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Che succede prof, avete paura? L’Accademia scenda in piazza come Socrate

A cosa serve l’Accademia se non apre le porte e non entra nell’inferno?
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ROMA- In un’ intervista alla Dire, del settembre 2019, lo psicoanalista Massimo Recalcati aveva parlato dei femminicidi come degli “ultimi spasmi del patriarcato”. Qualche giorno fa, intervistato da Repubblica, ha sentenziato “La violenza sulle donne è razzismo”, scivolando poi in una serrata polemica che lo ha portato in un post a condannare il femmismo ideologico. Ora al di là dei femminismi e del pensiero che li sorregge, ma come si fa ad equiparare le donne alla questione delle minoranze? La differenza, e il professore lo sa bene, non è minoranza.

Qualche giorno prima invece, in un’altra brillante prova di umanità e cultura, il docente dell’Università di Siena, Giovanni Gozzini, che insegna storia, e a seguito di quanto accaduto è stato sospeso, dedicava a Giorgia Meloni epiteti quali “vacca e scrofa”.

L’Accademia si agita in modo scomposto e sprofonda, e qualcuno prova maldestramente persino a difenderla, mentre sui giornali si racconta tutta un’altra storia. L’ultima è una donna uccisa nel ferrarese, e prima la donna uccisa a Genova che si era pagata il funerale vedendosi spacciata. A Trento un’altra muore, presa a colpi d’accetta dall’ex ai domiciliari perché violento, che aveva il permesso però di andare a coltivare i campi. La macelleria conta dall’inizio dell’anno una donna uccisa ogni 5 giorni. Roberta Siragusa aveva solo 17 anni, Sharon Barni di Bergamo 18, Piera Napoli 32 e sono le più giovani di una macabra processione.

Allora professori cosa vi succede? Perchè non vi mettete carta e penna a lanciare strali contro questi maschi, che uomini non sono, a dipingere la violenza, a farle una bella autopsia con le vostre lezioni magistrali, a tirare le orecchie alla giustizia che non c’è e che lascia alle vittime pene ridicole e sconti di pena per recuperi che magari non avvengono mai. A cosa serve l’Accademia se non apre le porte e non entra nell’inferno?

L’intelligentia nostrana si è troppo spesso fatta salotto e Chiesa, cattiva Chiesa, pontificando sul bello e sul giusto senza sporcarsi le mani e lasciando proprio ai più fragili il compito di capire il male. Tanto loro, gli intellettuali, vivono altrove. Non sono tutti Pasolini. E invece no. Avete il dovere di farlo. Quando un Paese vacilla e le Istituzioni vivono stati febbrili o la cultura scende nelle piazze come faceva Socrate e prende per la giacchetta la gente o serve solo a voi e forse nemmeno. Non dico di essere eroici e bere cicuta, ma almeno di essere scomodi e di non avere paura.

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