mercoledì 11 Marzo 2026

Tg Ambiente, l’edizione di martedì 24 febbraio 2026

Si parla di piano Enel, povertà energetica, fratino

ENEL 2026-2028: 53 MLD INVESTIMENTI, +10 MLD SU PRECEDENTE PIANO

Presentato a Milano il Piano strategico Enel 2026-2028. Cinquantatre miliardi gli investimenti previsti, con un aumento da 10 miliardi sul precedente. Oltre 26 miliardi sono dedicati al business integrato, di cui 20 miliardi nelle rinnovabili per raggiungere 15 GigaWatt di nuova capacità, sia su aree ‘vergini’ che dismesse da precedenti attività. Nel segno dell’evoluzione del settore, oltre 26 miliardi sono destinati alle reti, di cui circa il 55% in Italia, dove è prevista una rapida crescita, e la restante parte tra Iberia e America latina. Il Piano prevede un utile ordinario per azione in crescita al 2028 fino a un valore compreso tra 0,80 e 0,82 euro rispetto ai circa 0,69 attesi nel 2025. In linea con la crescita attesa dell’utile per azione, Enel prevede che anche il dividendo aumenti di circa il 6% in termini di tasso di crescita annuale composto tra il 2025 e il 2028. “Un piano strategico ambizioso e credibile, con una forte accelerazione della crescita grazie all’aumento degli investimenti che porteranno all’ulteriore miglioramento del profilo rischio/rendimento del Gruppo”, ha detto l’amministratore delegato Flavio Cattaneo.

2024 RECORD FAMIGLIE IN POVERTÀ ENERGETICA, QUASI 1 SU 10

La povertà energetica in Italia resta un fenomeno complesso e articolato. Secondo l’Oipe, l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica, nel 2024 erano 2,4 milioni le famiglie che si sono trovate in condizione di povertà energetica, pari al 9,1% del totale. Si tratta del valore più alto della serie storica. Dal punto di vista territoriale, la quota di famiglie in povertà energetica cresce nelle Isole (+0,8%) e nel Nord Ovest (+0,7%), mentre si riduce di quasi 1 punto percentuale nel Sud e rimane invariata nel Centro e nel Nord Est. Il fenomeno si concentra soprattutto nelle periferie e nei piccoli centri. A livello regionale, la percentuale oscilla tra il 5% del Lazio e il 18,1% della Puglia (nel 2023 la percentuale maggiore era della Calabria). La Sardegna registra l’incremento più significativo (+2,8 punti percentuali), mentre la Basilicata evidenzia il calo maggiore (-3,7 punti percentuali).

IL POTENZIALE DI MITIGAZIONE CLIMA DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Negli ultimi cinque anni sono stati pubblicati oltre 130 articoli che documentano il significativo potenziale di mitigazione climatica dell’economia circolare. Sulla base di una media delle stime dei vari studi, l’economia circolare potrebbe portare a una riduzione del 33% delle emissioni di gas serra. Tuttavia, secondo il briefing ‘Valutazione del potenziale di mitigazione climatica dell’economia circolare’ dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, sono necessari ulteriori sforzi per integrare le misure dell’economia circolare negli scenari di cambiamento climatico. I risultati dei singoli settori indicano che le emissioni derivanti dalla gestione dei rifiuti potrebbero essere ridotte in media del 52%; dall’edilizia del 48%; e dall’industria del 26%. Spazi abitativi più piccoli, cambiamenti nelle abitudini alimentari e mobilità condivisa vengono comunemente citati negli esercizi di modellazione come misure individuali con un elevato potenziale di mitigazione.

SOS FRATINO: SALVIAMO PICCOLO TRAMPOLIERE SIMBOLO SPIAGGE

C’è un piccolo abitante delle nostre spiagge che, più di altri indicatori, racconta lo stato di salute delle coste italiane. È il Fratino, un uccello attorno alla cui sopravvivenza ruota il progetto europeo Life Alexandro. L’iniziativa nasce per fermare il rapido declino di una specie simbolo degli ecosistemi dunali e delle spiagge naturali, oggi seriamente minacciata. Un rischio tutt’altro che teorico. Un tempo presenza comune e familiare dei litorali italiani, adesso infatti il Fratino sta scomparendo a un ritmo allarmante: dalle 1.300-2.000 coppie stimate nel 2004 si è scesi a 570-691 coppie nel 2018, fino ad arrivare alle circa 500 coppie del 2023, un trend negativo che riguarda tutta l’Europa. Alla base di questo declino ci sono pressioni antropiche sempre più forti sugli ambienti costieri, al punto che il turismo balneare rappresenta ormai la minaccia più grave in assoluto. A questo si sommano la perdita e la frammentazione degli habitat dunali e delle zone umide costiere.

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