NAIROBI (KENYA) – “Dobbiamo aiutare i nostri studenti ad allargare orizzonti: gli incontri di questi giorni con i coetanei italiani sono fondamentali perché diventino cittadini del mondo”. Stephen Mbugua Ngari, rettore della Catholic University of Eastern Africa (Cuea), parla di confini che è possibile attraversare. Lo fa citando uno per uno i Paesi che stanno contribuendo alla crescita di questo ateneo con idee, risorse e studenti: Kenya, Etiopia, Eritrea, Gibuti, Malawi, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia. Ad ascoltare questo elenco, con le difficoltà, le opportunità e le specificità di ogni situazione, è Gennaro Iasevoli, prorettore alla Ricerca e all’internazionalizzazione della Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. “Grazie”, scandisce il professore durante l’incontro con Ngari, “per aver accolto così i nostri studenti”.
DALLA WINTER SCHOOL A NAIROBI AL MASTER SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE A ROMA
Dalla settimana scorsa, nel campus di Nairobi ci sono 14 studentesse e studenti italiani. Stanno frequentando una “winter school”: non solo lezioni dei professori e scambi con i coetanei africani, ma anche incontri con rappresentanti del mondo imprenditoriale, diplomatico, economico e culturale di un Paese di riferimento nel continente anche sul piano del digitale e delle nuove tecnologie.
Iasevoli è convinto che l’esperienza possa costituire l’inizio di un percorso. “Ci aspettiamo di accogliere a nostra volta loro studenti e loro professori”, spiega. “Abbiamo appena selezionato giovani di questa università e di altri atenei africani, provenienti da Kenya, Etiopia e da Somalia, offrendo borse per un master Lumsa tutto in inglese in ‘Management of Sustainable Development Goals‘, vale a dire ‘Gestione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile’: dopo l’estate, conclusa una prima parte di percorso online, i partecipanti saranno anche fisicamente a Roma“.



IL LUAC, LA SUA MISSION
Sia l’apertura internazionale del master che la winter school sono iniziative del Lumsa University Africa Center (Luac), una nuova realtà che guarda a sud del Mediterraneo, mettendo in discussione stereotipi spesso negativi e promettendo una cittadinanza davvero globale. “La sua missione”, spiega Iasevoli, “è sostenere le relazioni tra l’Europa e l’Africa, in maniera multidisciplinare, con la possibilità di coinvolgere tutta la comunità degli studenti”. Il prorettore spiega: “Partiamo da ciò che è più semplice per noi, cioè le relazioni accademiche ma prevediamo anche altro, come conferma la winter school, programmata per fare entrare i giovani in contatto con realtà di altissimo livello, educativo, istituzionale, economico e sociale”.



L’INCOTRO CON LE STARTUP DI E4IMPACT
Nel giorno dell’incontro tra Ngari e Iasevoli, i 14 studenti italiani hanno incontrato innovatori e imprenditori keniani nella sede di Nairobi della fondazione E4Impact, incubatore di startup nato anche su iniziativa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. I partecipanti alla winter school sono stati poi accolti nel complesso dell’Onu a Nairobi. Un’occasione per ascoltare e interrogare dirigenti di due organizzazioni internazionali: Unido, specializzata nello sviluppo industriale, e Idlo, nata a Roma come la Lumsa, oggi con 42 Stati membri, da sempre focalizzata sulla promozione dello stato di diritto in correlazione con lo sviluppo economico. Un nesso chiave che nei giorni della winter school torna più volte. “Il Luac è nato in un momento importante perché oggi l’Africa è il continente che presenta le maggiori prospettive positive di crescita”, riprende Iasevoli, “non solo dal punto di vista demografico ma anche per lo sviluppo delle risorse ambientali, strutturali ed economiche”. Ci sono poi, con un’età media inferiore ai 20 anni, i giovani: il futuro anche in Kenya, dove l’ingresso di milioni di nuovi aventi diritto al voto potrebbe incidere sugli equilibri politici già alle elezioni del 2027. Quelli italiani, gli studenti della Lumsa, si mettono in posa qualche secondo appoggiati alle grandi lettere che li accolgono sul prato delle Nazioni Unite: “Karibuni“, che in swahili vuol dire “benvenuti”.






