domenica 15 Marzo 2026

Quattro anni di guerra in Ucraina, Zelensky: “Putin non ha vinto”. Costa e Von der Leyen a Kiev

Il presidente: "Faremo tutto il possibile per garantire pace e giustizia". Gli fanno eco i due leader Ue: "La pace alle condizioni dell'Ucraina", "Aggressione ingiusta"

ROMA – “Oggi sono esattamente quattro anni da quando Putin ha iniziato la sua avanzata di tre giorni per conquistare Kiev. E questo la dice lunga sulla nostra resistenza, su come l’Ucraina ha combattuto per tutto questo tempo”. Inizia così il messaggio di Volodymyr Zelensky in occasione del quarto anniversario dell’inizio dell’invasione su larga scala in Ucraina. Un’invasione che, nelle intenzioni di Putin, sarebbe dotuta essere un’operazione lampo.

ZELENSKY: “PUTIN NON HA VINTO, FAREMO TUTTO IL POSSIBILE PER GARANTIRE PACE E GIUSTIZIA”

“Dietro queste parole ci sono milioni di persone, un immenso coraggio, un duro lavoro, la perseveranza e il lungo cammino che l’Ucraina sta percorrendo dal 24 febbraio (2022, ndr)- scrive Zelensky su X-. Ripensando all’inizio dell’invasione e riflettendo sul presente, abbiamo tutto il diritto di dire: abbiamo difeso la nostra indipendenza, non abbiamo perso la nostra statualità; Putin non ha raggiunto i suoi obiettivi. Non ha piegato gli ucraini; non ha vinto questa guerra. Abbiamo preservato l’Ucraina e faremo tutto il possibile per garantire pace e giustizia. Gloria all’Ucraina!”

I LEADER EUROPEI A KIEV

Questa mattina, a Kiev sono arrivati la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa. Con loro, nel corso della giornata, sono attesi altri leader europei.

“A Kiev per la decima volta dall’inizio della guerra- scrive su X la leader tedesca-. Per riaffermare che l’Europa è fermamente al fianco dell’Ucraina, finanziariamente e militarmente, anche durante questo rigido inverno. Per sottolineare il nostro impegno costante nella giusta lotta dell’Ucraina. E per inviare un messaggio chiaro sia al popolo ucraino che all’aggressore: non cederemo finché la pace non sarà ristabilita. Pace alle condizioni dell’Ucraina“.

Le fa eco Costa: “Quattro anni di una guerra di aggressione ingiusta. Quattro anni di incrollabile coraggio ucraino. Quattro anni di incrollabile sostegno europeo. Un obiettivo comune: garantire una pace giusta e duratura in Ucraina. Ecco perché oggi siamo qui a Kiev”.

KALLAS: “IL FUTURO DELL’UCRAINA È ALL’INTERNO DELL’UE”

Su l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea Kaja Kallas scrive: “In segno di solidarietà con il popolo ucraino, issiamo la bandiera ucraina accanto a quella dell’UE presso la sede centrale di @eudiplomacy. Questo è più di un simbolo. Il futuro dell’Ucraina è all’interno dell’UE. Con il nostro sostegno, gli ucraini resistono e restano fermi. La via più rapida per porre fine a questa guerra è esercitare maggiore pressione sulla Russia e sostenere maggiormente l’Ucraina. Che questo sia l’ultimo anniversario della guerra che celebriamo”.

Il presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, aggiunge: “Quattro anni di coraggio incrollabile. Quattro anni in cui gli ucraini hanno resistito a una pressione immensa. Quattro anni di una nazione che si rifiuta di cedere. Quattro anni di sostegno costante da parte dell’Europa. La storia ricorderà il loro coraggio e la solidarietà di coloro che si sono schierati al loro fianco“.

Il coro unanime di messaggi a sostegno della resistenza Ucraina su X prosegue con il messaggio del cancelliere tedesco Merz: “Per quattro anni, ogni giorno e ogni notte sono stati un incubo per gli ucraini. E non solo per loro, ma per tutti noi. Perché la guerra è tornata in Europa. Solo unendo le forze potremo porvi fine. Perché il destino dell’Ucraina è il nostro destino“.

“A quattro anni dalla barbara invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, il nostro messaggio al popolo ucraino è semplice: la Gran Bretagna è con voi. Oggi intensificheremo il sostegno militare, umanitario e alla ricostruzione e sosterremo l’Ucraina per tutto il tempo necessario a raggiungere una pace giusta e duratura. La Russia non vincerà questa guerra”, scrive il premier britannico Keir Starmer.

“Oggi ricorrono quattro anni dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. Siamo al fianco del popolo ucraino nella lotta per la propria libertà e sicurezza, ma anche per la nostra”, scrive il primo ministro della Svezia Ulf Kristersson, annunciando la sua visita a Kiev.

TAJANI: “CONFERMIAMO IL NOSTRO SOSTEGNO ALL’UCRAINA”. SALVINI: “NECESSARIO UNO SFORZO DIPLOMATICO DA PARTE DI TUTTI”

Dall’Italia, il vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani scrive: “Sono passati 4 anni dall’invasione dell’Ucraina: il nostro pensiero va alle migliaia di vittime, alle famiglie spezzate, a un popolo eroico che da quattro anni resiste sotto gli attacchi. Dopo 4 anni il nostro impegno si rinnova e si rafforza: condanniamo con fermezza questa guerra e confermiamo il nostro sostegno all’Ucraina, alla sua indipendenza, alla sua sovranità e al semplice diritto degli ucraini a vivere in pace e libertà. L’Europa vuole e lavora per la pace, chi ha violato la legge internazionale dovrà capirlo: una pace giusta e duratura è l’unica scelta, e noi staremo sempre con il popolo ucraino”.

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini aggiunge: “Quattro anni di guerra, morte e distruzione, ogni giorno che passa è un giorno di troppo. Oggi più che mai è necessario uno sforzo diplomatico da parte di tutti, nessuno escluso, per seguire il percorso tracciato dal Santo Padre e dagli Usa e arrivare finalmente alla pace”.

MACRON: “SIAMO E RIMARREMO AL FIANCO DELL’UCRAINA”

Quattro anni fa, l’Europa si è svegliata con il rumore delle bombe russe che cadevano sull’Ucraina. Quattro anni di guerra di aggressione scelta dalla Russia, in palese violazione del diritto internazionale, della sovranità di un popolo e della vita umana. Quattro anni di città colpite, di scuole e ospedali distrutti, di infrastrutture energetiche metodicamente prese di mira per gettare le famiglie nel freddo e nel terrore. Quattro anni: 15.000 civili ucraini uccisi. Quattro anni di vite distrutte: violenza, stupri, torture, crimini di guerra e terrore. Quattro anni e migliaia di bambini ucraini strappati alla loro terra e alle loro famiglie. Eppure, per quattro anni l’Ucraina ha resistito e resistito”. Inizia così il lungo messaggio, sempre su X, del presidente francese Emmanuel Macron.

“Un giorno i russi comprenderanno l’enormità del crimine commesso in loro nome, la vacuità dei pretesti invocati e gli effetti devastanti a lungo termine sul loro Paese. Sebbene il Cremlino avesse promesso di conquistare l’Ucraina nel giro di pochi giorni, da quando il fronte si è stabilizzato nel novembre 2022 è stato conquistato solo l’1% del territorio ucraino. Il mese scorso, l’Ucraina ha addirittura riconquistato terreno. E a quale prezzo per i russi? Oltre 1,2 milioni di soldati russi sono rimasti feriti o uccisi: il numero più alto di vittime russe in combattimento dalla Seconda guerra mondiale. Di fronte a queste perdite, la Russia sta reclutando individui nel continente africano per inviarli a combattere sul fronte ucraino, spesso senza alcun addestramento preliminare. Questa guerra rappresenta un triplice fallimento per la Russia: militare, economico e strategico. Ha rafforzato la NATO (la stessa espansione che la Russia cercava di impedire), ha galvanizzato gli europei che sperava di indebolire e ha messo a nudo la fragilità di un imperialismo di un’altra epoca”.

Macron ribadisce: “Poiché l’Ucraina rappresenta la prima linea di difesa del nostro continente, la Francia e l’Europa sono risolutamente al suo fianco. Assistenza finanziaria, militare, umanitaria ed energetica: l’Europa ha già mobilitato 170 miliardi di € . Al Consiglio europeo di dicembre, abbiamo concordato un prestito € per fornire all’Ucraina finanziamenti prevedibili nei prossimi due anni. Non c’è giustificazione per mettere in discussione questo impegno. Ora dobbiamo dargli seguito. Continueranno le consegne di equipaggiamenti e munizioni, l’addestramento, il rafforzamento delle difese aeree e delle capacità anti-droni, nonché il supporto per i sistemi già forniti. Affinché l’Ucraina possa resistere e affinché la Russia capisca che il tempo non è dalla sua parte. Continueremo inoltre a prendere di mira l’economia di guerra russa: manterremo la rotta sulle sanzioni e proseguiremo con l’azione contro la flotta ombra. Poiché non può esserci pace senza sicurezza, e poiché la nostra sicurezza viene decisa in Ucraina, continueremo il nostro impegno all’interno della Coalizione dei Volentieri. A Parigi, il 6 gennaio, abbiamo costruito una forte convergenza con gli Stati Uniti sulle future garanzie di sicurezza. Il nuovo incontro di oggi deve consentirci di proseguire il cammino. Faremo inoltre in modo che gli interessi degli europei siano tenuti in debita considerazione nelle discussioni, anche quando, quando arriverà il momento, si tratterà dell’architettura di sicurezza di cui il nostro continente ha bisogno”.

Il presidente conclude: “Alle donne e agli uomini ucraini: pensiamo a voi con profonda emozione. Alle vostre famiglie che hanno sopportato così tanto, ai vostri figli, a tutti coloro che continuano a resistere sotto gli attacchi. A chi crede di poter contare sulla nostra stanchezza: si sbaglia. Siamo e rimarremo al fianco dell’Ucraina“.

IL DISSENSO DI UNGHERIA E SLOVACCHIA

Restano fuori dal coro Ungheria e Slovacchia. Nella giornata di ieri è arrivato il loro ‘no’ al nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Su X i due primi ministri Viktor Orban e Robert Fico continuano a ribadire il loro dissenso.

Orban, a due mesi dalle elezioni in Ungheria, scrive: “La richiesta dell’Ucraina: l’Europa finanzi un esercito di 800.000 uomini sotto il comando ucraino. Questo è pericoloso. L’Europa non deve finanziare un massiccio rafforzamento militare ai suoi confini. Questa strada porta a una corsa agli armamenti, a costi più elevati per le famiglie e a una crescente insicurezza. La priorità dell’Ungheria è moderazione, stabilità e pace. La guerra deve finire, ora”. Nei suoi messaggi precedenti, il premier ha sottolineato: “I cittadini di Bruxelles e Kiev stanno interferendo nelle elezioni ungheresi perché vogliono che il nostro governo patriottico venga cacciato, così da poter imporre i loro piani. Non possono tagliarci fuori dall’energia russa, forzare l’adesione dell’Ucraina all’UE, costringerci a inviare denaro o trascinarci in guerra”.

Duro l’approccio di Fico: “Dall’inizio della guerra, la Slovacchia ha aiutato l’Ucraina- spiega il premier-. Circa 180.000 ucraini si trovano attualmente sul nostro territorio, forniamo assistenza umanitaria e organizziamo incontri governativi congiunti. Stiamo facendo molto di più per l’Ucraina rispetto ad altri Paesi. Il presidente ucraino si rifiuta di comprendere il nostro approccio orientato alla pace e, poiché non sosteniamo la guerra, si sta comportando in modo malevolo nei confronti della Slovacchia. Prima ha bloccato i flussi di gas verso la Slovacchia, causandoci danni per 500 milioni di € all’anno. Ora ha bloccato i flussi di petrolio, causandoci ulteriori perdite e difficoltà logistiche“.

E aggiunge: “Se all’Occidente non importa che il gasdotto Nord Stream sia saltato in aria, la Slovacchia non può accettare le relazioni slovacco-ucraine come un biglietto di sola andata a vantaggio solo dell’Ucraina. La Slovacchia è un Paese orgoglioso e sovrano, e io sono uno slovacco orgoglioso e sovrano. Se le forniture di petrolio alla Slovacchia non riprenderanno lunedì, chiederò alla SEPS, la società per azioni statale, di interrompere le forniture di energia elettrica di emergenza all’Ucraina. Solo nel gennaio 2026, queste forniture di emergenza, necessarie per stabilizzare la rete energetica ucraina, sono state necessarie il doppio rispetto all’intero anno 2025″.

Fico, poi, conclude: “Considerato il comportamento inaccettabile del presidente Zelensky nei confronti della Slovacchia, che ha trattato la Slovacchia come un paese ostile, ritengo assolutamente corretto il mio rifiuto di coinvolgere la Repubblica slovacca nell’ultimo € prestito militare da 90 miliardi di dollari per l’Ucraina”.

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