VIDEO | Coronavirus, in viaggio da Bologna a Milano tra pochi spettri

Le stazioni di Bologna e Milano deserte. E il treno vuoto. Il viaggio di un pendolare in tempi di coronavirus
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MILANO – Sembra l’alba di una domenica mattina, in una stazione di campagna. E invece è lunedì. Ed è Bologna. Poi sarà Milano, rallentamenti a Lodi permettendo. Perchè in queste ore di coronavirus tutti si concentrano sulla paura dell’epidemia, ma i pochi pendolari che resistono continuano dal 6 febbraio a pagare il prezzo di due ore in più (una all’andata e l’altra al ritorno) del tragico incidente di Lodi.

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Alle 8,40 in stazione centrale del capoluogo felsineo si contano poche decine di persone. Una con mascherina nella “manica lunga” che porta nei sotterranei dell’alta velocità. L’altra è di un operatore a bordo treno. La terza è a Milano centrale, e la indossa una giovane operatrice di Trenitalia che assiste i viaggiatori che hanno problemi last minute. Come dire, la quasi totalità di chi prende un treno da e per il sud Italia in queste settimane.

Da Bologna ci sono due frecciarossa utili per i pendolari del mattino. Quello delle 8,28, che parte con 40 minuti di ritardo; quello delle 8,38 che ha già un’oretta e mezza per problemi in Toscana e chissà mai se arriverà.

Si parte con Francesca, psicologa all’ospedale di Vimercate. Andrea, che lavora a Fineco, e un altro uomo che è responsabile di punto vendita Apple a Orio al Serio, l’aeroporto di Bergamo. Lui è il più ciarliero, prima di chiudersi in una “conference call” con l’ufficio “perchè dobbiamo applicare l’ordinanza del governo”.

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“Ieri ero a Bologna con mia moglie, ma ho visto i dati di vendita. Non c’era nessuno, credo che nel fine settimana si vada verso la chiusura”. Fa il pendolare da tre anni e spera tra poco sia finita. Francesca la prende con filosofia: “Sono salita perchè avevamo un convegno importante a metà settimana”. Usa già l’imperfetto, anche se non glielo hanno ancora annullato. Avrai molti pazienti in questi giorni con la paura che c’è in giro… “Ma non credo dai” se la ride.

Andrea invece, molisano di origine, il più giovane del gruppo, è fidanzato a Bologna. “Se mi daranno il telelavoro? Per ora solo a quelli del Lodigiano, chissà…”. E’ preoccupato perchè ora la banca viaggia da sola, non è più del gruppo Unicredit, “e qualche cliente si è lamentato di certe spese in conto”. Si chiedono se e quando finirà, ascoltano i racconti della stampa, specie televisiva, che cerca anche stavolta di fronteggiare lo strapotere del web con buona informazione -a volte troppa- e poi si chiudono a guardare il telefono.

Passa un’operatrice di Trenitalia e offre acqua e biscotti, ma dei dispenser di amuchina a bordo promessi ieri in un comunicato della compagnia nessuna traccia. Il treno arriva lesto a Piacenza, supera Lodi e si mette a 140 all’ora. Alle 10,40 è a Milano centrale, davvero spettrale per essere lunedì mattina. Sguardi bassi e sciarpe alte. “Ciao a tutti, in bocca al lupo”. A Milano, nel piazzale della stazione, una tassista spiega che “ci sono molti meno clienti”. Poi scatta il verde e saluta, perchè il cliente “ha fretta”.

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24 Febbraio 2020
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