel miracolo, che non ci fu. Però, la teologa, andando giustamente via, mi ha insegnato una cosa bellissima. Mi disse: ricordati, la verità rende liberi. Mi consideravo single, c’era un gran via vai. Soprattutto grazie a Facebook, che è stata una platea stupenda. Attrici, cantanti, presentatrici televisive, magistrate, parlamentari. Ai social, oggi, risponde mia moglie fingendosi me e mandando a quel paese tutte e tutti. Scrivono anche uomini. Insomma, è arrivata Giusi, si è presa il codice del telefonino, mi ha tolto l’alcol e mi ha detto: il circo chiude”.
E l’alcol? Berlusconi faceva cene eleganti, io cene allegre. L’allegria dello sbandato. Con gli amici, le bottiglie volavano a cena, ma quando ero solo, erano un antidepressivo. Solo vino, all’imbrunire. Da quando avevo 16 anni avevo costruito la mia identità sull’attività politica e non sapevo più chi fossi. La sera, tornavo a casa e mi aprivo una bottiglia”.







